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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   2-20
   Parte Terza — Italia Centrale
   Trensano, dalla demolizione della vecchia fortezza, ed all'altro lato rimase il vecchio vocabolo di Ottone. Secondo una tradizione, Carlo Magno sarebbe stato in San Ginesio dopo la vittoria sui Longobardi, alla quale i Cinesini assai contribuirono; ed i magistrati della terra sarebbero dallo stesso Carlo stati appellati difensori dell'Impero.
   Avverte, il Benigni, che San Ginesio non ebbe nò mura nè rocche prima del sec. XIII. Il principale ramo d'industria cui si dedicò il popolo fu l'arte della lana, favorita e protetta da savie, leggi. Dapprima San Ginesio si resse a guisa di repubblica, con proprie leggi; ma venne in seguito governato da due consoli e quindi da podestà e magistrati.
   Sotto l'imperatore Federico I, nel XII secolo, il marchese Marenaldo donò alla terra il castello di Vergigno verso il 1170; quindi, nel 1188, San Ginesio venne infeudato al marchese Guarniero, che dopo la morte di Enrico VI sostenne tenacemente le parti di Filippo di Svevia, contro Ottone IV.
   Nel 1230, per una sedizione tra la nobiltà e la plebe, fu accresciuto il Consiglio sino al numero di trecento consiglieri e si portarono a quattro i pubblici rappresentanti. A quest'epoca i Cinesini avevano già distrutto il castello di Vergigno, i cui abitanti passarono a San Ginesio. Nel 12-48 il cardinal-legato fece dono del castello di Bieca, con la ragione della corte detta volgarmente solcatico, con altre prerogative. Nel 1250 la terra fu visitata dal cardinale Capocci, legato, chele concesse speciali esenzioni e indulti e due anni dopo i Ginesini diroccarono ì castelli di Celiano e di Riparameli, spettanti ai vescovi di Camerino, conducendo quegli abitanti a vivere in San Ginesio. I Ginesini fecero diverse scorrerie contro Ascoli, Tolentino e Belforte: ma nel 125G la terra si sollevò contro il rettore della Marca Anuibaldo, il quale la ridusse al dovere, inviandovi per sindaco Giacomo di Giacomo e. concedendole poi, nel 1257, l'assoluzione e la conferma ed ampliamoli© dei privilegi. Diverse guerre i Ginesini sostennero con quelli di Monteinilone, coni signori di Briuiforte, per difendere Sarnano che loro si era sottomessa nel 12G1, per cui distrussero Castel vecchio che soccorreva i Brunforte. Ebbero ì Cinesini anche delle guerre con Nocera e Matelica, smantellando il castello di San Lorenzo, con che s'ingrandirono quei di Loro e di Sant'Angelo ed il rettore della Marca punì i Cinesini, che sostennero altre guerre con Tolentino, Penna San Giovanni e Fermo. Percivalle d'Oria occupò la terra nel 1258, in nome di re Manfredi, e ne smantellò la rocca, tosto riedificata dai cittadini.
   Pacificatisi e, dopo di aver giurato fedeltà al vicario di Manfredi, si ribellarono; ma l'altro vicario, conte Arrigo, li ricondusse all'obbedienza. Nel 1278, aumentata la popolazione, la terra venne divisa in cinque rioni assegnando cento consiglieri a ciascuno. Nel 1205, dal rettore Federico, fu commessa ai Ginesini la custodia d'Urbisaglia. Sui primi del secolo XIV era assai estesa la giurisdizione di San Ginesio sopra i vicini luoghi e la città fu ricolmata di privilegi dai duchi di Spoleto e dai legati pontificii. Si uni quindi in peritatila confederazione con Treja e, in tempo delle fazioni, fu alleata di Ancona, A scoli, Camerino, Jesi e Macerata.
   Berardo e Gentile Varano \i esercitarono l'ufficio di podestà e furono ammessi al perpetuo patriziato; ma i loro successori, investiti sovente delle supreme cariche, esercitarono la tirannide e furono cacciati a furia di popolo.
   Alla metà del XIV secolo San Ginesio si collegò col ghibellino Visconti, signore di Milano; indi, nel 1350, avendo gli Ascarani tentato d introdurre, nottetempo, in città i Varano, fu la cosa scoperta dal popolo e la casa degli Ascarani fu messa a fuoco ed uno di essi fu impiccato alle mura, essendosi gli altri salvati nella Corte dei Varano. Da quel tempo, sino al governo del Regno Italico, ogni anno, nel giorno 21 agosto, il magistrato preceduto da trombettieri e scortato dalla milizia urbana, recavasi in forma pubblica al colle Escolano, ove esistevano le case dei traditori e quivi, ad alta voce, leggeva la forinola del bando dato agli Yscarani e impreca vasi l'odio pubblico sui nemici della patria.