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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Comuni
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Nel 1355 San Ginesio fu dato 111 feudo, dal cardinale Albornoz, a Rodolfo di Berardo Varano di Tolentino, per dodici anni, con mero e misto impero e coll'aimno censo dì 200 fiorini d'oro, però con alcune riserve a favore della Santa Sede e l'appellazione al rettore della Marca. Nel 1367 i Cinesini ribellaronsi ai Varano pel soverchio rigore dei loro ministri e convenne ad Ademaro, rettore della Marea, di portarsi a San Ginesio e con grande stento riuscì a ristabilire i Varano in possesso del feudo. A cagione-delie eccessive imposizioni molti cittadini alienarono le loro possidenze e ritiraronsi altrove, massime a Monte Santo.
Di nuovo i Cinesini si sottrassero alla signoria dei Varano; ma, nel 141G, furonvi riposti dal Concilio di Costanza. Massacrati i Varano, nel 1433, in Recanati e in Camerino, San Ginesio ricuperò la sua libertà. La terra fu invasa, nel 1434 o 1435, da Francesco Sfòrza che ne guarnì la rocca, vi riscosse taglie e, dicesi, che fosse Angelo Crescimbeni colui che tradì i Ginesiui consegnando la fortezza a Ciarpellone, condottiero dell'esercito sforzesco. Francesco diminuì al Comune l'annuo censo, lo ripristinò nel possesso del castello di Colonnalto e della villa Po dalle e gli fu subordinato il castello di Cessapalornbo, ampliandone il territorio. Engenio IV, volendo ricuperare la Marca per mezzo del Piccinino e del cardinale Mezzarota, nel 1443, lo Sforza si recò in San Ginesio con scelta truppa, ove indarno assediò il Piccinino, per la resistenza clic vi trovò. La terra tornò alla Chiesa; ma fu ricuperata dallo Sforza, che diminuì il canone e gli concesse altre grazie ed esenzioni, quale luogo forte, e riguardato come la chiave della montagna. Risoluti alla fine i cittadini di tornare alla dipendenza della Chiesa, spedirono a Fano, al cardinale Mezzarota, la loro sommissione, nel 1445.
Nicolò V confermò loro gli antichi diritti sui castelli delle Ripe di Merico e di Colonnalto, con mero e misto impero ; il che fu confermato da Calisto III, Pio II, Paolo II, Innocenzo VIII, Paolo III e Giulio III. Tuttavia Leone X, nel 1513, li assoggettò a Gio. Maria Varano e perchè Adriano VI ne li liberò, alla sua morte alcuni fuorusciti tentarono ristabilirli, ina furono puniti. Nel 1559 il Sacro Collegio ne affidò il governo perpetuo al cardinale Truchses, governo che durò poco più di un anno.
Cominciò quindi a diminuire la potenza di San Ginesio e solo nella formazione del Regno Italico fu alquanto favorito, a cagione della Sua centralità, e divenne'capoluogo del terzo circondario del dipartimento del Tronto, con un vice-prefetto.
San Ginesio è una bella e piccola città, a 30 chilometri da Macerata,.situata-su di amena collina, a G87 metri sul mare, e dominata dalla vicina catena degli Apennini, mentre i fiumi Fiastra e Piastrella, influenti del Chienti, scorrono alle sue falde. Ha una bella passeggiata pubblica dal lato di mezzodì che corre appiedi delle mura e, mentre da un lato reca alla porta Picena — dinanzi alla quale sorge l'ameno giardino pubblico denominato patriotticamente Caprera — dall'altro conduce alla porta Asca-rana, presso alla quale, nel!' interno, è posto il colle omonimo, luogo di ritrovo serale estivo : superbo, immenso terrazzo, da cui si gode uno splendido panorama. La piazza principale, vasta ed abbellita nel fondo dalle facciate della chiesa collegiata e del Teatro, è fiancheggiata da belle case.
Tra gli edifizi sono da ricordarsi: il palazzo del Comune, nelle cui sale sono raccolti alcuni buoni quadri, un dovizioso archivio contenente circa tremila pergamene ed un piccolo museo di oggetti antichi con due lapidi romane; il Teatro, ornato di portici dalla parte della piazza; — il tempio di Santa Maria della Pieve o Annunziata, bella chiesa a tre navate, che ha il titolo di collegiata: vi si ammirano diverse pitture e singolarmente gli affreschi della cappella di Loreto; — la chiesa di San Pietro, poi dedicata a San Francesco, di stile gotico, ma rimodernata nel passato secolo e, dopo l'invasione-francese, ceduta ai frati Terziari, ì quali rifabbricarono dalle fondamenta