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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni    289
   altre porte denominate Portone e Portarella, venendo la prima detta anticamente Porta vecchia e Porta spinta. Tre sono i quartieri in cui l'abitato suddividesi, detti Castello, ch'è la punta più elevata e più nobile, San Giovanni e Santa Croce. Il palazzo Prio-rale, presso ìa portarella, aveva annessa la torre per la campana pubblica, al suono della quale adunavasi il Consiglio. L'edilizio fu venduto all'Ospedale degli infermi ed allora, nel 1793, cominciò a edificarsi il nuovo palazzo Municipale, con elegante torre, su disegni di Pietro Maggi. La chiesa principale è sotto l'invocazione di San Giovanni Battista, protettore della terra, ed è grande, elegante, con alta torre. Fu architettata da Giorgio da Como, che la cominciò nel 1521 circa, in luogo dell'antica demolita. La chiesa di San Francesco, già della Vergine delle Grazie, eretta nel XV secolo e rimodernata nel passato, contiene buone opere di pittura. La chiesa di San Pietro, già sacra a San Michele, rimonta ai XIII secolo
   Il territorio di Penna San Giovanni è fertile, e produce specialmente cereali, vino, olio e legna da ardere.
   Uomini illustri. — Il beato Giovanni, francescano sepolto nel convento di Penna; Frate Servadio, inquisitore generale della Marca nel 1324, Frate Sante Boncori, teologo dottissimo; Valerio Costantini, rinomato giureconsulto, Luca Pellegrino, Francesco ed altri della nobile famiglia Morroni.
   Coli, elett. Macerata — Dioc. Fermo — P3 e T. locali, Str. ferr. ad Urbisaglia.
   Mandamento di TOLENTINO (comprende 7 Comuni, popol. 22,145 abitanti).
   Tolentino (11,057 ab.). — Cenni storici. Tolentinum fu antica città del Piceno, nella valle del Flusor (Chienti) e trovasi ricordata da Plinio tra le città municipali picene e che fosse municipio romano è anche attestato dal Libro delle Colonie e da varie iscrizioni. L'Ager tolentinus è ricordato pure dal Libro delle Colonie. Le iscrizioni raccolte nel voi. ìx del Corpus Jnscriptionum Latinorum (p. 530 sgg.) non hanno fatto rilevare ancor niente circa i magistrati municipali e solo abbiamo ricordo dei seviri e di una corporazione di legnaiuoli.
   Secondo la tradizione, primo a predicare la fede cristiana a Tolentino fu Flavio Giulio Catervo romano, prefetto del pretorio, insieme a Settimia Severina sua consorte ed a Basso, fratello di questa, e San Catervo sparse il suo sangue per la fede, in Tolentino. Circa il secolo X Tolentino, come tutte le altre città italiane, cercò erigersi a libero Comune e in una pergamena del 1099 Tolentino trovasi già designata quale città e la sua potenza, il suo nome, crebbero via via, con gli acquisti di varii castelli vicini e segnatamente di quelli di Agliano (1198), di villa Maina (1199) e cosi i signori di quei luoghi passarono ad abitare in Tolentino. L'esempio fu imitato da altre illustri e potenti famiglie e, nel 1201, Murano di Licalvelli si fece anch'esso castellano e abitatore di Tolentino ; nel 1202 Tibaldo del colle di Buccolo fecesi anch'esso castellano tolentinate. Nel 1205 Gentile e Grimaldo da Pitino si posero sotto la difesa di Tolentino, concedendogli il castello con gli uomini, le possidenze, la giurisdizione e promettendo di non andare ad abitare a San Severino senza il consenso del Comune.
   Divisa la Marca nelle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, il cardinale Raniero Capocci, nel 1248, si adoperò con varii indulti di richiamare i marchigiani ghibellini alla devozione della Chiesa, ed a tale effetto si trattenne alcun tempo in Tolentino e la città stessa fu scelta, nel 1253, per residenza del rettore della Marca, Gerardo Cassadoca de' Vicedomini. Ribellatosi alla Chiesa re Manfredi, il papa domandò aiuto anche a Tolentino, pel vescovo di Faenza, mandato a far leva d'uomini ed a raccogliere danaro. Seguita la guerra, rimasero superiori i fedeli al papa; senonchè, poco dopo, alcune città della Marca tornarono all'ubbidienza di Manfredi e assalirono parecchie città guelfe della Marca, tra le quali Tolentino. Quietaronsi poscia gli animi sino a che, per gli aiuti del ghibellino Percivalle d'Oria, non si risvegliarono gli Imperiali.
   166 - D,n Patria, voi. III.