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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni    297
   per venti anni dal pagar le solite imposte camerali, per qualunque titolo. Queste esenzioni non ebbero poi effetto, onde Montecchio ricorse, nel 1449, a Nicolò V e, nel 1455, a Calisto IH. Tornato in auge il conte Sforza, Montecchio lo riconobbe nuovamente per signore; ma per breve tempo, essendo lo Sforza stato vinto dalle milizie regie, alle quali eransi uniti i Malatesta da Rimini. Nel 1471 Sisto IV confermò con diploma tutti i privilegi a Montecchio, concedendogli la terza parte di quanto dovevano pagar alla Camera, a line di l'istaurare le mura della città; e con Breve del 1476 loro permise anche di riformare lo statuto comunale. Altre esenzioni ottennero i Montecchiesi nel 1512, in seguito ai danni patiti pel passaggio, nelle loro terre, degli Spagnuoli, i quali, non solo recarono guasti non lievi a quelle terre, ma dopo di essersi radunati in numero di cinquemila in Montecchio, derubarono e spogliarono iniquamente gli abitanti. Nel 1517 Lorenzo de' Medici, creato da Leone X duca d'Urbino, fece un concordato con gli ambasciatori di Montecchio e coi capitani spagnuoli, francesi e tedeschi, a seconda del quale la terra non sarebbe stata danneggiata dalle soldatesche e n'ebbe in cambio una somma di 550 ducati e la somministrazione di due pezze di velluto nero.
   Giulio III assegnò al cardinale Federico Cesi il governo perpetuo di Montecchio, per cui, ai 29 marzo del 1550, il Comune stabilì alcuni capitoli di concordia col cardinal-governatore. Sisto V, il grande pontefice marchigiano, memore di essere stato trattato con ogni distinzione, quando era cardinale, dal Comune di Montecchio, voleva erigerne la collegiata in cattedrale; ma la morte gl'inipedì di porre ad effetto quanto aveva divisato. Nella guerra tra Urbano Vili e il duca di Parma, i Montecchiesi somministrarono al papa più centinaia d'uomini e otto capitani.
   Pio VI, nel 1790, reintegrò il Comune del suo primiero e antico nome di Treja, abolendo quello di Montecchio, e restituì il grado di città con tutti gli onori e privilegi relativi. Pio VII, annuendo ai desiderii della popolazione, elevò, nel 1815, a cattedrale La chiesa collegiata, dichiarando amministratore di Treja il vescovo di Camerino, prò
   tempore, ed il Comune, grato, decretò di elevare un monumento in onore del pontefice.
   *
   Treja sorge a 342 m. sul mare e a 18 chilometri a ponente di Macerata, su di un lungo e ameno colle, dal quale godesi un'estesa e magnifica veduta sulle colline e sulla pianura sottostante. In una piazza ergesi, nel centro, una graziosa loggia a guisa di tempietto, sostenuta da colonne di travertino, in cui fu collocato il busto, di bronzo, che i ricoscenti cittadini innalzarono a Pio VI nel 1785, quando, per sua munificenza, furono innalzate le due grandi case : l'una di correzione per rinchiudervi gli oziosi e i vagabondi; l'altra a ricovero dei poveri privi di lavoro. Il busto fu modellato dallo scultore romano Tommaso Righi e lo fuse in bronzo il Calamanti di Treja.
   La Cattedrale, di costruzione moderna, con disegni del Vici, dedicata alla SS. Annunziata, è maestosa all'esterno, ma troppo carica di ornati nell'interno. Presso la Cattedrale sorge l'Episcopio, bell'edilizio; nè mancano altre chiese e conventi religiosi, alcuiii dei quali d'antica fondazione.
   La beneficenza conta in Treja: l'Ospedale civico, il Monte di pietà ed altri fru-mentari, l'Orfanotrofio, l'Ospizio per gli esposti, ecc.
   Sin dalXV secolo Treja ebbe un'Accademia letteraria,fondata dal benemerito cittadino Vignati, vescovo di Sinigaglia; e ne fecero menzione il Mazzucchelli, il Crescimbeni, il Quadrio. Nel 1778, sotto gli auspicii di Pio VI, l'Accademia, che dicevasi dei Sollevati, fu cambiata in Società georgica, unica allora nello Stato pontificio e da cui derivarono effemeridi metereologiche, un giornale agrario, il miglioramento dell'agricoltura e l'introduzione di utili arti e mestieri.
   Nell'area dove sorgeva l'antica Treja e precisamente nel luogo detto, da alcuni avanzi di edilizi, Mura Saracene, si fecero molti e proficui scavi e si scoprirono marini,
   167 — L« Patri», voi. III.