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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Macerata
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ardito colpo di mano e di cacciare dalla città il rettore pontificio e gli altri Guelfi. Ma il tentativo fallì ed il papa, riconoscente, indirizzò un Breve di lode al podestà, al Consiglio ed al Comune maceratese. Allora i fuorusciti tiuironsi coi Ghibellini dei dintorni o posersi sotto il comando di Percivalle d'Oria, vicario di Manfredi, nella Marca anconitana, che già aveva occupato alcuni castelli nei dintorni di Macerata. B papa domandò aiuti ai Perugini, ma Percivalle continuava intanto la sua marcia, sottomettendo altri luoghi, di guisa che in breve tempo potò porre sotto la signoria dì re Manfredi quasi tutta la Marca; ed anche Macerata, vista oniai inutile ogni resistenza, si arrese. I fuorusciti tornarono e la tranquillità fece di nuovo prosperare la città, cui nel 1259 Manfredi concesse nuovi privilegi. Sotto il governo di Percivalle, fu in Macerata giudice generale della Marca, Bartolomeo di Bando, e podestà Jacoinuccio da Lornano.
Nel 1264 papa Urbano IV bandì una crociata contro Manfredi, e Macerata si unì alla parte ecclesiastica, cui pure aderirono altri Guelfi della Marca. Manfredi spedì contro i Guelfi un esercito di saraceni capitanati da Corrado che venne fatto prigione; ma il suo suocero Gualfano, con formidabile esercito, portossi subito a Macerata e vi lasciò molta cavalleria per l'assedio. Col restante delle milizie recossi a stringere di assedio Montecchio. Riusciti inutili questi tentativi, ne ripartì dopo di aver dato il guasto a quei territori. Allora Urbano IV chiamò in Italia Carlo d'Angiò, investito poi del reame delle Due Sicilie da papa Clemente IV. E nota la strepitosa vittoria di Carlo su Manfredi L'Angioino creò cavalieri i Guelfi della Marca che avevano seguito le sue bandiere e li onorò del rastrello vermiglio e dei gigli d'oro dello stemma angioino.
Morto Clemente IV, rinnovarousi crudeli lotte e funeste guerre tra alcune città della Marca e gli Anconitani invasero i territori dei Maceratesi, essendo podestà del Comune Grinialdesco da Lornano. Pacificati i Guelfi e i Ghibellini, i Maceratesi uscirono arditamente contro gli Anconitani a eia distrussero molto territorio, dì guisa che convenne loro di ricompensare Ancona con G000 libbre di denari ravennati. Conciliatasi con Ancona, Macerata fece inoltre pace con Montecassiano, Montolmo, e nel 1277 con Montemilone. Nel 1283 Giffredo Caetani, rettore della Marca, creò podestà di Macerata il nobile Sinibaldo di Ugolino, di Osinio; ma ì Maceratesi vollero protestare per l'antico diritto di eleggersi t pubblici ufficiali, ed elessero invece podestà Bartolomeo Prendi parte, nobil uomo di Modena. Il rettore indignato, minacciò la città di pene spirituali e temporali; ma i cittadini ricorsero al papa. Il rettore, temendo mali peggiori, portossi a Macerata, assolse i cittadini dalle censure, frenò le agitazioni e pacificò i cittadini.
Non molto dopo, i Ghibellini di Pesaro sollevarono la città, ed il rettore, per sopprimere la ribellione, invitò il popolo maceratese a somministrare uomini e cavalli, ben provveduti di munizioni da guerra. Intanto i Camerinesi erano in guerra con quei di Sanseverino e di Matelica e nel 1287 spedirono ambasciatori ai Maceratesi, antichi amici, per richiederli di aiuto e per stringere lega con essi. I Maceratesi tenuto consiglio, composto di ben duecento persone dei quattro quartieri principali della città, deliberarono di aiutare Camerino.
Di sommo giovamento alla città fu il pontefice Nicolò IV, che con suo Breve del 1290 fondò l'Università di Macerata, nell'istesso anno in cui fu fondata anche quella di Montpellier. Confermò inoltre gli antichi privilegi conceduti alla città, ed aggiunse espressamente quello della elezione degli ufficiali pubblici e del podestà che godeva l'autorità del mero e misto impero. Così in questo periodo di tempo la città potè rifiorire e la popolazione si accrebbe notevolmente.
Sotto il pontificato di Bonifacio VIII fu rettore e tesoriere generale della Marca Guglielmo Durante e dopo di lui il celebre cardinale Napoleone Orsini, il quale, nel 1301, confermò ai Maceratesi la facoltà di eleggersi il podestà e gli altri ufficiali,
15U — La Patria, col. HI.