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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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l'arie Terza — Italia Centrale
a distruzioni, per essere stato ribelle alla Chiesa e al cardinale Egidio Albornoz, legato di Innocenzo VI. Sotto il pontificato di Eugenio IV il castello fu dato in preda alle fiamme e al ferro per opera di Taliano Forlano e Giovanni Ventimiglia, indi fu fatto riedificare da Nicolò V, nel 1417. Il castello fu da Pio V dichiarato Terra.
L'abitato trovasi sul pendìo di un colle alto 508 metri sul mare : esso conta mediocri fabbricati cinti di mura. Il Ricci ricorda la chiesa di Sant'Agostino, eretta verso il 1200 e riputata nobile e magnifica. Vi dipinse mirabilmente, a fresco, nella cappella Colucci, Domenico Malpiedi da San Ginesio. Il territorio produce cereali, vino ed olio.
Uomini illustri. — Ebbero i natali in Sant'Angelo: San Nicola da Tolentino; Paolo degli Angelini; Andriolo da Sant'Angelo, soldato di gran valore (1381); Lodovico, coppiere e poi maestro di camera di Clemente Vili.
Colf elett. Macerata — Dioc. Fermo — P2 e T. locali, Str. ferr. ad Urbisaglia.
Mandamento di SAN SEVERINO MARCHE (comprende il solo Comune di San Severino Marche!
San Severino Marche (14,755 ab.). — Cenni storici. Il luogo di San Severino nella valle del Potenza, fu occupato dall'antica Septempeda, di cui, come dei Settempedani, ò menzione in Strabene, Plinio, Tolomeo. Nel Libro delle Colonie Septempeda è classificata tra le città umbre. Altro notizie non abbiamo dagli scrittori e solo dai monumenti epigrafici, raccolti in discreto numero, rilevasi che Septempeda fu colonia romana, ascritta alla tribù Velina e i suoi magistrati furono i duumviri e i seviri.
Vuoisi che quell'antica e nobile città romana fosse distrutta dai Goti capitanati da Totila e che i cittadini, scampati agli eccidi, potessero a stento ricoverarsi sulla sommità di nn vicino colle detto Muntenero, e quivi erigessero un tempio a San Severino, loro vescovo, morto pochi anni avanti la distruzione di Settempeda ed il cui corpo, trovato tra le macerie e le mine dell'antica città, fosse lassù trasportato. La tradizione. vuole che le acque del fiume Potenza, come quelle del Mar Posso, si ritirassero, per far passare a piedi asciutti il corteo.
Il chiaro prof. Meandri, dai cui cenni storici severinati togliamo la presente narrazione, prosegue dicendo come gli abitatori del nuovo castello, che tolse nome dal vescovo San Severino, scendessero anche al piano sottostante e edificassero, presso il Potenza, mulini, case ed opifici per Pimi listila della lana clic esercitavano sino dal Xll secolo.
San Severino, come le altre città e terre del Piceno, stette certamente sotto la dominazione dei Longobardi sino alla discesa di Carlo Magno e sconfitti i Longobardi, nel 773, anche i Sanseverinati dovettero giurare vassallaggio ed obbedienza a papa Adriano I.
Nel 1110 Lorenzo, vescovo di Camerino, diede a un tal Marchese Gnarnerio l'investitura della terra, che più tardi, al tempo di Federico liarbarossa, passò ad essere tiranneggiata da un tal Maivoahlo, siniscalco imperiale e marchese d'Ancona. Nelle contarne lotte suscitate dalle fazioni guelfa e ghibellina San Severino tenne per quest'ultima anche quando, deposto nel Concilio di Lione l'imperatore Federico II, quasi tutte le città e terre della Marca d'Ancona si schierarono col trionfante partito guelfo. Tra i fautori del re Manfredi di Svevia, figlio naturale di quell'imperatore, furono poi annoverati il Comune ed i principali cittadini di San Severino.
Nei primordi del secolo XIV parteciparono i Sanseverinati alla nuova levata di scudi della fazione ghibellina, aderendo alla famosa Lega degli Amici, clic ebbe a capo Gerardo De Tastisi nipote di Clemente V; e fn soltanto dopo l'ottenuta pacificazione degli animi che San Severino rimase devota alla Chiesa. Ma poi la nobile e potente famiglia degli Snieducei giunse ad ottenerne la signoria sotto forma di vicariato, o vi dominò per circa SO anni. I Sanseverinati si ribellarono non poche volte ai prepotenti Smeducci ; ma, come essi erano d'aiuto ai pontefici, così vennero da questi sempro