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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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l'arie Terza — Italia Centrale
Montecchio per ottenerne l'ubbidienza; ma i Monteccbiesi urbanamente risposero con negativa, onde il re, sdegnato, ordinò l'assedio della terra, il quale, dopo non breve tempo, fu dovuto levare dallo stesso Enzo, stante l'intrepida difesa di quei cittadini.
Il cardinale Fieschi, poi Innocenzo IV, rettore della Marca, con diploma del 7 novembre, volle premiare il valore dei Monteccbiesi, confermando loro tutti gli acquisti che avevano fatto di ville e di castelli e rilasciò ogni dazio e imposta. Sotto Alessandro IV il rettore della Marca, Annibaldo di Trasmonda, stimò bene di stabilire la sua residenza in Montecchio, temendo 1 insurrezione di altri luoghi della Marca stessa. Lo stesso Alessandro IV, sicuro della fedeltà dei Monteccbiesi, scrisse loro una lettera pregandoli di prestargli aiuto e assistenza nel proseguire l'impresa contro Manfredi, figlio di Federico II. Manfredi intanto aveva mandato nella Marca il suo vicario generale Percivalle d'Oria; ma questi indarno tentò di corrompere e di trarre dalla sua parte ì Montecchiesi, che rimasero fedeli al papa. Corrado di Antiochia, succeduto a Perei valle nel comando dei Ghibellini, mosse contro Montecchio per espugnarlo; ma quegli abitanti, preparati alla difesa e alla lotta, non solo sostennero l'urto dei nemici, ma, mediante imboscata, fecero prigione lo stesso Corrado coi suoi più intimi. Manfredi sdegnato spedi un nuovo esercito ai danni di Montecchio ed al riscatto di Corrado, sotto il comando di Gualfano Lancia, clic giunto a Montecchio lo cinse d'assedio, saccheggiandone il contado, non risparmiando nò chiese, nò edifizi, nò persone. Ma la città fu risparmiata per la costanza e prodezza dei cittadini, che resisterono a tale, da indurre Gualfano à togliere l'assedio. Nel 1201, per corruzione dei guardiani, Corrado potè fuggire dal carcere e i Monteccbiesi, pensando clic ciò fosse avvenuto per tradimento del podestà Paglione, corsero al suo palazzo per ucciderlo. Però al podestà riuscì di sottrarsi a tempo al loro furore e di recarsi da Urbano IV che tro-vavasi allora in Orvieto, e il papa, fatto esaminare il tutto dal vescovo Roberti, dichiarò il Maglione innocente.
Al tempo di Innocenzo VI, il \ isconti di Milano fece lega con molti Comuni della Marca e pure con Montecchio, allo scopo di spegnere all'atto la parte guelfa; e giunto il legato pontificio, cardinale Albornoz, e restaurate le cose della Chiesa, usò clemenza coi Monteccbiesi e volle che nella loro rocca non si tenessero di guardia più di 30 soldati col castellano. I,'Albornoz enumerò quindi Montecchio tra le cittadella Marca, con 0situo, Cingoli. Matelica, Tolentino e Ripatransone. 11 cardinale si giovò inoltre di Montecchio per combattere Castel Durante, nel contado di Urbino, imponendo alla terra una tassa di 1-2 ducati pel mantenimento di quattordici soldati. Inoltre il vigilante cardinale ordinò ai Mmiteceliiesi che. passando pel loro territorio Calcetto Malatesta coi suoi venturieri, per andare nel reame di Napoli ai danni della regina Giovanna, non gli somministrassero vettovaglie o danari.
Nel 136S Munteci Ilio ottenne, contro le pretensioni della Curia generale, di continuare. per privilegio, la giudicatura dei delitti e mnlelìzi. In seguito il Connine si diè ai potenti Varano da Camerino, verso la fine del XIV secolo e forse sotto il pontificato di Urbano \ I, secondo dimostrò il Ciihicci. Ma nel 13S9 già erano tornati alla ubbidienza del pontefice, che assolse i Monteccliie.si dal delitto di ribellione. Nel 1116, il Concilio ili Costanza, nel confermare ai Varano vari! feudi che possedevano,1 l'i comprese pure Montecchio.
Nel 1133 Montecchio si .sottomise, con altri luoghi della Marca, al conte Francesco Sforza, il quale, con diploma dell'I 1 luglio 1137, diè la terra in governo a suo fratello Leone e i cittadini gli spedirono ambasciatori per esprimere la loro contentezza; e Leone si portò in Montecchio e fece dipingere le sue armi nella piazza e sulle pubbliche porte. Ma in breve la città dovette cedere alle armi di Alfonso di Aragona, inviato dal papa a ricuperare le provincia marchigiane; e Eugenio IV, lieto del modo pon cui si comporta ratio i Montecchiesi, confermò loro gli antichi privilegi, esentandoli