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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Farle Terza — Italia Centrale
La beneficenza conta i seguenti istituti: Ospedale civico; Asilo infantile per maschi e femmine, dipendenti dalla locale Congregazione di carità; Asilo per vecchi indigenti ed inabili, e Confraternita della Misericordia.
Il territorio di Monte Giorgio produce: cereali, vino, olio, legumi, foraggi; vi nascono piante medicinali, quali il giusquiamo, la camomilla, la cicuta. Estesa e rinumeratrice è l'industria dei cereali, bestiame, carni salate, polli e uova. Notevole è anche la lavorazione dei canestri di vimini, mobiglia ordinaria e fusti da aratri. Nelle campagne lavorasi la paglia per cappelli.
Uomini illustri. — Agostino, antico retore e grammatico; Alaleona, senatore, di Ilonia : Uoncori, protomedico nello Stato pontificio; Tiracorda, archiatro di papa Innocenzo X; Giacomo Prosperi, membro della Costituente Romana e condannato alla pena capitale, morì profugo a Spezia; Caradonna e Sante Morelli, valentissini nell'arte dell'intaglio in legno; Giacinto Cestoni, reputato naturalista, coetaneo ed amico del Redi ed uno dei precursori della scienza sperimentale.
Coli, elett. Monte Giorgio — Dioc. Fermo — P2 e T. locali, Str. ferr. a Porto S. Giorgio.
Falerone (4223 ah.). — Cenni storici. Valeria, o Falerio Picenus, è ricordata da Plinio tra le città dell'interno del Piceno ed il Falerionensis ager è menzionato nel libro delle Colonie. l'in che dagli scrittori, l'importanza e la grandezza della città ù attestata dalle stesse cospicuo rovine dell'antiteatro, del teatro e di altri edilizi, e dalle iscrizioni, raccolte tutte nel i\- volume del Corpus Inscripiimium Latinorum, juigg. r>17-.-j25. Da queste iscrizioni rilevasi che Faleria fu colonia che sembra essere stata dedotta da Augusto dopo la battaglia di Azio. Magistrati di Faleria furono i duumviri, duumviri quinquennali, gli edili. Tra le cariche sacerdotali sono nominati gli auguri, i flamini di Augusto, una sacerdotessa della diva Faustina. La tribù cui Faleria fu ascritta è quella medesima di Fermo e di molti altri luoghi del Piceno, cioè la Velina. La città aveva un perimetro di circa 2 miglia, non compresi i sepolcreti ch'erano al fuori delle mura. È assai dubbio in qnal tempo avvenisse la distruzione di Faleria e per opera di quali popoli. Da un rescritto di (ielasio papa abbiamo, che nel IO.» esìsteva mia cattedra episcopale in Faleria; quindi, allorché i Goti giunsero nel Piceno per distruggere le città (405 di C.) Faleria doveva avere il proprio vescovo e la città dovette essere distrutta dopo la morte di Alarico, o per opera di Goti o per quella dei Longobardi, nel secolo VI; il che sarebbe all'ormato dal pontefice S. Gregorio, il quale deplora lo stato infelicissimo in cui e (ioti e Longobardi avevano ridotte le Provincie d'Italia. Però il Colitici opinò che Faleria fosse ancora in piedi ai tempi di Desiderio re dei Longobardi, cioè, nel] Vili secolo e che la sua rovina deliba cercarsi nel X secolo.
Faleria era situala in una pianura presso il tintile Tenna e, distrutta la città, i cittadini scampati alla strage si rifugiarono su di un vicino poggio, sul quale sorse poi il moderilo Falcione. Nell'età ili mezzo varii assedi subì la terra di l'alerone ed al tempo di Paolo lùifredticci il castello fu preso da Galeotto Malatesta. signore di Fano (13ó0l. Sembra che da tale anno non appartenesse più agli Knfredurri, sebbene Eufre-duccio, figlio di Paolo, suscitasse gravi tumulti per riacquistarne il dominio. \1 tempo di Lodovico Fu tre (lucci fu assalito e conquistato dalle genti del P.onafede vescovo di Chiusi, inviato da papa Leone a ricomputare le Marche. Falerone parteggiò per l'Fu-freducci, come il più forte e bellicoso castello a lui affezionato: quindi le genti di P.onafede vi commisero maggiori rovine e saccheggi, incendiando anche l'Archivio comunale.
L'abitato sorge sii di un colle alla sinistra del Tenna, a 132 metri di altezza, presso la strada che da Fermo conduce a Macerata; ha buoni fabbricati, cinti da mura, strade selciate con pietra tagliata e tutte munito di fognature che scaricano le acque fuori del paese. Nella chiesa del santo protettore ammirasi una bella tavola a fondo d'oro, ritenuta prima del Crivelli, ma riconosciuta ora della sua scuola.