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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   2-20 Parte Terza — Italia Centrale
   all'anno 1039. Gli abati (li Far fa infeudarono poi il castello ad una potente famiglia di cui non si conosce il nome. Un Enrico di Cossignano è menzionato tra gli anni 1209-1215. Nel 1321 la terra passò sotto la dominazione di Ascoli Xel 1335 se ne impadronirono i Fermani, capitanati da Mercenario da Monteverde; ma fu ripresa dagli Ascolani nel 134'); l'orlo di Massa pure se ne fece padrone nel 1370. come rilevasi da un Breve di papa Urbano A L Antonio Acquaviva contestò a Lotto la proprietà di Cossignano, e avendo potuto avere nelle sue mani, nell'ottobre del ISSO, Guarniero, figlio dello stesso Botto, lo teneva rinchiuso nelle carceri di Santa Vittoria. Minacciò quindi a Botto di uccidergli il figlio se non consegnava Cossignano; ma i Fermani comandarono ad Antonio di Petrocco di non badare alle minaccio di Acquaviva e spedirono nomini per liberare Guarniero dalla prigionìa, portando anche lagnanze contro Acquaviva stesso, li cardinali ed alle città confederate con Fermo.
   Morto Botto. Cossignano domandò ed ottenne di confederarsi con la città di Fermo, cui peraltro si ribellò nel 13SS ai 7 maggio, scacciando il podestà ed il suo seguito. 1 Fermani, sdegnati, devastarono il contado cossignanese e guastarono il convento di San Francesco, situato vicino al passe. Nel I38'J Cossignano tornò all'obbedienza di l'orino. In seguito, il protettore della Marca fissò la sua residenza in Cossignano, di che ingelositi i Fermani spedirono ambasciatori a papa Bonifacio IX, acciò disponesse che il protettore avesse da risiedere nella loro città, l'asso poscia, unitamente ad altri territori della Marca in potestà di Francesco Sforza e nel secolo XV il Comune potè ottenere l'autonomia ed uno statuto proprio.
   Cossignano trovasi a É00 metri di altezza, su di un colle, in amena posizione, a circa chilometri dal fiume Tesino. Tra gli edilizi ricorderemo la chiesa collegiata, in cui vedesi, alla sinistra di chi entra, un quadro rappresentante la Madonna del Rosario, opera di Carlo Maratta. Nella chiesa della SS. Viniuuziata è un Sani'Antonio, dipinto dal l'agalli e diversi allVeschi dei secoli XV e W'I. Nella torre del palazzo Civico è una campana del 1303 con lo stemma del Connine e la salutazione angelica, vale a dire 1 Ari' Maria. L'ospedale di San Giacomo data dal secolo XVII. essendo stato fondato sotto il pontificato di 1 rbano \ III. 11 territorio è fertile di cereali, uva, ulive e frutta d'ogni specie.
   Uomini illustri. — Patria di lìernabei, valente medico e di Gian Domenico Santucci, vescovo ili Wqnapcndente.
   Coli eh'tt, S. HèftéA «lei Tronto — Hioc, Hipatransone — I'2 e T. locali, Str. ferr. a Gmllamtnarp.
   Cnpra Marittima (28511 ali.). Comi sturici. Fu Cupra Marittima la prima città che i Sabini fondarono mi Piceno e sorse a settentrione dell'attuale abitato, come lo provano gli avanzi di costruzioni, oggetti distintissimi e pregevoli in marmo e bronzo, lapidi, monete, medaglie, armi ed ornamenti, dei quali trovasi raccolta gran copia nei musei di Roma, Ascoli l'irono, Fermo, Osiino e Hipatransone.
   Si estendeva per 2 miglia quadrate verso il territorio di Massignano e Campofilone, mentre il suo dominio giungeva verso sud al fiume Klvino oggi Tesino, al nord col Fosso di Xina, a ponente aveva il castello denominato Monte di Cupra, attualmente Bipatransoue, ed a levante il mare.
   Panieri, lapidi e frammenti sono a dimostrare che il celebre tempio della dea Cupra, Giunone, costruito dagli Ftrnschi, sorgeva ad una distanza di 500 metri da questo incasato, alla destra del fiuniicello Monoeeliia e nella auienissinia collinetta in contrada La Civita. La dea \ iene rappresentata con una collana di raggi, lui il capo coprito del tatulo,berretta propria delle matrone < trusche, e la divinità tagliata in una quercia doveva restar nascosta agli sguardi di tutti i profani (fig. S3). La bugna di quel popolo era sabella ed i monumenti non ha guari scoperti dettero un saggio della lingua stessa, la quale ha alfabeto, fattezze, desinenze sue proprie, e dovè essere l'anello di