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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Comuni del Circondario di Macerata
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dell'Apennino,in angusta vallata; gli alti monti che formano la gola nella quale giace il paese, non sono molto discosti, da ciò il nome dato al luogo e alla borgata. Altra volta la fortezza naturale del sito era accresciuta dall'arte, avendolo prima i Goti, quindi i Varano solidamente fortificato e si vedono tuttora gli avanzi di grosse mura, di torri e le porte del vecchio castello.
L'attuale borgata ha numerosi fabbricati, mediocri. Questo luogo era il confine ultimo del regno napoleonico d'Italia. Il territorio, montuoso, produce pascoli,, cereali, legna da ardere e carbone in abbondanza.
Coli, elett. e Dioc. Camerino — P2 locale, T. e Str. feri', a Castel Raimondo.
Mandamento di VISSO (comprende il solo Comune di Visso).
Yisso (6777 ab.). — Cenni storici. L'antica e fedele Visso (antiquum et fidele fissimi) che nasconde, al pari di molte altre città d'Italia, le sue origini fra le tenebre delle favolose leggende, ne fanno taluni fondatore Curio Dentato, dopo soggiogati i Sabini (461- a. C.); altri ne ritraggono i primordi fino a nove secoli prima di Roma. Il Lilii, trattando a lungo di Visso nella sua Ristorici di Camerino, non dubitava affermare che fosse Visso l'antico Vico Elacense e Vicani i suoi abitanti, onorati ben due volte della cittadinanza romana. Nel Discorso dell' Umbria il Iacobilli discorre di un tal Vipseo console da Visso e vuoisi da un'antichissima e costante tradizione che ne restaurasse la terra, riconsacrandone gli augurii e i rudimenti della religione; e che da lui perciò l'antico Vico Elacense si denominasse Vipso prima, poi Visso e Vissani i suoi cittadini
Ci manca di Visso ogni altra memoria dell'evo romano. Ma convertita alla fede l'anno di C. 250, e nel 1100 scesa dal colle sulla pianura e cinta di mura tutta all'intorno con 44 torri e 10 porte, la bellicosa Visso è ricca a dovizia di ricordi dell'evo medio e del rinascimento. Formava essa insieme a Norcia, Triponzo e Paterno il Castaldo di Ponte o Fontano e crescendo sempre di potenza e sempre guadagnando d'amore e gloria, la veggiamo misurarsi or coi vicini di Montefortino (1189-1200), or del castello di Apennino e bruciarne le mura e le case (1276). Alternava d'allora il suo governo libero ed autonomo colla soggezione ai papi, ovvero ai Varano di Camerino o al ducato di Spoleto; or coi Guelfi, or coi Ghibellini, come portava lo spirito cavalleresco di quei tempi o del tornaconto.
Dopo un lungo assedio del Piccinino, all'apparir delle reali bandiere, i Vissani, alleati del conte Sforza di Milano, posavano l'arnii per arrendersi a discrezione del re Alfonso V d'Aragona. Fu consiglio? Fu astuzia? Le libertà frattanto di Visso non perivano. Anzi Eugenio IV (1443), per attirarsi viemeglio l'affezione dei Vissani, volle decorarne lo stemma, da un castello con tre ponti in sù la Nera, coll'emblenia delle Somme Chiavi e col motto: Antiquum et fidele Vissum.
Pur con orgoglio i Vissani ricorderanno sempre il 20 luglio 1522 e il Pianperduto. Colassù, poco lungi dal Castelluccio, seicento soldati di Visso sbaragliavano seimila guerrieri Norcini. Eglino, i Vissani, decretavano in questo secolo la revisione e la riforma dei loro statuti al grido fastoso: ut Vissani vivant sub propria eorum l&je.
Leone XII, nel 1828, innalzava Visso al grado di città.
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Trovasi l'abitato a metri 607 sul mare e a 28 chilometri a sud di Camerino, nel mezzo di ampia valle o bacino formato dai rami superiori del fiume Nera, che nascono sul versante occidentale dei monti Sibillini pei poi unirsi nelle vicinanze di Visso. Molto pittoresca a percorrersi è la gola che la Nera si è scavata attraverso FApen-nìuo per una lunghezza di oltre 4 chilometri, onde avere sfogo verso il Mediterraneo: essa è pure percorsa dalla bella strada di Valnerina,