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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   2-20
   Parte Terza — Italia Centrale
   giorno, in cui cadeva la festività di San Leonardo, restò memorando e solenne pei Maceratesi, i quali mandarono ambasciatori al papa per ottenere l'assoluzione e per chiedere l'ampliamento della diocesi.
   Nel 1385 Macerata elesse a podestà Ridolfo Tarano, il quale la teneva iti pieno potere, sahi i privilegi. Ma i Maceratesi erano ornai stanchi della troppo assoluta signoria dei Varano e decisero di sottomettersi nuovamente al papa. 11 vescovo Angelo Gino, con buona scorta d'armati, potè penetrare iti città e cacciare il presidio tenutovi dai Varano, ed In seguito a ciò il cardinale Bontempi fu onorevolmente accolto in città, cui restituì la Curia generale assolvendo i cittadini dalle censure.
   Salito alla cattedra di San Pietro Bonifacio IX, mandò il fratello Andrea Tom a celli come marchese della Marca e capitano generale dello Stato pontificio. Osteggiava il
   I omacelli, Boldrino da I'anicale, celebre guerriero, clic andava eccitando, contro il marchese, le terre della Chiesa, quando a un tratto queste si composero e Boldrino fu stipendiato come capitano della Chiesa. Questi venne a Macerata con soli venti cavalli, invitato a solenne pranzo dal marchese Toinacelli. Ma in quella che Boldrino versava l'acqua sulle mani del marchese, questi lo fece proditoriamente uccidere e spedì subito corrieri per tutta la provincia per raccogliere armati.
   Durante la guerra tra Lodovico d'Angiò e Ladislao, figlio di Carlo III Durazzo, ' Maceratesi fortificarono la città, che fu munita di nomini e di difese.
   Il figlio di Boldrino, per vendicare l'uccisione del padre suo, uccideva quanti Maceratesi gli capitavano tra le inani e, fattosi vieppiù audace, si avanzò fin sotto le mura della città con forte esercito, al comando di Azzo da Castello e Biordo de' Michrlotti, capitani della famosa compagnia detta di San Giorgio, minacciando di distruggere la città, ove non gli si consegnasse il marchese, autore della uccisione di Boldrino. Nel 1393 il Toinacelli, con l'intervento del conte Francesco Novello di Carrara e di alcuni ambasciatori fiorentini spediti dal papa, negoziò un accordo. Fu restituito il cadavere di Boldrino ed a suo figlio furono promessi 10 o 12,000 fiorini d'oro.
   L'anno 1391 il conte di Carraia, ed i fuorusciti Ghibellini di Macerata, di Monte Giorgio, di Montecassiano e dì altri luoghi, tentarono di espugnare la città; ma i Guelfi, guidati dal Varano, li vinsero ai 12 di ottobre.
   Innocenzo ^ II inviò, per rettore generale della Marea, Angelo Cornarlo, patriarca di Costantinopoli, ctIIi missione di ripristinare in Macerata la residenza della Curia generale. Ma i giudici maceratesi erano stati sottratti al sindacatore generale e la città protostò e il papa mandò un indulto per ripristinare anche questo privilegio.
   Nel 1100 Innocenzo VII nominò suo nipote, Ludovico Migliorati, rettore e marchese della Marca e capitano generale della Chiesa. Dovendosi adunare il conclave a Roma, venne ordine dai cardinali al Comune di Macerata, ai G di novembre, di far partire alla volta di Roma un buon numero di cavalli e di fanti, il quale, si uni a tutta l'armata della Marca, condotta da Paolo Orsini, generale in capo dì Santa Chiesa.
   II papa eletto fu il cardinale Ci mia rio, che assunse il nome di Gregorio XII.
   Continuando lo scisma e la Cristianità essendo divisa tra le parti di Benedetto ^ III, Gregorio XII e Alessandro V, Macerata, stanca pel dispotismo e la inala amministrazione dei rettori e marchesi, nel 1110 si dichiarò e confermò in istato libero, confederandosi coi signori di Fermo, di Satiseverino e con Carlo Malatesta di Rmiini, amico di Gregorio Xll al quale i Maceratesi amarono di rimaner fedeli. Giovanni XXIII, temendo i Malatesta, mandò a Macerata Paolo Orsini e d cardinale Giovanni Orsini, con 1500 cavalli. 11 legato provvide alla guardia della città con una grossa bombarda con palla di pietra di cento libbre: macchina che riuscì nuova nella Marca, ila gli Orsini, vedendo che i Maceratesi parteggiavano per Gregorio Xll e che avevano ricusata la cavalleria, se ne partirono abbandonando la Mara. Dopo di ciò i Maceratesi dichia-raronsi nuovamente in libertà, proclamando loro signori i \ arano e nel 1 I lo, ai 13 maggio,