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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Parte Terza — Italia Centrale
Purastante, celebre erudito e scrittore di numerose opere. Dell'antica e nobile famiglia Roberti meritano d'essere nominati: Tommaso, che nel 1334 fu dichiarato uno degli statutisti della sua patria; Berto, che nel 1383 venne destinato alla correzione e giunta da farsi agli statuti; Tommaso giù ilio re pure si segnalò nella perizia del giure; Fabrizio, che fu ambasciatore a Leone X nel 1513; Marino, ambasciatore presso lo stesso pontefice e Giulio lì; Matteo Tolomei, insigne medico; Giacomo, Antonio e Francesco, giureconsulti, della stessa famiglia ; Taddeo Romani, compilatore degli statuti, che, stampati nel 1572, divennero il codice legislativo di San Giusto; Antonio di Simo-netto, giurista, sotto il cui gonfalonierato, nel 1497, fu stipulata la transazione tra San Giusto e Montegranaro.
Coli, elett. Macerata — Dioc. l'ermo — Ps locale, T. a Monlegranaro, Str. ferr. a Morrovnlle.
Petriolo (2330 ab.). — Cenni storici. Alcuni scrittori scrissero che il paese sorse, in epoca non conosciuta, dalle rovine di Pausula o di Urbe Salvia. Nel 1420 era soggetto ai Varano da Camerino e, nel 1529, apparteneva alla città di Ferino. Il Compagnoni aggiunge che, nel 1218, era signore di Petriolo I- idesmiudo di Raijiaklo di Gentile, che si portò a danneggiare la terra di Montolmo. Sollevatosi il castello di Petriolo contro la Chiesa, fu perdonato, nel 1250, dal rettore della Marca. Claudio da Petriolo, nel secolo XIII, tentò di usurpare la signoria di Pernio. Nel 1271- era giudice della Curia generale il petriolese Filippo Marco Martelli, oriundo di questo stesso castello, e fu dal Consiglio di Fermo deputato, nel 1506, a compilare il nuovo statuto.
Petriolo trovasi su di mi colle, a 371 metri sul mare; ha discreti e numerosi edilizi cinti da mura, con estesi sobborghi. Bella è la piazza, circondata di portici.
II territorio, che esti ndesi anche iu piano, produce vino, olio e cereali.
Coli, elett. Macerata — Dioc. Ferino — P3 locale, T. e Str. ferr. a Pausula.
Mandamento di RECANATI (comprende 5 Comuni, popol. 10,698 abitanti).
Recanati (19,995 ab.). — Cenni storici, Recanati ripete l'origine da Jìicina, nel-l'istessa guisa che Macerata vantasi d'essere derivata dagli antichi Richiesi. Distrutta la colonia dai Goti, parte degli abitanti diede origine a Recanati o Ricanati, il quale nome, al dire del Calcagni, equivarrebbe a piccola Ricina o Retina. Ma saviamente il conte Leopardi scrisse mancare documenti positivi per stabilire che Recanati fosse il castello dei Itici nati. Certo si è che Belisario, venuto in Italia, fece alloggiare le sue truppe in Recanati, che era già forte castello. Succeduto a Belisario Narsete, prosegui con lo stesso fine la guerra gotica; onde Teja, che fu l'ultimo e valoroso re dei tioti, entrando nel Picene, che teneva per l'imperatore, espugnò varie città, indi passò all'assedio di Recanati, difeso da Comari e capitano persiano. Dopo avere resistito a lungo, il castello si rese a patti; ma poco rimase nelle mani di Ceja, poiché .Narsete, seguitando il corso di sue vittorie, disfece il regno dei Goti, laonde questa regione rientrò nel dominio dell 'Impero greco.
Sotto i Longobardi, che avevano esteso il loro dominio anche nelle Marche, Recanati fece pure parto del loro regno, insieme ad altri luoghi, l'are che in quel tempo la città non consistesse che nel recinto della contrada urbana denominata Castel-iioi'O, nella quale trovansi avanzi di duplici mura, indicanti maggior antichità che le altre mura castellane. Sembra poi che sul dosso del monte si trovassero alcuni piccoli fortilizi isolati, i quali soltanto in tempo posteriore al dominio dei Longobardi si iiniiono al vero e proprio castello di Recanati, per formare con esso tutto il corpo della città. Trovansi infatti memorie dei castelli Monte Volpino, oggi contrada Monte Volpino ; del castello di San Vito, detto ancori Borgo di Micio e poi Borgo Mozzo, e del castello dì Monte Morello.
Parve quindi che, dopo l'epoca dei Longobardi, gli abitatori del più antico castello, tratti dalla maggiore amenità del luogo o da altre cagioni, cominciassero a salirò