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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondano di Macerata
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   Casavolla dopo di averlo acquistato da quei signori. Adiratasi perciò la popolazione di Sanseverino, corse a farne vendetta, devastando le campagne di Apiro e incendiandone uno dei borghi. Quanto alla origine di Apiro vuoisi che l'attuale terra derivasse da un castello detto Pira, sorto sulle colline che sovrastano il paese odierno. Il nome poi di Firo, Lapero, Lapiro, Apiro dicesi derivato da mi pero. Certo si è che l'antichissimo stemma del Comune, come si ha nei sigilli dei secoli XIII e XIV, fu un pero colle lettere, nei lati, P ed I, cioè Pirum. Neil Itinerario Antoniniano, fra le poste o fermate della strada romana, trovasi segnata quella ad ì'iruni.
   Apiro trovasi in posizione elevata (51(1 in. sul mare), in una regione di alte colline sulla sinistra del Musone; esso conta un ampio fabbricato con buoni edilizi, tra i quali è notevole la chiesa di Sant'Urbano, del secolo XII, o dell'XI secondo altri. Il fabbricato è cinto da mura castellane, nelle quali apronsi ora tre porte. Per l'innanzi, intorno alle mura erano quattordici torri ed ima rocca nella parte più elevata della terra, che rendeva il luogo fortissimo e ben munito. Il palazzo Priorale è del XIII secolo e pare l'edilicasse, prima del 1286, Gentile di Corrado di Rovellone, erede dell'ultimo signore di Accola. Poco lungi dal paese è il luogo detto delle Favete, dove è fama che San Fran-cesco operasse molti miracoli. In un colle, prossimo è l'antichissima chiesa dei monaci di San Salvatore. Il territorio di Apiro è fertile in cereali, vino e pascoli.
   Uomini illustri. — Antonio Mannelli, depositario del Concilio di Trento; Ottavio Turchi, canonico della collegiata di Sant'Urbano, dotto scrittore; Francesco Mestica, letterato e filosofo, vissuto nel presente secolo.
   Bibliografia. — Torchi Ottavio, Trattato storico inedito della Valle Hi San Clemente, edito dal Colucci nel tomo XVI delle Antichità picene.
   Coli, elett. S. Severino Marche — Dioc. Camerino e T. locali, Str. feir. a Jesi.
   Ficano (1423 ab.). — Cenni storici. Si credè da taluni clic fosse nn tempo il castello di roggio della Tuficum romana.. Verso il 131)1 era. castello di Sanseverino e fu fortificato da Boldrino da Panicale. Ne furono signori Vanna o Giovanna e sua sorella Caterina Masi di Sanseverino, moglie di Corrado Ranuzio Bulgarucci di Matetica. Caterina vendè il feudo, nel 1318, a Smeduccio Nuzi, il quale, dopo di avere alienato il castello, fu annoverato tra i cittadini di Apiro.
   Nel 1388 Ficano fu venduto da Smeduccio a Boldrino da Panicale, per 10,000 scudi d'oro, insieme ad altri beni. Boldrino fu proditoriamente ucciso a .Macerata, mentre sedeva a mensa, per ordine del Toinasselli ed allora Ficano, con altri beni, fu restituito a Smeduccio, il cui nipote l'ottenne poi nel 1407, sotto Innocenzo VII. Continuò a possederlo durante il pontificato di Martino V; ma Eugenio IV espnlse Smeduccio nipote ed il feudo e sue ragioni passarono nel dominio di Sanseverino. Seguì poi le sorti delle altre terre marchigiane, restando ([itasi sempre alla dipendenza della Chiesa.
   L'abitato trovasi in collina, a 509 metri sul mare e presso la estremità nord del monte San vicino (1485 ni.); conta un discreto fabbricato. Il territorio è fertile di cereali e uve. Vi sono anche delle sorgenti d'acque minerali.
   Coli, elett. e Dioc. S. Severino Marche — P2 e T. ad Apiro, Str. ferr. a S. Severino Marche.
   Mandamento di GiViTANOVA MARCHE (comprende 3 Comuni, con una popolazione di 18,781 abitanti).
   Civitanova Marche (9756 ab.).— Cenni storici. Si pretese da taluni scrittori che nel territorio di Civitanova fosse sorta l'antica Novana, di cui fa menzione Plinio; ma Nomila invece non era in prossimità dell'Adriatico, bensì assai più dentro terra. Da alcuni monumenti epigrafici, raccolti nel Corpus Inscriptionum Latinaruni, ìx, p. 554 e seg., risulta che nel territorio di Civitanova ed in quello vicino di Morrovalle esistè l'antico Vicus Chtentum o Vicus Cluenìensis, da non confondersi minimamente con l'antica Chiana, che trovatasi alia foce del Olienti»