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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni    dalla Commissioni di belle arti ed antichità nel 1853 e da quella dei monumenti e scavi del 1892. Nè si dica clie la posizione della Civita era in luogo aperto ed indifeso, imperciocché la cittadella veniva lambita dal mare ed i circostanti monti ne formavano la sua difesa. E fu appunto nella sua ricostruzione che i Romani vi ricondussero una colonia che prima avevano dedotta.
   Proseguendo per quelle contrade troviamo di notevole tra gli antichi monumenti due bellissime conserve d'acqua, aventi le mura larghe 4 palmi, fatte di breccia e di cotto sottilmente pestato con calcina, arena e pozzolana, che al presente pare un sodo macigno incavato. Nella facciata est si legge la seguente iscrizione:
   ti clavdio nerone 1teiivm gn p1sone cos aqva...pyrl...opys...signi
   ......gviì......
   . . . alba.....ilavo
   Altri avanzi di circo, teatro ed anfiteatro si trovano nelle adiacenti contrade Foli-guano, Sant'Angelo e Santi, ove pure esistono imponenti ruderi, che indicano chiaramente una continuazione di fabbricati. Nella magnifica villa Boccabianea, dei signor conti Vinci, posta nell'agro di Marano, oltre ad una Infinità di armi, scudi, ecc., si conserva il seguente frammento di memoria eretto all'imperatore Marco Aurelio:
   divi adriani......
   tajan1 partici pronipoti divi nervae abnepot1 marco a vrelio antonino avg.
   ............. O. . . .
   Furono anche dissotterrate tra le rovine di Capra frammenti (l'iscrizioni appartenenti alle famiglie : Pomponia, Erennia, Publicia, Cossinea, Fortunata, Tulliena, Bebia, Salassa, Livia, Ofania, Sestilia, che formavano in gran parte la colonia romana
   Scrìssero in proposito: Plinio, Straberne, Solino, Silio Italico, Olivieri, Paciaudi Colucci, Bianchini, Cori, Bruti, K. Baedeker, Allevi, Forti, Branca.
   Nel medioevo il centro abitato formatosi presso le rovine di Cupra fu detto Caslrum Marianum, donde poi Marano, nome prettamente romano, forse derivante da romana famiglia, ed accresciutosi fu preso dai vescovi di Fermo ai monaci che lo possedeva.no, e venne quindi in potere del vescovo Presbiterio per cessione fattagliene l'anno 1193 da Rinaldo di Falerone. Occupata la Marca da Federico imperatore, il suo vicario, Rinaldo duca di Spoleto, per ingrandire Ripatransone, le concedette Marano insieme ad altre terre. Rientratone il vescovo in proprietà, da lui passò nel dominio di Fermo e, confermato da Manfredi fin dal secolo XIII, così perdette l'autonomia col far parte dello Stato fermano come castello di seconda classe, seguendo le vicende della sua metropoli.
   115 ottobre 1431 il re Alfonso d'Aragona giunse in Marano, ove fece mettere ai ferri come traditori i capitani Pierbrunoro e Troilo, che, innocenti, furono vittime d'un tranello del conte Francesco Sforza. Il dì susseguente, lasciato Marano, si mise in marcia con tutto l'esercito verso Ascoli, ove giunse dopo tre giorni di cammino Marano ebbe in appresso appodiato il Comune di Sant'Andrea.
   Nella grande epopea del nostro patrio risorgimento, rivendicato il nome della grande Cvpha, dòtte una schiera di valorosi che presero parte in tutti i fatti d'arme,
   Ì57 — li» Patria, voi. III.