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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Parte Terza — Italia Centrale
A Giovanni successe il fratello Ascanio nel 1520; ma la sua Casa era cominciata a divenire invisa ai cittadini, per alcune vessazioni ed angherie commesse, quali la espropriazione delle gabelle e l'abolizione della pubblica magistratura. Ascanio cercò allora di riguadagnare l'affetto dei Matelicanì con la fondazione di un Collegio canonicale e, nel 1529, ottenne da Clemente VII che la chiesa di Santa Maria della Piazza fosse elevata a collegiata con Capitolo di otto canonici. Successe quindi Cesare Ranuccio e morto questi nel 154-3, terminò la pace nella famiglia; e Anton Maria assunse le redini del governo. Nel 151-5 fu ordita una congiura per trucidare Alessandro, fratello ili Anton Maria, che per la sua buona condotta volevasi risparmiare. Gli autori della congiura, vistisi scoperti, fuggirono; ma Anton Maria rigorosamente procedette contro di loro e specie contro il capitano C laudio Acquacotta. Però fu proceduto a base di ingiustizie e violenze e Anton Maria venne condannato a morte, mentre Ranuccio Ottoni, figlio di Cesare, si impadronì della Rocca, in nome di Paolo 111. Il popolo, sollevatosi, espulse gli Ottoni, rivendicò le rendite usurpategli e ricorse al pontefice, che destinò a Matelica il proprio nipote, cardinale Ranuccio Farnese, e nel 1517 si addivenne alla pace, ridonandosi al Comune il diritto d'eleggere il Consiglio e furono eletti i quattro priori e nominato governatore Troilo Cerro. Gli Ottoni, tornati in pace e armonia tra loro, cederono, nel 1519. il governo di Matelica ai cardinali Gio. Domenico vescovo di Ostia e Uberto di San Crisogono. Ma pentiti poi gli Ottoni, ai 7 di dicembre, tornarono in Matelica e per sorpresa cercarono di riprendere la signoria. Però il popolo ebbe la vittoria e Uessamlro Ottoni rimase ucciso da Nicolò Acquacotta. Giulio III, nel 1551, ripristinò gli Ottoni nel governo del paese, ponendovi a capo Anton Maria; ma si tornò alle solite, laonde portando \nton Maria il dispotismo agli estremi, i cittadini, nel 1559, ricorsero a Paolo IV con centosette capi d'accusa, dichiarando che gli Ottoni erano decaduti dal vicariato, pel tirannico regime. Fu m seguito spedito a Matelica, come commissario, Francesco Mercati da Bibbiena. Non se ne venne a capo di nulla e l'io IV, nel 1503, non solo assohette gli Ottoni; ma nuovamente lo investì del vicariato, mediante lo sborso di 1U.O00 scudi. Pirro, ultimo degli Ottoni, fu arrestato e chiuso nella torre di Nona a Roma e, supplicami® i Matclicani per tornare sotto l'immediato regime della Chiesa, Pio A spedì colà il cardinale Albani, nel 1570, il quale ottenne amichevole accomodamento fra lo parti. Gli Ottoni, alla fine, venderono a Giacomo Boiicompagni, figlio di Gregorio XIII, con atto solenne, il vicariato di Matelica e la rocca e la tenuta delle Macere. Ma per la mancanza di assenso di uno degli Ottoni, la cessione non ebbe più luogo. E mancando gli Ottoni dal pagare alla tesoreria il canone, furono dichiarati decaduti dal governo di Matelica e fu incaricato il governatore generale della Marca, Nicolò d'Aragona, di prenderne possesso, a nome della Santa Sede, il che avvenne il 3 dicembre del 157S.
Molto si adoperò per questo Comune Sisto V, cui debbonsi pure i regolamenti riguardanti la magistratura e la civica amministrazione. Grato e riconoscente il Comune collocò lo stemma di Sisto \ nella fonte della piazza. Rifiorì quindi il commercio con ben sessanta fabbriche di tessuti di lana; ma essendosi patita carestia nel 1590 e morbo epidemico, Clemente ^ 111 dovè provvedere agli enormi debiti del Comune.
Paolo V, nel 11)10, accordò al Comune l'usufrutto di alcune gabelle e invece dei commissari stabili per Matelica un governatore di Breve, con piena giurisdizione civile e criminale e lo stemma di Paolo V fu innalzato su tutte le porte dei pubblici edilizi.
Altre cose degne di nota non offre quindi la storia di Matelica, tranne l'occupazione per opera dei Francesi, nel 1797.
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Matelica sorge a 350 metri sul mare, nel mezzo di fertile valle, tra le città di Camerino e di Fabriano, a 47 chilometri da Macerata, presso il fiume Esilio. La superficie della città è piana, buone le \ie principali e mediocri gli edilìzi. Nella chiesa di