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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Macerata
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fu stipulato l'atto con cui Ridolfo Varano ebbe il titolo e la carica di governatore della città e distretto, rettore e signore di Macerata.
Avvenne intanto il celebre concilio di costanza, in cui Gregorio XII rinunciò al pontificato; onde, nel 1415, fu dichiarato cardinale decano, legato ad lettere e vicario perpetuo della Marca, con 50,000 scudi l'anno e l'amministrazione delle due chiese unite di Macerata e Recanati. I Maceratesi ebbero la conferma di tutti i privilegi, la assoluzione dalle censure e la riduzione, dei tributi a soli 600 fiorini d'oro. Eletto Martino V, nel 1417, agli 11 di novembre, mandò un Breve a Macerata e poscia inviò nella Marca Marino Tocco o Tosco, vescovo teramano, come tesoriere prolegato e governatore. Tra i successivi legati vuoisi specialmente ricordare Gabriele. Condolimeli, celebrato per le ottime costituzioni da lui date alla Marca.
Sotto Eugenio IV fu vescovo di Recanati e di Macerata Giovanni Vitelleschi. poi cardinale col titolo di commissario e. governatore della Marca. Questi approvò gii statuti di Macerata ed ebbe aiuti dai Maceratesi per assoggettare i ribelli di Pesaro. Nel 1433 la Marca fu dominata dal conte Francesco Sforza, acerrimo nemico di Eugenio IV e Macerata gli consegnò le chiavi della città. Il conte pose in Macerata, come suo luogotenente generale, Foschino Attendo!© dei conti di Cotignola, impose annuo censo a tutti i Comuni, imposizioni ai vescovi, abati e chierici ed anco agli ebrei e creò tesoriere della provincia Boccaccino de Alemannis. Nel 1435 i Maceratesi aiutarono Alessandro Sforza, fratello di Francesco, a soccorrere Canterino dalle incursioni di For-tebraccio e ne riportarono vittoria. Cambiarono poi le parti e il duca di Milano, vedendo come Francesco Sforza invece di osteggiare favoriva Eugenio IV, spedì il Piccinino ad infestare gli Stati della Chiesa ed entrato il Piccinino nella Marca, cercò di alienare diversi luoghi dalla devozione allo Sforza. Aggravatisi gli avvenimenti, Alessandro Sforza, nel 1438, si portò in Macerata e ripartì nelle vicine castella i suoi armati contro il Piccinino. Ma il Visconti si pacificò con lo Sforza, anzi gli die in moglie, nel 1441, Bianca sua figlia naturale, che, divenuta governatóre della Marca, entrò, nell'agosto dell'anno seguente, in Macerata, ove fu trattata come sovrana signora, a spese pubbliche, dandosi di ciò incarico speciale a dodici nobili cittadini.
In seguito, per intrighi di Alfonso d'Aragona e del duca di Milano, fu persuaso al papa di ricuperare, la Marca, ed Eugenio IV dichiarò Nicolò Piccinino capitano generale e gonfaloniere di Santa Chiesa. Da qui cominciò la guerra tra i due grandi capitani. Macerata ebbe il presidio rinforzato e Alessandro Sforza fece, trasportare alla Torre dei Mollili, forte o ridotto esterno, una grossa bombarda. In tale frangente in Macerata fu tenuto un Parlamento generale, popolare, convocato dai priori, e, dopo lunga discussione, fu presa la risoluzione di mandare quale ambasciatore al commissario dell'armata pontifìcia, Lotto de' Sordi, vescovo di Spoleto, col quale furono stipulati accordi. Alla città furono conservate le sue prerogative, ridotte le taglie. Indi Alfonso d'Aragona entrò solennemente ili città, preceduto dalle insegne, al grido di Viva la Santa Ecclesia, la sacra Maestà e l'illustre capitano. Macerata fu meglio fortificata e fu posto un castellano alla rocca della Rancia, già munita e resa importante dal Piccinino. A comandare l'esercito pontifìcio fu sostituito al Piccinino il figlio Francesco, il quale accampò l'esercito a circa 2 miglia da Macerata, alla Torricelli o Castellare del Colle. Ma congiuntosi lo Sforza col suo luogotenente Ciarpellone, il 23 agosto 1444, attaccò sulle rive del Chienti l'esercito della Chiesa e sotto Montolino riportò completa vittoria, facendo ingente numero di prigionieri, tra i quali lo stesso Francesco Piccinino e il cardinale legato Domenico Capranica, che furono tradotti alla rocca di Fermo. I Maceratesi furono i primi a riconoscere lo Sforza, il quale in breve tempo riebbe, tutto il Piceno. Francesco Sforza allogò in Macerata il nipote. Roberto da San-severino colla sua squadra ed il tesoriere Contuccio de' Mattei. Riprese le ostilità, Eugenio IV affidò a Sigismondo Malatesta il comando dell'esercito pontificio. In