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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Farle Terza — Italia Centrale
Nel 1376 e nel 1389 i Fermani assediarono Ripatransone, devastandone il territorio e nuovi e maggiori danni soffri quando, l'anno 1115, le soldatesche del Malatesta occuparono la terra, dandole tremendo saccheggio. Martino Y, nel 1419, compensò questo popolo esentandolo dal pagamento delle gabelle.
Nel 1442 gran parte dei cittadini, mossi da tal Santoro Pucci, uomo animoso e di grande credito, cacciò il presidio che vi teneva Francesco Sforza; di che sdegnato il conte, con poderoso esercito e con grosse artiglierie, pose F assedio a Ripatransone. Riusciti vani gli sforzi ricorse agli inganni e, aiutato da alcuni partigiani, potè nascosamente essere introdotto in città. La terra fu allora abbandonata al più sfrenato saccheggio e furonvi commesse stragi, uccisioni e ruine. Vi fu lasciato a guardia un presidio forte di quattromila nomini; ma ciò non impedì a Santoro di liberare nuovamente la città e, soccorso dal Piccinino pose in fuga le genti sforzesche.
A poco a poco Ripatransone potè risorgere, riparandosi sollecitamente ai danni ed alle ruine. Sotto Leone X il paese patì nuovi disastri da parte di un'armata spaglinola che, fìngendosi amica, fu accolta entro le mura e fornita di vino e di vettovaglie. Pi lì a non molto, avuto sentore i Ripani che la stessa armata, retrocedendo dal reame ili Napoli, era di nuovo per far passaggio per la loro terra, provvidero strenuamente alla difesa delle mura e respinsero felicemente l'assalto dato dagli Spaglinoli. Si distinse in questo fatto Bianca Benvignati nei De Tharolis, che alla testa di un manipolo di cittadini ributtò il nemico che aveva guadagnato un tratto delle mura.
Dopo la metà del XV secolo Ripatransone divenne capoluogo del presidiato far-fense e vi risiedeva un giudice per quelle terre che la celebre abbazia possedeva nelle Marche; giurisdizione abolita poi dopo la metà del secolo X\ 1. Nel 1571 papa l'io V innalzò Ripatransone al grado di città, eleggendola altresì a seggio vescovile.
L'abitato sorge a circa 30 chilometri al sud di Fermo, sopra cinque elevazioni, sulle quali erano anticamente quattro castelli o rocche, a 494 metri sul livello del mare. Discreti sono i fabbricati, regolarmente tagliate le strade interne e selciate con pietra locale. Il tempo rovinò in gran parte il doppio recinto delle mura, guerìiitedi torri e di merli, dei (piali rimangono ancora in piedi notevoli tracce, e da cui era difesa sino dal secolo XII.
Tra gli edifizi più ragguardevoli, sia per l'antichità che per l'arte, vogliono essere ricordati: l'abside della chiesa di San Nicolò, che forse rimonta al secolo IX; l'antemurale di porta C'upra; il palazzo del Podestà, di stile gotico-italiano, del secolo XIIL Tra le chiese distiiigiionsi, per bontà di architettura, la Cattedrale (disegno di Gaspare Guerra da Modena), in cui meritano sopratutto osservazione alcuni intagli in legno, stupendamente eseguiti da Desiderio Pontini; — la chiesa dei Filippini, ove si ammirano due dipinti di Carlo Maratta ed una bella Concezione di nu buon allievo di Pietro da Cortona e da questo ritoccata, nonché una pregiata antica lapide cristiana dei tempi Augiistei; — e la chiesa di Sant'Agostino, ricca dì pitture, di ornati e di marmi.
Tra le opere d'arte: un trittico ed altre tavole con immagini di santi, attribuite a Carlo Crivelli, esistenti nel palazzo Comunale; ima bella tavola di Vincenzo Pagani, nella stessa residenza; mi buon affresco del secolo XVI, rappresentante la Deposi* zianc dalla Croce, attribuito al detto Pagani, nella chiesa rurale del Carmine ; gli affreschi di San Maria della Petrella del XV secolo e una bella figura della Vergine, eseguita da Federico Barocci, presso le Convittrici della carità. In casa l'ozzi-Condivi: una Madonna attribuita a Guido Reni e un'elegante posata di argento dorato, che venne donata dal celebre Annibal Caro alla nipote Porzia Caro, sposa di A Scanio Condivi da Ripatransone. Nella casa dei marchesi Bruti: nn San Girolamo, attribuito a Salvator Rosa; un ritratto in miniatura eseguito sull'avorio dal Battoni; una pregevole