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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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l'arie Terza — Italia Centrale
Perei Valle occupò Fermo e Tolentino, che furono poste a contribuzione insieme ad altri luoghi. Continuando Tolentino nella protezione di Manfredi, nel 12C2, il vicario imperiale Corrado di Antiochia sgravò i cittadini di ogni dazio. Ma cambiarono in breve le cose, ed avendo Francesco Accoramboni e Tommaso di Giacomo trattato di occupare Tolentino per assoggettarlo alla servitù di Bernardo Accoramboni di Varano, gli furono confiscati i beni per venderli a favore del Comune, il clic venne approvato da Urbano IV con Bolla del 27 luglio 1265. Nel 1269 i Tolentinati confermarono l'antica società coi Comuni di San Severino e di Matelica ed unironsi a questi per fare scorrerie e rappresaglie nei terntorii presso il fiume Chienti, a Caldarola, Urbisaglia e Monteniilone; onde, nel 1272, furono condannati dal giudice generale della Marca a sborsare 1000 libbre, oltre ad altre pene.
Nel 1287 risoluti i C'amerinesi di assaltare Noccra, per riuscire nell'impresa assoldarono le genti di Tolentino Macerata, Belforte e altri luoghi, e tutti insieme riniti assaltarono e depredarono Nocera, per cui i Tolentinati, nel 1288, furono condannati a pagare alcune gravi pene. Nel 1295 Tolentino assalì San Ginesio con fanti e cavalli e patirono per ciò altre pene.
Quindi, sino alla metà del XIV secolo, poca importanza offre la storia della città, la quale ora strinse amicizia, ora recò danni e molestie a città e castelli vicini. Nel 1353 Tolentino si trovò unita ad altre città marchigiane, nella vasta lega promossa dal Visconti, signore ed arcivescovo di Milano ghibellino, che agognava al dominio d'Italia. All'arrivo del cardinale Albornoz, legato di Innocenzo VI pei la ricupera dei domimi della Chiesa, anche Tolentino, sull'esempio di San Severino, Cingoli e Camerino, si offri al suo servizio, e ai 12 maggio del 1355 ottenne l'assoluzione da ogni ostilità commessa. La città stessa fu dall'Albornoz enumerata fra le città mediocri della Marca, con Cingoli ed Osimo.
Perla ribellione della Marca, Gregorio XI fece generale, contro la Lega, Rodolfo Varano, che si portò a Tolentino nel 1377, per animare la difesa di Macerata; ma, nel 1378, sotto Tolentino, fu vinto dal fonte Lucido capo dei collegati. Mantenendosi la città fedele alla Chiesa, ubbidiva chi presiedeva alla Marca e mostrò benevolenza a Rodolfo, che ivi fissò qualche volta la sua residenza. Sino al 1380, ad onta dei turbolenti tempi e del grande scisma, Tolentino fu sempre fedele alla Chiesa; però alla fine di detto anno cominciò ad insorgere contro Gentile Varano, invocando l'aiuto dei Permani» i quali, interpostisi per la [tace, ottennero di mantenere il Comune nelle precedenti convenzioni. In seguito, per le fazioni e le lotte civili, divisa la .Marca, Tolentino, con fino accorgimento si schermì, ora assoggettandosi a dare uomini per la guerra, ora pagando somme ed ora prestandosi al rettore per la sua residenza, per quella della Corte e per quant'altro abbisognava. Nel 1433 Francesco Sforza scrisse da Jesi al Comune di Tolentino, ch'era venuto nella Marca per comando del Concilio di Basilea, per togliere la provincia dal comando di Eugenio IV; ed i Tolentinati, lire-standogli fede, seguirono la stia parte e perchè Berardo Varano volle resistere al partito sforzesco, fu ucciso ai 12 luglio del 1131, Il fatto d'armi seguì per consiglio di Foschino Attendalo dei conti di Co tignola, luogotenente generale dello Sforza. Allora Eugenio IV, con suo Breve, liberò definitivamente Tolentino da ogni governo dei Varani e lo rese immediatamente soggetto alla Santa Sede. Nel 11-3S i Tolentinati, per unirsi coi Camerinesi, si ribellarono agli Sforzeschi: ina per loro disgrazia, dopo di aver più giorni contrastato coi nemici, furono nell'ottobre espugnati dalle milizie dello Sforza e doverono tornare alla sua ubbidienza. Allora lo Sforza fece erigere mia fortezza in Tolentino, verso la porta del Chienti e ad ingegnere fu scelto il peritissimo Giovanni Sodo anconitano, che pose mano ai lavori Immantinente. Brunoro di San Vitale da Parma, capitano, fu nominato a risiedere in Tolentino ed a presiedere alla erezione della rocca e, sotto multa, fu da lui ordinato alle terre della Marca dì contribuirvi