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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Parte Terza — Italia Centrale
Frattanto Gregorio IX rinnovò la scomunica contro Federico II ed alla stessa pena assoggettò il figlio Enzo ed i ioro seguaci.
Rilevasi dagli scrittori, come verso la metà del Nili secolo, il conte Roberto da Castiglione tenesse presso Macerata la vicaria dell'imperatore nella Marca. Nel 1245 Innocenzo IV, già rettore di queste Provincie, scomunicò e depose, nel Concilio generale di Lione, Federico II, addebitandogli fra le altre colpe, quella di avere usurpata la Marca ed altre Provincie della Chiesa. Ma Federico non si ristette: continui a molestare i luoghi della Marca e vi spedì nuove milizie, agli ordini di Riccardo conte di Civita di Cliieti, suo figlio, por la qual cosa Innocenzo IV inviò capitani e gente (furori per unirsi ai Guelfi, alla testa dei quali era Marcellino vescovo di Arezzo, mentre i Guelfi stessi grano per la maggior parte anconitani, camevinesi, montecchiesi e recanatesi. Nel 1217 il conte Roberto da Castiglione uscì in campagna coi suoi tedeschi, saraceni. maceratesi, osiniani. jesini e matelicaui ed altri Ghibellini. L'esercito pontificio fu attaccato sotto Gsiino e fu rotto, con la strage di più di 4000 nomini; con la perdita del bagaglio, del Carroccio anconitano e della persona dello stesso Marcellino che fu poi ila Federico fatto impiccare. 11 conte Roberto tornò trionfante in Macerata col Carroccio, le bandiere nemiche ed i prigioni. Il cardinale Ranieri, legato della Marca, compartì indulti ai seguaci della Chiesa ed a quelli che tornarono all'obbedienza di essa; punì inoltre i libelli, ed anco ì Maceratesi, per aver dato il guasto al monastero di San Fermano presso monte Lupone e danteggiato Moiitoluio. In quest'epoca il conte Riccardo comandava india Marca, (piale capitano generale e vicario dell'imperatole e sotto di lui, in Macerata, il giudice (Iella curia imperiale della Marca, convalidò la vendita che i Carboni fecero, a Macerata stessa, del castello di Romano. Divenuto Federico padrone di tutta la Marca, Maceratesi inviarongli tre nobili ambasciatori per ottemTO la conferma dei privilegi di cui godeva la città precedentemente e di quelli conceduti da Enzo. 1 due castelli di Lontano e di Nimcastro furono dati a Macerata, nel 123» o li'l'J, dal re Knrico e la donazione fu confermata da Federico 11, ])hi liuto legato della Marca il celebre cardinale Pietro Capocci, si portò a Macerata ovii fecero ritorno i Guelfi clic da un decennio ne erano esuli, e furono dal legato colmati di grazie e di favori, per animarli vieppiù alla fedeltà alla Chiesa. Vuoisi da alcuni scrittori, (die in questo tempo Macerata note voi niente si ingrandisse. Nobili famiglio guelfo erano allora i («ualteri, gli Ugolini, i (liliotti ed i Ricci.
Morto federico II nel 12.ri(t, molti nobili (ìliciti,oltraggiati dai f rliibelliui di Macerata, si rivolsero al papa e cos'i fecero anche i signori di Lorna no, per ottenere la riedificazione del loro castello. Innocenzo 1\ condannò i Maceratosi ad ima forte pena pecuniaria, a favore del sindaco locale; tutte le cause furono deferite a) rettore della Marca e dallo stesso Innocenzo IV furono poi confermati gli antichi privilegi imperiali.
Salito al trono pontilicio Alessandro IV. liei 12jì-, cercò aiuti dalle città soggette alla ('lncsa, contro Manfredi figlio naturale di Federico 11 e a mezzo del vescovo di Faenza spedi una lettera, in forma di Rreve. a Macerata, per cercare somme e far leva di soldati nella Marca e in tale lettera chiamò Macerata città fedele e iiglia. Reggeva allora la Marca lo stesso nipote di \ lessami ro IV, Rolando giudice generale, il (piale fu in Macerata e vi emanò varii decreti. Partitosi Molando, molte città e castelli si ribellarono, laonde il successore, \nnibaldo di Trasmondo degli Viinibal-desilii della Molara. altro nipote del papa, dovette usare ogni prudenza per riguadagnare gli insorti alla causa della Chiesa. \1 tempo di Annibaldo rettore, era giudice generale della Marca Cuglielnio dei (Snidalotti, il qnalt», dopo di essere stato ni vani luoghi principali della Marea stessa, stabili la sua residenza in Macerata, ovo costituì, per suo vicario, il podestà del Comune, Matteo da Sant'Alberto, romano.
Intanto i Ghibellini marchigiani, istigati da Manfredi che si eragià reso padrone del regno di Napoli, tentarono di impadronirsi, ili nottetempo, di Macerata, mediante