Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (235/423)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (235/423)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Macerata 231
   tenere la provincia in devozione della Chiesa romana e di pagare l'annuo censo. Ad. Aldobrandino, morto di veleno, propinatogli dai conti di Celano, successe nel 1315 il fratello Azzo VII. Sotto il pontificate) di Onorio III, dopo la morte di Ottone, i popoli della Marca si armarono ed i Maceratesi strinsero alleanza con quei di Poggio San Giuliano o San Pellegrino, con gli uomini di Montolmo, di Osinio e di altri luoghi, allo scopo di sostenere la comune libertà ed indipendenza contro tutti, fuorché l'impero e nel 1218 fu, a tale uopo, stipulato un solenne atto. 1 Maceratesi dovettero sostenere una lunga lotta contro i vescovi di Fermo, i quali pretendevano il dominio sul Poggio (li San Giuliano, che alcuni identificarono colla stessa Macerata, e che altri invece riconobbero come ben diverso e distinto dalla città. Le lotte tra Guelfi e Ghibellini, che già funestavano anche le contrade marchigiane, riarsero furiosamente nel 1224; e mentre era podestà maceratese Inghiraino generale dei Fiorentini, Benve-uiito di Pedone, capoparte ghibellino, trasferì in Ugolino di Gregorio tutti i suoi beni di Sant'Angelo di Villa Magna.
   Gregorio IX, a frenare l'audacia ghibellina, scomunicò Federico II ed assoldò una milizia di cui dette il comando a Giovanni di Brenna re di Gerusalemme, con grado di capitano generale di jlomagna e della Marca» Costretto Federico a partire per la guerra di Palestina, Rannido viceré di Sicilia occupò ostilmente, per incarico avutone dallo stesso imperatore, le Provincie della Chiesa e quindi anche la Marca, avanzandosi sino a Macerata. Avuta questa, sperava il viceré di impadronirsi facilmente del resto della Marca, e, ritenuta la località di Macerata strategicamente assai importante, fortificò la città con una nuova cinta di mura, munite di torri, propugnacoli, terrapieni e fossati. In quel tempo Macerata aveva più di quattro miglia di circuito, contenendo da Fonte Maggiore, per la via detta anticamente Tiburtina, alle fonti di Macerata sulla Flaminia, sei nobili e vasti quartieri, denominati: di San Giuliano, San Paolo, San Pietro, del Monte, di San Salvatore e di Macerata; senza comprendervi i borghi esterni di San Salvatore, di San Giovanni, anch'essi protetti e muniti con apposite fortificazioni e baluardi. Macerata divenne così piazza d'anni e camera cesarea; ma ai cittadini fu giuocoforza sostenere le gravezze delle contribuzioni, degli alloggi e gli altri incomodi della guerra. Il pontefice scomunicò Ranaldo e prepose alla difesa della Marca il re Giovanni, e quale legato vi inviò il cardinale Giovanili Colonna. Varie e luttuose furono le conseguenze. La superiorità delle anni imperiali rendeva quasi imitili gli sforzi dei Guelfi, laonde Gregorio IX, per costringere Ranaldo ad abbandonare la Marca, pensò di trasportare il teatro della guerra nel reame di Napoli. Uno dei tre eserciti pontificii trovò tale resistenza a Macerata ed a Ripe, da non poter più progredire nella marcia.
   Intanto era tornato dalla Palestina Federico II, il quale destinò nella Marca, quali vicarii imperiali, Riccardo conte di Caserta e Giacomo Morra. Pacificatosi in seguito col papa, ordinò alle città ghibelline di tornare all'obbedienza della Chiesa, e Gregorio IX, senza perder tempo ordinò al vescovo di Beauvais, rettore della Marca di Ancona, di prendere sotto di sé Macerata e Montolmo, come luoghi immediatamente soggetti alla Chiesa, munendoli eziandio di uomini d'arme.
   Nel 1239 Gregorio IX, coi Guelfi della Marca ed il cardinale Colonna, si volse contro Enzo od Enrico, figliuolo bastardo di Federico II; ina al primo sopraggiungere degli imperiali in Macerata, i fuorusciti Ghibellini rimpatriarono. Re Enzo, permeglio procedere all'espugnazione di Slacerata, pertossi prima alla conquista di Montecchio, luogo fortissimo, i cui abitanti sostennero coraggiosamente il lungo assedio. Ai Maceratesi toccò di fornire il campo cesareo di vettovaglie e munizioni da guerra, onde ottennero grazie e privilegi dal re e la conferma del dominio assoluto di Casale ed altri castelli, l'esenzione del proprio foro, l'immunità su tutti ì porti della Marca Anconitana, con altre prerogative, col pieno ed assoluto reggimento della loro città.