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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni    265
   sulla vetta del colle, lasciando abbandonato il primitivo soggiorno; finché poi, per l'aumento della popolazione, furono costretti a ridiscendere e a fabbricare sull'antico castello la contrada che prese nome di Castelli uovo.
   Con la donazione dei Franchi, passato Recanati nella signoria della Chiesa romana, ne seguì le vicende e i destini e gli imperatori, successivamente, con diplomi ne riconobbero il dominio. Alla fine del secolo XII Recanati era già cresciuta in popolo, in ricchezze, in forza d'armi; ma fatalmente trovavasi in continue contestazioni con la vicina Osinio, laonde seguivano incendi, usurpazioni, uccisioni. Innocenzo III, appena salito al pontificato, nel 1198, commise al suo legato della Marca, cardinale Giovanni di San Paolo, di pacificare i due popoli e vi riuscì dopo d'aver udito, nel 1199, podestà, vescovi e consoli della provincia, ordinando a Recanati che rilasciasse i prigioni osimani e a questi quanto avevano tolto a quelli di Recanati. Osiino e Recanati entrarono così nella famosa pace di Polverini, di cui già abbiamo detto a suo luogo. Recanati seguiva allora le parti di Ancona, cui erano uniti Senigagliesi e Pesaresi.
   Reduce di Palestina Federico II invase, com'è noto, gran parte d'Italia e, nel 1229, ricevè in protezione Ilecanati; l'imperato re promise di conservarla in libertà e di farle restituire quanto le era stato tolto, senza pagamento di tributo, eccetto un piccolo riconoscimento annuo di trenta tré libbre di ravennati da darsi alla Camera imperiale. Oltracciò, pei servigi prestati, Federico permise ai cittadini di costruirsi un porto in riva all'Adriatico.
   Tutto ciò seppe male al pontefice; ma poi pacificatosi Gregorio IX con l'imperatore e spedito nella Marca il rettore Milo, vescovo di Beauvais, il papa confermò a Recanati (pianto era stato accordato da Federico II; e quando questi ruppe fede al pontefice, Recanati restò fedele alla Chiesa, per cui ebbe a soffrire non pochi danni e offese. Lo stesso Gregorio IX, ad istanza del cardinale Fieschi, poi Innocenzo IV, elevò il castello dì Recanati al grado di città, erigendovi ancora la sede vescovile, la tolse e dismembrò dalla giurisdizione ecclesiastica di Umana e dichiarò cattedrale la chiesa di San Flaviano, patriarca di Costantinopoli, martire e protettore del clero recanatese. Ili pari tempo soppresse il vescovato di Osinto, che poi Innocenzo IV diè ad Umana, in compenso del perduto Recanati ed alla sede recanatese trasferì il vescovo Raniero o Rinaldo, onde fu questi il primo vescovo.
   Nel 1263 la città aderì alle parti di Manfredi re di Sicilia e figlio naturale di Federico II : allora Urbano IV, con Bolla del 27 luglio le tolse il titolo di città, la privò della sede vescovile e la sottopose di nuovo a Umana, e il vescovo Buona-giunta fu trasferito a Jesi. Nel maggio del 1265 Recanati e altre città marchigiane, seguendo tuttora le parti di Manfredi, furono citate a comparire in Fabriano dal cardinale Briè, legato (poi Martino IV), altrimenti sarebbero state dichiarate ribelli. Pare che Recanati ubbidisse, mostrandosene contento papa Clemente IV. Morto Manfredi, Carlo 1 fece tornare nella Marca, e quindi anche in Recanati, i fuorusciti guelfi. Nel 1277 era vescovo recanatese il dottissimo domenicano Arnolfo, cui successero Bernardo nel 1280 e Gerardino nel 1289. Nicolò IV, marchigiano, fu quegli che restituì a Recanati il titolo e grado di città e la cattedra vescovile.
   Sotto il vescovo Salvo accadde la prodigiosa translazione della Santa Casa di Nazaret, nell'agro recanatese, e quanto fecero i Recanatesi in tale occorrenza dicemmo a lungo nei cenni storici che alla città di Loreto si riferiscono. Alla fine del secolo XIII ancor non erano terminate le discordie degli Osimani coi Recanatesi e si composero, per mezzo di trattati, solo nel 1299 e se ne fece solenne compromesso nelle inani del cardinale Napoleone Orsini, legato della Marca. Le condizioni dell'accordo furono: che i Recanatesi non ricevessero per cittadini quelli di Osimo e di Monte Fano ; e così gli Osimani per quelli di Recanati; che si riammettessero i fuorusciti; esenzione reciproca di dazi e gabelle; rinunzia delle ragioni di Recanati su Monte Fano e di Osiino su Montagli.
   103 — La Patria, voi. ili.