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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Massa e Carrara - Lucca - Pisa - Livorno
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 272
l'Ii
l'arie Terza — Italia Centrale
Queste lotte intestine addussero, nel 1314, l'occupazione violenta di Lucca da parte di Uguccione della Faggiuola, già signore .di Pisa, il quale non vi signoreggiò che due anni, dacché i Lucchesi ben tosto presero a sdegno la sua tirannide e cacciatolo diedero, nel 1316, il supremo potere, con grado di capitano e per sei mesi, a Castruccio Castracani degli Antelminelli, cittadino lucchese di grande nomea e ghibellino. Castruccio seppe sì ben destreggiarsi che, trascorsi i sei mesi, fu confermato al potere per un anno, indi per dieci e poscia a vita con trasmissione al figliuol suo.
Anima della parte ghibellina e terror della guelfa Toscana, Castruccio spinse Lucca all'apice della potenza e della gloria; sconfisse a più riprese i nemici, gli annichilì nella battaglia d'Altopascio (23 settembre 1325), uccidendone un gran numero e facendone ben 13,000 prigionieri, e portò le sue anni vittoriose fin sotto le mura di Firenze. Oltre a ciò tenne per qualche tempo Genova in apprensione ed ampliò il territorio della Repubblica lucchese a cui lasciò un libero reggimento. Fu quindi nominato, da Lodovico il Eavaro, vicario dell'Impero, duca di Lucca, di Pistoja, di Volterra e di Lurii, indi conte del Sacro Palazzo Lateranense, senatore di Roma e vicario imperiale a Pisa.
Morto, nel 1328, Castruccio, Lucca cadde in balìa dei più potenti. Non volendo riconoscere erede il figliuolo di lui, Lodovico il lituani mandò ad occuparla le proprie truppe, le quali, per mancanza dì soldo, si ribellarono e la venderono per 60,000 fiorini ad un Gherardo Spinola, ricco genovese. Ciò increbbe ai Fiorentini, i quali diedero di piglio alle armi per (strappargliela. Coll'assenso dello Spinola i Lucchesi invocarono l'aiuto armato di Giovanni re di Boemia, il quale respinse bensì i Fiorentini, ma tenne Lucca per sè senza rimborsare lo Spinola e, in capo a due anni, la diede, nel 1333, per 35,000 fiorini ai Rossi di Panna, che la cederono alla lor volta, dopo altri due anni, a Mastino della Scala. Il quale la governò sino al 1341, nel qual anno la vendè per 100,000 fiorini ai Fiorentini. I Pisani ingelosirono dell'acquisto e costrinsero colle armi i Fiorentini a cederla loro. Aspro oltre ogni dire fu il governo di Pisa, sì che i Lucchesi invocarono l'aiuto di Carlo IV, il quale la liberò inviandovi un proprio vicario a governarla.
Lucca non si rivendicò a libertà che nel 1370; ma le gare cittadinesche la ricondussero sotto il dominio d'un suo proprio cittadino, il ricco e potente mercante Paolo Guinigi, che la governò per trent'anni con potere assoluto, ma giusto e temperato, un quid simile del governo mediceo in Firenze (1). Senonchè, per le trame dei Fiorentini e di Francesco Sforza, al soldo di Filippo Maria Visconti, il Guinigi fu fatto prigione da un nucleo di nobili desiderosi di libertà e consegnato al duca di Milano, il quale lo fece rinchiudere, in un coi figli, nel castello di Pavia, ove morì in capo a due anni, nel 1432, nonostante che avesse ricevuto, nel 1413, dall'imperatore Sigismondo il titolo di vicario imperiale. Ei lasciò in Lucca un monumento insigne nel suddescritto palazzo Borghi, ora Ricovero di mendicità.
Lucca tornò a reggersi a popolo ; ma, sempre in lotta con Firenze, vedendosi, verso la metà del secolo XV, ridotta a mal partito, chiese aiuto a Genova, la quale le inviò in aiuto il condottiere Nicolò Piccinino, che le assicurò l'indipendenza.
Sui primordi del secolo XVI, mentre Spagnuoli, Tedeschi, Francesi occupavano gran parte del rimanente d'Italia, Lucca serbava ancora la sua libertà non scevra però dai tumulti e dalle ribellioni della plebe, come quella così detta degli Straccioni, nel 1521, narrata in latino dal Beverini e tradotta stupendamente in italiano, ai dì nostri, da Pietro Giordani.
Anche Pietro Fatinelli congiurò, nel 1542, per recarsi in mano, a somiglianza del Guinigi, la signoria della sua patria; e il patrizio e mercante lucchese Francesco Bur-lamacchi tentò far risorgere le antiche repubbliche della Toscana, dell'Umbria e della
(lj Vedi il libro di Salvatore Benzi, Paolo Guinigi e le sue ricchezze.