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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni    293
   Belforte del Ch'enti (1829 ab.). — Cenni storici. Belforte volle contestare, nel XIII secolo, la potenza alla quale era giunta Tolentino, mettendosi, con spontanea dedizione, sotto la sua giorisdizione, facendo lega con quel Connine nel 1250. Altre convenzioni si fecero tra Belforte e Tolentino nel 1255, cioè che tutti gli uomini di Belforte dovessero avere, insieme ai Tolentinati, un podestà, il quale fosse tenuto di dar loro ogni anno un giudice o vicario, col mutuo aggradimento; che le terre e fondi di Belforte fossero, per l'avvenire, compresi nel territorio di Tolentino e varie altre. Queste convenzioni furono stabilite dai sindaci dei due luoghi e si ratificarono dai primarii di Belforte, ì cui abitanti si dichiararono castellani di Tolentino, con libertà di abitarvi. Solando, rettore della Marca per Alessandro IV, ai 5 dicembre del 1255, confermò il tutto. Nel marzo dell'anno seguente i Belfortesi consegnarono al podestà di Tolentino le chiavi delle porte e il possesso del luogo. Ai 20 di maggio del 1260 Eurico Ven-tiiniglia, vicario generale della Marca di Manfredi re di Sicilia, con regia autorità cedette a Tolentino il castello di Belforte e il re ne confermò la cessione. Francesco Sforza, divenuto signore della Marca nel 1435, gravò il castello con varie esazioni, ma nel 1442 Nicolò Piccinino gli ritolse la terra, dopo un assedio di venti giorni, mediante patti.
   Il paese è posto in colle, a 347 metri sulla sinistra del Olienti, ed ha buoni fabbricati cinti da mura, con due grossi borghi ed il suo aspetto corrisponde al nome, sovrastando alla via Romana e scorrendogli ai piedi il fiume Olienti. Bue porte apronsi nelle mura: quella a levante detta Marchigiana, l'altra a ponente Romana. La principale chiesa è sacra a Sant'Eustachio e vi si conserva una bella tavola di Giovanni Boccati da Camerino, rappresentante la Madonna detta delle Tempeste (1468). Presso il castello si congiunge al Olienti il torrente Piastrone, sopra il quale liavvi un bel ponte ad un solo arco.
   Il territorio e poco adatto alla coltivazione e quindi abbonda, più che d'altro, di pascoli e querci. Nelle vicine montagne trovatisi cave di gesso e di lastre per pavimenti.
   Coli, elett. e Dioc. Camerino — Pa locale, T. e Str. ferr. a Tolentino.
   Ca!daroia (3006 ab.). — Trasse il nome dalle sue terme di Monte Carufo, tenute in grande pregio e a lungo conservate nei passati tempi con opportuni l'istauri; ma tuttavia, nel XVI secolo, quelle salutari sorgenti si perderono. Caldarola, in antico Cal-dariola o Calderiola, appartenne lungo tempo agli abbati di San Clemente de insula Piscariae, per concessione di imperatori e di papi; poi fu contrastata da diversi pretendenti e, nel 1240, venne da Gregorio IX assoggettata a Camerino, cui la tolsero i Sanseverinati che l'incendiarono. Quindi oppose valida resistenza ai Varano e dei fatti d'armi allora occorsi conservasi memoria nel luogo detto Pian dell' Assalto. Alessandro VI la diè a suo figlio Valentino e sotto Paolo III passò in potere dello Stato della Chiesa.
   Trovasi in collina, sulla destra del Olienti e a 337 metri sul mare ; l'abitato è vasto, conta buoni edilizi ed è fornito di eccellente acqua potabile condotta a mezzo di tubi di ghisa. Bella è la piazza, nella quale corrispondono due chiese, una con superba torre del celebre architetto Compagnoni Eloriani. La chiesa della Madonna del Monte fu costruita nel 1770, con disegno dell'Augustoni e vi si venera la Vercjine, dipinta in tavola da Lorenzo Sanseverinate, per ordine del beato Francesco. Ma il più importante edilizio è il palazzo Ballotta ora del Municipio, situato nella piazza, su maestoso porticato, già ricco di oggetti d'arte. Esiste pure in Caldarola una fiorente Cassa di risparmio, la quale ha un movimento annuo di oltre 3 milioni.
   Il territorio è di molta feracità e vi si coltivano cereali, viti, ulivi, abbondandovi anche le querci, che costituiscono un importante prodotto. (ìli abitanti sono molto industriosi e le concie di pelli e di suole sono annoverate tra le migliori d'Italia,