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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni    277
   Gualtiero (li Loro, il quale nel 1247 abitava in San Ginesio. Gualtiero, nel 1255, occupò il sito del diruto castello di Colbuccolo, allora della diocesi di Camerino, ed armata mano vi fabbricò il castello e vi fece diverse fortificazioni. Federico, figlio di Gualtiero, ebbe per figli Guaiteruccio, podestà dì San Ginesio nel 1284; Berardo, podestà del castello di Briinfort nel 1379; Giacomuccio, monaco di Santa Maria in Chienti. Nel 125(5 i signori di Loro si ribellarono alla Santa Chiesa, che poi li perdonò.
   Loro sorge ili amena collina, a 435 metri sul mare, e conta diversi e buoni edilizi recinti di mura, con una bella piazza, da una parte ornata di portici. Il territorio giace per la massima parte in collina ed è feracissimo di olii e vini squisiti. Il paese è molto popolato, ricco e industrioso, massime per la filatura della seta.
   Uomini illustri. — San Liberato, frate dei Clareni, il cui corpo riposa nella chiesa dei Minori Osservanti, alle falde (li Monte Bagnolo, e vogliono alcuni che nella stessa chiesa sieno sepolti i beati Umile e Pacifico, pure Clareni, il P. Antonio da Loro, vicario generale dell'Ordine (lei Conventuali; frate Giovanni,inquisitore generale della Marca.
   Coli, elett. Macerata — Dioc. Fermo — P2 e T. locali, Str. ferr. ad Urhisaglia.
   Ripe San Ginesio (1308 ab.). — Cenni storici. Il paese dicesi che abbia tolto il nome dalle ripide pendici del colle su cui siede. Lo comprarono quei di San Ginesio, nel 1247, dai nipoti di Prontaguerra e dai loro successori, ch'erano conti di quel feudo. Fermo fece guerra agli abitanti e i Cinesini lo ricuperarono coll'aiuto d'Ascoli, sempre in istretta lega con San Ginesio, che per meglio tenere a freno i Ripani fabbricò una fortezza, anche per difendere la terra da Fermo. Dopo duecento anni di pacifico possesso, gli abitanti del castello tornarono a ribellarsi al Comune di San Ginesio e convenne reprimerli con le armi e con eterne liti in quasi tutti i tribunali di Roma. San Ginesio ricorse a Leone X, a mezzo di Lorenzo Palmieri, custode della Biblioteca Vaticana, e del conte Troilo Cerri, ambidue Cinesini* Il papa tolse il governo di Castel delle Ripe a Gio. Maria Varano di Camerino e durante le liti coi Cinesini lo affidò al vescovo di Civita, vice legato della Marca; quindi, con Bolla del 1517, impose perpetuo silenzio sopra la lite e lo dichiarò interamente subordinato al Comune di San Gmesio, al quale confermò gli antichi privilegi e la giurisdizione sul castello. Fece vi pure costruire una rocca e nominare un castellano che dovesse sempre essere un consigliere descritto nel reggimento di San Gmesio. Ingenti furono le spese per questo castello, onde invalse in questo territorio il proverbio: costa più che le Iiipe a San Ginesio.
   Il paese è edificato su di un ripido colle, a 430 metri sul mare, con fabbricati cinti oli mura dalla parte di mezzogiorno. Il territorio, in colle e in piano, è fertile di cereali, uve e ulive.
   Coli, elett. Macerata — Dioc. Camerino — P1 a Macerata, T. a Loro Piceno, Str. ferr. ad Urbisaglia.
   Sant'Angelo in Fontano (2685 ab.). — Cenni storici. Il paese fu così denominato dall'essere stato costruito presso una chiesa dedicata a Sant'Angelo e dal trovarsi questa presso un pantano. La tradizione dice che fosse originato nei primi tempi della Chiesa. Circa il 681 cliiamossi Corte, secondo Gregorio monaco farfense. Ebbe i suoi conti, fra i quali trovansi quelli che, nel 1185, erano in lite coi Bonifazi, nobili e signori di una parte di Monsainmartino, per il possesso di Gualdo. Lo signoreggiarono pure ì Giberti, nobili di San Ginesio. Nel 1256 questo castello e il suo conte Rainaldo da Brunforte furono ricevuti in grazia da Annibaldo dì Trasmondo, rettore della Marca. Nel 1263 il castello si dette in dedizione al Comune di Tolentino e, per mezzo del procuratore Gentile d'Accarmo, promise a Tolentino di pagare ogni anno 25 libbre, di ricevere e ritenere il podestà eletto dallo stesso Connine, di far guerra e pace ad ogni richiesta di Tolentino. Per due anni si effettuarono tali convenzioni ; ma poi si trascurò il pagamento delle contribuzioni, onde il Comune di Tolentino mosse lagnanze e, nel 1272, Sant'Angelo pagò le somme arretrate. Verso il 1360 il feudo soggiacque