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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Comuni del Circondario ili Fermo
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c coraggio, di guisa che il nemico fu posto in fuga. Sino al secolo XVIII Petritoli rimase sotto il dominio di Ferino.
L'abitato sorge in collina, a sinistra del fiume Àso, a 358 metri sul livello del mare. Nella chiesa dei Minori Osservanti è un buon organo, costrutto dal celebre Callido, veneziano, il Comune annovera un Monte frumeiitario e varie opere pie, per sussidiare orfane e zitelle povere. 11 territorio è ricco di ulivi, vigneti e produce in abbondanza cereali, foraggi, frutta ed ortaglie.
Uomini illustri. — Carlo Mazzaroni, giudice a Lucca ed a Genova; il gesuita Padre Amadio, morto martire nelle Indie (1G81) ; Ludovico Pagano, giureconsulto del XVI secolo; G. II. Mannocchi, maestro di cappella a Itoma; Filippo Mannocchi-Tornabuoni, medico, letterato, patriota, deputato alla Costituente Romana.
Bibliografia. — Mannocchi Luigi, Notizie storiche e statistiche eli Petritoli. Fermo 1889.
Colt, elett. e Dioc. Fermo — P2 e T. locali, Str. ferr. a Porto San Giorgio.
Ponzano di Fermo (1551 ab.). — Piccolo paese su di un colle, a 250 metri d'elevazione, presso il torrente Ete vivo. Nulla di notevole in linea d'arte se ne togli un'antichissima chiesa rurale notevole per il suo elevatissimo campanile in forma quadrata. Le strade interne dell'abitato sono ammattonate.
11 territorio, tutto in collina, è fertile di grano, granturco, uva, ulive e foraggi.
Coli, elett. e Dioc. Formo — P2 e T. locali, Str. ferr. a Pedaso.
Mandamento di RIPATRANSONE (comprende 5 Comuni, popol. 14,973 ab.).
Ripatransone ((Ì185 ab.)^S 11 nome derivò alla terra da una famiglia Transone o Trasone, spesso ricordata nei documenti dell'età di mezzo, che ne divenne feudataria, sotto il vassallaggio dei vescovi di Fermo. Quei signori riunirono, alla line del secolo XII, i quattro castelli dell'attuale centro abitato e li ricongiunsero con fortificazioni. I)a essi la nuova città tolse il nome di Ripairansónis o Ripatransonum. Nella località dei quattro castelli doveva esistere un centro ben popoloso di nome tuttora ignoto; e ciò si addimostra dalla vasta necropoli preromana scoperta da farii anni nei pressi dell'attuale città, dalla quale vennero alla luce moltissimi oggetti di non poco interesse, conservati in buona parte nel Civico Museo di antichità.
Arrigo VI, che aveva in feudo tutte le Marche e le Romagne, tornato dal Napoletano dopo la morte del suo signore, per partecipare alla guerra di successione tra Filippo lo Svevo e Ottone di Sassonia, vedendo questa novità fatta senza suo permesso, assediò la nuova terra e dopo ripetuti assalti, impadronitosene, la ridusse a un mucchio di rovine. I vescovi fermani poterono aiutare i Ripania risorgere e, nel 1212, concessero loro l'indipendenza ed il libero reggimento a Connine. Nel 1225 i Comuni di Olfida e di Acquaviva collegaronsi ai danni di Ripatransone e, tratto nella lega il vescovo di Fermo, diedero ripetuti assalti. Ma, tornati vani gli sforzi degli alleati, quei di Acquaviva staccaronsi dalla lega e strinsero alleanza ed amicizia coi Ripani
Sorte le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, questi prevalsero dapprima e Rinaldo, legato di Federico li, pose per alcun tempo la sua residenza a Ripatransone. L'imperatore, grato ai Ripani per l'obbedienza che prestavano, con diploma del 1229, concesse alla terra i. castelli di Massignano, Cossignano, Marano, Sant'Andrea e Penna col loro contado. Prevalse poscia il guelfismo ed i Ripani aiutarono più volte i legati pontifici della Marca contro i Ghibellini, che però di nuovo prevalsero allorché Percivalle di Oria venne, per Manfredi, a rialzare lo stendardo imperiale in queste contrade.
I Ripani presero quindi parte a tutte le guerre combattutesi dalle città picene e quasi sempre con felice risultato, rimanendo per tal modo giustificato il motto che ò tuttora negli stemmi e nei sigilli comunali: Sum ho Ripanus; Veli cuiporrexero manus! Verso il 1348 Ripatransone si sottopose al dominio di Galeotto Malatesta da Rimini, che già aveva occupata la signoria di Rimini, e vi rimase sino alla venuta dell'Albornoz.