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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Parte Terza — Italia Centrale
Macerata furono fortificati i posti esterni e nella piazza fu posto un buon corpo di guardia. Volgendo in peggio le cose dello Sforza. Macerata fece atto di devozione alla Chiesa e riebbe così la Curia generale, la immunità di dazio dalle grasce, dai porti e la cognizione delle cause tra i cittadini.
Sotto il pontificato di Callisto III. banditasi la crociata contro Maometto II, fu creato capitano generale il cardinale Scarampi. Macerata concorse con uomini e danaro.
Nella seconda crociata, bandita da papa l'io II, fu tenuto in Macerata un altro gran Parlamento, che precedette la venuta dello stesso papa in Ancona, per porsi alla testa della crociata.
Sotto Sisto IV Macerata, sebbene afflitta da grave pestilenza, dovè concorrere ad allestire la flotta contro i Turchi e fu inoltre costretta a prender parte alla guerra contro Nicolo Vitelli signore di Città di Castello.
Nel pontificato di Alessandro VI non occorsero per Macerata fatti degni di nota e le ire, le vendette del Valentino furono solo rivolte a colpire i Varano di Camerino, essendo legato della Marca il cardinale Alessandro Farnese che risiedeva in Macerata stessa. In questo tempo la città, nonostante le miserie e le asprezze delle continue guerre e discordie cittadine, veniva fiorendo per arti, lettere, scienze e per ci\iltà.
Nel I503, eletto Giulio II, Macerata dovette anch'essa sostenere le conseguenze delle guerre, somministrando uomini e danaro, alloggiando milizie, ecc. Il successore del Della Rovere, Leone X, si confederò con l'imperatore Carlo V, per togliere ai Francesi il ducato di Milano e. dovendo passare per le Marche l'esercito degli Spagnuoli imperiali Macerala si fortificò e strinse alleanza con varie città per la comune difesa. Come governatore della Marca fn inviato da Leone X il celebre Nicolò Ronafede di San
Sotto Paolo Ili fu stabilita in Macerata la Curia generale e l'Archivio. Lo stesso pontefice visito la citta ed altri luoghi della Marca e, nel 1536, fece legato il cardinale Domenico De Cupis. Sino al 1GW la Marca fu in pace e non sentì i travagli della guerra,; ma in questo anno gli Imperiali collegaronsi coi Fermani, onde i Maceratesi, per Umore di incursioni, trasferirono, ai 27 novembre, tutte le loro gioie ed oggetti preziosi nella chiesa delle Vergini.
L'anno 1300 il Comune dì Macerata stipendiò lo stampatore Luca poi servizi della citta, con l'obbligo di istruire noli arte due giovani maceratesi.il ili settembri 1551 fu in Macerata (ìiulio III, onorevolmente accolto dalla popolazione. Sopravvenuti poi i rumori di guerra, nel giugno del 1552 e nel gennaio (lei 1553, fu decretato dal pubblico Consiglio di fornire la città di nuove artiglierie di bronzo e di nuove opere di difesa e intanto, a migliorare le industrie e le manifatture, fn introdotta, il 9 febbraio del 1551, la fabbrica dei tessuti d'oro, d'argento, di seta e dei velluti.
Vnelie sotto Paolo IV. durante la guerra contro Filippo 11 di Spagna, Macerata ed altre città della Marca dovettero somministrare danari uomini e fornire alloggi Nel 155S entrarono in città i Padri della Compagnia di Gesù, che vi fondarono ini collegio, durato sino alla Rivoluzione francese.
Salito alla cattedra di S. Pietro papa. Pio V, domandò aiuti e soccorsi a Macerata per la guerra contro i Turchi e. furono mandati treutasette rematori per le galere pontifìcie e un contingente di soldati, in ragione dì 2 ogni 100 abitanti. Nel 156*7 la città concedè il locale per erigere la chiesa e il convento dei Padri Domenicani e grato di ciò il pontefice. volle che la città ponesse inquartata nella sua arnia la croce bianca in campo rosso.
Nel 1575monsignor Filippo Sega, governatore della Marca, con editto del iJ giugno, istituì in Macerata il Tribunale della Concordia, il quale obbligava chiunque volesse ritentare giudizio, ad esporre le sue ragioni al detto nuovo Tribunale, composto di quattro giudici e d'un notaio, a turno; quivi doveva pronunciarsi la sentenza, secondo la quale sarebbesi autorizzata la prosecuzione della causa.