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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Massa e Carrara - Lucca - Pisa - Livorno
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 272

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a cura di Federico Adamoli

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   Lucca
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   in dubbio lo stabilimento di una colonia romana a Lucca (Madvik, De Colon., p. 287; Zumpt., De. Colon., p. 349).
   Quella di Lucca divenne, in un con le altre colonie latine, una città municipale in virtù della Lex Julia (49 av. C.), e quindi è qualificata da Cicerone municipium Lucense (Cic., ad Fani., xm, 13). Pare fosse a quel tempo una città ragguardevole, daccbè noi la troviamo scelta reiteratamente da Cesare, durante la sua amministrazione della Gallia, qual città frontiera della sua provincia, in cui riparò per consultare i suoi amici od i capi dei partiti politici in Roma (Svet., Caes., 21 ; Pus., Caes., 21 ; Crass., 14; Pomp., 51 ; Ciò., ad Fam. 19, § 9). In una di siffatte occasioni (nel 56 av. C.) vuoisi fossero congregati in Lucca più di 200 senatori, compresi Pompeo e Crasso del pari clie lo stesso Cesare (Plut., loc. cit.; Appiano, B. C., il, 17).
   Lucca pare ricevesse una seconda colonia prima del tempo di Plinio, probabilmente sotto Augusto (Plin.. ih, 5, § 8; Zumpt., De Colon., p. 319). Poco sappiamo di essa sotto l'Impero romano, ma pare continuasse ad essere una città provinciale di qualche considerazione: era il punto ove la l'io. Clodia, proveniente da Roma per Arezzo, Firenze e Pistoja, incontravasi con altre strade da Parma e da Pisa (Plin., loc. cit.; Itin. Anton., pp. 283, 284, 289; Tab. l'eut.).
   Durante le guerre gotiche di Narsete, Lucca figura quale città importante e quale fortezza (Agath., B. C., 1, 15); ma solo dopo la caduta della monarchia longobarda essa raggiunse quel grado di prosperità e d'importanza in cui la troviamo durante il medioevo.
   2. Lucca sotto gli Imperatori. — Quando Carlo Magno, nella sua prima venuta in Italia, si dichiarò erede del regno longobardo, sin dai primi anni del suo nuovo governo, conservò per Lucca e per Pisa il duca longobardo Allone, il quale governò, a nome di Carlo Magno, Lucca, Pisa e le Maremme Toscane. A lui deve Lucca, fra le altre cose, uno dei suoi più antichi e rinomati monasteri, quello dì Santa Giustina, assegnato poi dall'imperatore Lotario I in benefìzio alla moglie Ermcngarda ed alla figlia Gisla.
   Al duca Allone succederono Wicheramo, Bonifazio I, Bonifazio II, il conte Agano o Aganone, Adalberto I, figlio di Bonifazio IL La lacuna fra l'85C e l'S63 fu colmata da altro conte di Lucca, di nome Ildebrando, stipite della potente famìglia maremmana dei conti Ildebrandeschi. Noi troviamo infatti conte di Lucca il detto Ildebrando nel giugno dell'857, nel dicembre dell'858 e nell'862 e nell'SCS.
   Ai marchesi Adalberto I e II tenne dietro in Toscana ed in Lucca il duca Bosone, dal 932 al 936, e a lui succederono il marchese Ugo e, verso il 1003, il marchese Bonifazio longobardo, marito della contessa Beatrice e padre della famosa contessa Matilde.
   Un avvenimento importante per Lucca fu, nel 1061, l'esaltazione alla Santa Sede del suo vescovo col nome di Alessandro II, il quale ebbe più volte occasione di passare ed anche di trattenersi nella sua antica sede episcopale e, nel 1070, consecrò il duomo rinnovato di San Martino, corteggiato dalle due governatrici della Toscana : Beatrice e Matilde.
   3. Lucca repubblica sino alla cacciata del Guinìgi Alla morte di Matilde, Lucca si costituì a poco a poco in repubblica indipendente eleggendo cinque consoli. Verso il 1160 ricomprò da Guelfo, marchese di Toscana, ogni suo diritto sulla città e relativo territorio ed elesse un Consiglio composto di 500 senatori, con altri magistrati popolari. Dal principio del mille ebbe, per oltre tre secoli, aspra guerra con Pisa e taltìata con prospero successo e dando prova di forza, prudenza, accortezza, si che, nel 1303, fu scelta dalla vicina Firenze quale intennediaria di pace.
   Nel secolo XIV scatenaronsi anche in Lucca le civili discordie. Nel 1308 la plebe insorse contro i Grandi, privandoli delle magistrature e molti cacciandone in bando; essi ripararono a Venezia, ove, insieme ai loro tesori, trasportarono anche l'arte lucrosissima ed unica allora della seta.
   91 — I.li l'atrio, voi. Ili, parte 2»