Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (238/423)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (238/423)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   2-20
   Parte Terza — Italia Centrale
   Allorché Clemente Y trasportò la sede pontifìcia in Avignone, molte città marchigiane insorsero e presero le armi contro il rettore Rambaldo de' Collalti. 1 Maceratesi rimasero fedeli alla Chiesa. Clemente Y mandò due legati per pacificare la provincia, i quali emanarono in Macerata varie ordinanze, ma senza venire ad alcun componimento; anzi i Marchigiani solle varo nsì contro il rettore Bertrando de Got, nipote del papa, e contro il suo vicario Geraldo de Tastis. Jesi e Macerata solamente stettero colla Chiesa e i due Comuni spiegarono nei gonfaloni l'arme antica della croce. Geraldo con l'esercito guelfo vinse gli insorti presso Macerata e, nel !'30S, confermò esenzioni e privilegi alla città. Nel 1313 \ itale Prost, vicario e tesoriere della Marca, riunì e riformò la Curia generale in Macerata e riorganizzò gli ufficiali. Alla morte d'Enrico VII i Ghibellini fuorusciti fecero stipulare una formidabile lega di più città contro i Guelfi, coll'intenzione di andare contro Macerata. Non erano ancora sopite queste turbolenze, che altre ne furono suscitate contro la Chiesa, nel 1310, dai marchesi e dalla Curia delia Marca e si dovette pubblicare un bando contro i podestà e gli altri pubblici ufficiali dei Comuni ribelli. Intanto Federico di Montefeltro, capo del partito ghibellino, istigò il Comune di Montoinilone, che mandò armati contro Macerata. Il rettore Vitale col presidio dei cittadini usci loro incontro in aperta campagna e giovandosi di buon nerbo ili fanti e cavalli maceratesi potè porre in fuga gli insorti. Vitale, grato agli uomini di Macerata, donò loro i beili' confiscati ai Guelfi maceratesi. Giovanni NXII mandò nella Marca il Fa ut ree. in qualità di rettore generale spirituale e temporale, ed in Recanati andò il maresciallo Pontio di Arnaldo. Questa città era divenuta come il ricetto di tutti i Ghibellini marchigiani, laonde il papa sdegnato trasferì, nel 1350, da Uecanati a Macerata la sede vescovile ed eresse a cattedrale la chiesa di San Giuliano. Inoltre Giovanni Wll, con lettera da Avignone del 12 febbraio 1322, concesse a Macerata il mero e misto impero, cui» potestate (jìadii, condanne a morte ed altre gravi punizioni, onde il podestà poteva procedere contro chiunque, anche privilegiato, ed aveva la prevenzione, anche sullo stesso rettore della Marca,
   Nel 1323 una pace generale fu conclusa m ila Marea tra Guelfi e Ghibellini ed in memoria di ciò fu eretta in Macerata la chiesa di Santa Maria della Pace, per opera di (ientiluccio Compagnone, Andreuccio Carbone, Giuliano Ulisse, patrizi maceratesi. I Maceratesi furono inoltre prosciolti ila certe contribuzioni, avendo aiutato il rettore 1 autrec a liberare l'ano dal dominili dì Federico da Montefeltro. Vi I.antrec successe il cardinale Bertrando del l'oggetto, il quale convocò mi generale parlamento in Macerata e vi fu imposta una taglia da pagarsi alla Camera \postolica, a ragione d'undici nomini d'arme per ciascun migliaio di focolari e di S fiorini d'oro per soldato. Nel 1310 l ede di Bonleone de' Mulucci rese a Macerata il castello o poggio di casale, clic i Maceratesi munirono e fortilicarono.
   A Bertrando tesoriere successe nel 1312, Bartolomeo de' Manassei da Prato e Con-tiiceio di Matteo, e sotto di essi si continuò a fortificare ì conlini e si accrebbero le opere di difesa nella città, tra le quali fu eretto un castello di frontiera, sopra l'antico recinto di muraglia. La città sviluppò eziandio nel commercio, nelle industrie e nei pubblici a Ilari. Si nominarono diversi magistrati e gonfaloniei i nei quartieri di Santa Maria, San Giuliano, San Giovanili, San Salvatore. Clemente VI, nel 1314, dichiarò, per grazia speciale, che in caso di bisogno Macerata fosse tenuta a somministrare solo tre o quattro cavalieri ben montati e l'anno seguente il rettore diminuì il numero dei focolari pei quali pagavasi il dazio. Nel 1310 il cardinale Bertrando d'Etne emanò un privilegio, col quale autorizzò la città, come più benemerita della Chiesa, a conoscere le prime appellazioni. Nel 1318 le Marche furono desolate da una terribile pestilenza ed in Macerata stessa perì la metà dei cittadini.
   Frattanto nuove turbolenze andavano serpeggiando qua e là nella Marca, e Giovanni Visconti, arcivescovo di Milano, capo dei Ghibellini, per insignorirsi d'Italia e