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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Macerata
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Quanto allo sviluppo che avevano preso le scienze e le lettere in Macerata, basti citare il fatto, che il Tasso volle assoggettare al giudizio dell'Accademia: dei Cateiiati la sua Gerusalemme Liberata, acerbamente criticata da alcuni accademici della Crusca.
Sommamente benemerito della Marca fu il cardinale Felice Peretti. poi divenuto Sisto V. Egli che aveva tenuto scuola in Macerata, volle fondarvi d Tribunale della Ilota, a benefizio del Piceno, ed il pubblico Consiglio: per tale istituzione pagò alla Camera Apostolica 4000 scudi e ai 4 gennaio del 1589 furono stanziate le somme per solennizzare la venuta degli uditori e per erigere una statua al grande pontefice, marchigiano. Grandi dimostrazioni furono fatte a Camilla Peretti, sorella dello stesso Sisto V, allorché fu di passaggio in Macerata ai 17 agosto del 1589.
Nel 1591 la città si accrebbe dell'Ospedale degli Invalidi di San Martino, eretto con parte dei beni lasciati dal cittadino Martino Panealducci.
Pochi avvenimenti degni di nota si svolsero nel secolo XVII. Ai 2 maggio del 1600 vennero in Macerata, ove furono sontuosamente ricevuti, il duca e la duchessa di Panna, i quali consultarono il Collegio degli Avvocati circa alcuni proprii diritti. Scoppiata la guerra tra Paolo V ed ì Veneti, il Consiglio maceratese risolvè di dare, ogni anno, alla Santa Sede 25,000 scudi sino al termine della guerra stessa. Nel 1G20 il Consiglio volle fosse eretto in Pi o in a il Collegio ordinato dal vescovo Canuti, posto sotto l'invocazione della Madonna di Loreto e che divenne il Collegio Piceno, trasferito poi a San Salvatore in Lauro. Il cardinale Carlo Pio, mandato in questi tempi a Macerata fu, a detta dello storico conte Monaldo Leopardi, l'ultimo legato della Marca. Questo legato, nel 1622, fece un editto col quale prescrisse delle regole per la fabbricazione di nuovi edifizi e quindi il nuovo borgo, allora edificato tra porta Romana e l'Arco, fu detto Porton Pio dal nome del cardinale. Il 30 ottobre 1G55 fu ili Macerata Cristina regina di Svezia ed il governatore e i cittadini fecero a gara per riceverla con ogni onore.
Nel XVIII secolo avvenimenti degni di nota non registrano gli scrittori, tranne quelli al tempo della Rivoluzione francese, per la quale Macerata dovè patire molti e gravi danni. Nel 1797 le armate francesi occuparono la Marca sino a Macerata. Nella prima metà di gennaio del 1798 i Francesi entrarono in città, quantunque il governatore Tommaso Arezzo facesse del tutto per opporvisi. il 5 luglio del 1799 il popolo maceratese insorse contro i Francesi, i quali bombardarono la città ed entrarono per la breccia aperta colle artiglierie. Pontavice, capitano francese, ordinò stragi, saccheggi, violenze e furono incendiate anche le chiese ed i conventi dei Cappuccini e dei Minori Osservanti ed altri edilizi. I cittadini furono trucidati per le vie e per le piazze e nel piccolo tempio della Madonna della Misericordia i Francesi fecero fuoco su circa 400 persone ivi raccolte a pregare; furono anche vandalicamente bruciati nella pubblica piazza molti importanti documenti storici. Il governo repubblicano fu istituito in Macerata nel 1799.
Nell'agosto di questo anno Francesco I potè liberare la provincia dai Francesi e con gli Imperiali venne in Macerata, come commissario dell'imperatore, il triestino Antonio Cavallart e con lui Teodoro Fusconi da Norcia, come giudice generale della Marca. Eletto, nel marzo del 1800, Pio VII, questi fece di Macerata una delegazione apostolica, mandandovi, (piale primo delegato, monsignor Giacomo Carlo Borromeo di Padova. Il papa stesso, nell'andare da Venezia a Roma, fu in Macerata il 25 giugno 1800.
Nel 1802 la Marca fu di nuovo occupata dai Francesi, per ordine di Napoleone I, e il dì 1 aprile del .1808 Macerata fu riunita al Regno Italico, divenendo il capoluogo del dipartimento del Musone; e Giacomo Gaspari, veronese, fu nominato regio prefetto. Morto Napoleone e restituito Pio VII alla sede pontificia, Macerata continuò ad essere amministrata da Gioacchino Murat, che sino dal 1813 aveva occupata la Marca; ina nel 1815 le truppe napolitano furono disfatte dagli Austriaci. Così Macerata tornò alla Chiesa e ridivenne delegazione apostolica unita a quella di Camerino.