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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   2-20
   64 l'arie Terza — Italia Centrale
   il diruto convento; — la chiesa di Sant'Agostino, ricca di buoni quadri, tra i quali è notevole quello rappresentante l'^lssafto che i Fermani dettero a San Ginesio la notte del 29 novembre 1577 e la vigorosa sortita degli abitanti. Nell'annesso convento fece il noviziato San Nicola da Tolentino; — la chiesa di Santa Maria delle Macchie, antica abbazia dei monaci Benedettini, ricostruita dal cardinale di Cosenza e quindi rimodernata dai Chierici Piegolari. — Tra gli edifizi privati i più notevoli sono le case Giberti, Onofri, Morichelli e Mazzabufi.
   Presso la casa che fu anticamente di proprietà di Catarino Bilacqua, ora della nobile famiglia Agabiti, scorgonsi i ruderi della casa di Alberico Gentili, additati da una pietra posta sopra la porta della stessa. Detta pietra reca il nome dell'antico proprietario Bilacqua e, nel tempo stesso che fa conoscere quale fosse l'abitazione dell'illustre soldato, mostra (poiché la storia dice che Gentili abitò vicino al Bilacqua) dove sorgesse la casa del sommo giurista. Tali ruderi oggidì sono in San Ginesio oggetto di speciale venerazione per la memoria del grande Cittadino.
   Altri monumenti antichi degni dinota sono: la seconda cinta delle vecchie mura, merlate e inframmezzate da torrioni e baluardi del XIV e XV secolo; i ruderi della Bocca Avia nel colle San Giovanni, che, distrutta da Percivalle Doria, fu rifabbricata e quindi occupata, nel 1301, da Giovanni Spoletano rettore della Marca, poi da Nicolò Piccinino: e nei dintorni i resti delle rocche di Colonnalta e Torre di Morro.
   In San Ginesio havvi una R. Scuola normale maschile superiore con convitto, un Ospedale, un Orfanotrofio, diversi istituti dotalizi ed elemosinieri, un Monte di pietà e Monti frnmentari.
   Il territorio produce cereali e vini. Industria principalissinia è quella dell'allevamento del bestiame bovino, suino e ovino.
   Uomini illustri. — Alberico Gentili, clic insegnò diritto neirUniversifà di Oxford, autore del De Jure Belli e considerato quale fondatore della scienza del diritto internazionale. — Scipione Gentili, fratello di Alberico, lettore nello Studio di Heidelberg, poeta e giurista, amico del celebre Ponello. — Matteo Contili, padre di Alberico e Scipione, di professione medico: dovè esulare insieme al tiglio Alberico per aver abbracciato la riforma. Fu protomedico in Carinola e arcliiatro della regina Elisabetta. Morì in Londra e le sue ceneri riposano accanto a quelle del tiglio Alberico nel cimitero di Sant'IClcna. — Guido Gualtieri, segretario di Sisto V, nelle lettere latine. — Jacopo Solleciti, archiatra di Sisto IV e d'Innocenzo Vili. - Trovarello di Paolo, che militò con Alfonso d'Aragona e col Visconti di Milano. Fu celebre condottiero.— Catarino Bilacqua, di antica nobile famiglia Gincsina, capitano al servizio di Luigi XII. — Felice Mattateci, clic prese parte alla battaglia di Lepanto. — Nelle belle arti si segnalarono: i due Malpiedi, pittori della scuola romana; il Renzi, discepolo di Guido Reni; Fabio di Gentile, Folchetti e Iìossioli.
   BlljLlOGnAKlA. — Teleslbro Benigni, Sali Gin mio illustrata con antiche lapidi ed aneddoti, documenti, ecc. Fermo 1703. — Colucci, in Antichità Picene, tomo XIX: Descrizione della terra di San Ginesio, formata dall'abate Mario Ma riotti, sino al secolo .VI'. Tonio X XIII : Descrizione ilei Gualtieri. Tomo VII: Elogio di Alberico Gentili da San Ginesio ed altri illustri soggetti di tal famìglia. — Rio-vanni Lami, Atti del martirio di San Ginesio, ecc. O.-itno 1700. — Dott. Paolo .Morichelli, Storia di San Ginesio (secolo Xl'Ili). — G. Salvi, Memorie storiche di San Ginesio, IS'Jl.
   Coli, elett. Macerata — Dioc. Camerino — I'2 e T. locali, Str. ferr. a Tolentino.
   Loro Piceno (37C0 ab.). — Cenni storici. Negli antichi tempi il castello fu denominato Lauro e il Comune aveva appunto per insegna mi albero di lauro. Trovasi già ricordato negli anni S50 e 907 ed in una Bolla di Celestino III, come appartenente al monastero di San Clemente, dal quale l'ebbe, forse a titolo di livello o d'enfiteusi, la famiglia di Berardo Lauri o de Lauro, del 1201; Berardo, che alcuni scrittori pretendono padre di San Liberato, frate Minore, ebbe tra gii altri un figlio che si nominò