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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Fermo
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LA CITTÀ
Fermo trovasi a 65 chilometri da Ascoli, su di una amena collina, a 310 metri sul livello del mare, a G chilometri da Porto San Giorgio. Dai varii punti della città godesi di un panorama incantevole, sia sul vicino Adriatico, sia sulle circostanti campagne, sia sui lontani Apenriiui, La città, che occupa un'area di circa 400,000 metri quadrati, è cinta di mura che hanno un perimetro di circa 3400 metri lineari è nelle quali aprousi le porte Marina, sostituita dalla barriera di porta Romana, Santa Caterina, San Giuliano, barriera Santa Lucia, porta Pesa o San Marco, Sant'Antonio. A mezzodì, a breve distanza, scorre il fiume Ete vivo, a nord il finte Tenna. La città sino dall'anno 1851 si divise in sei contrade che si nomarono Castello, l'ila, Campoleggio, San Bartolommeo, Scoi Martino e Fiorenza.
Nell'antica Fermo furono diversi templi; un Campidoglio, un Erario, un tempio di Giunone, le Terme, il Foro, FAntiteatro e le mura, (piasi costrutte alla maniera comunemente detta ciclopica, e che circondavano anche l'acropoli Ma ben poco conservasi della Fermo romana. Accenneremo alle
Mura primitive, di cui scorgonsi avanzi presso la porta di San Francesco, dietro la eliiesa di San Gregorio Magno, nei sotterranei di casa Porti.
Anfiteatro. ^ Restano di questo poche ed informi vestigia, nella parte orientale del colle su eui siede la eittà, e da una iscrizione rinvenutavi argomentasi che fu restaurato sotto l'imperatore Antonino Pio.
teatro. — Era a nord del eolle, e fu restaurato sotto Marco Aurelio. Vedonsene ancora gli archi della cavea semicireolare, e dagli sludii del eav. De Minicis potè dedursi ehe fosse capace di contenere circa duemila spettatori.
Terme (eoniuriementedette Piscine). —Splendido avanzo della bell'epoca romana, non anteriori all'892, ne posteriori all'8(J8 di Roma, come dimostra il Gennarelli (Bollettino dell'Istituto di Corrispondenza archeologica, 1839). Sono ben quindici sale (le tuttora praticabili) alcune delle quali rivaleggiano per ampiezza ed eleganza laterizia le famose sette sale di Roma. Esse sono sottoposte al già convento dei PI'. Domenicani e per ampio tratto di terreno estendentisi sotto i vicini fabbricati sino alla sovrastante piazza di San Martino. È monumento veramente magni lieo e conservatissimo.
Degli edifizi sacri di Fermo giova ricordare m pruno luogo la superba
Cattedrale (fig. 77). — L'esistenza di questo tempio, detto anticamente S. Maria in Castello, rimonta ad epoca assai remota, ina fu distrutto da un ineerulio nel 1176. Fu ricostruito dedicandolo nSMi&uMa e SSSpiute eirea il 1227: architetto ne fu Giorgio da Como. Era di architettura gotica od ogivale, rieeo di sculture, bassorilievi ed altri ornamenti ; ma non ne rimane ora che la facciata ed il campanile essendo stato, pur troppo, ammodernato dall'arcivescovo Minnucci, sotto la direzione del cav. Cosimo Morelli ed il 27 settembre del 1789 fu aperto al pubblico.
Facciata. — Nelle due porte osservansi alcune sculture ornamentali che risalgono ai tempi longobardici. Sopra la porla maggiore è una finestra circolare, ornata di rosoneeon dodici raggi, lavoro del fermano Giacomo Palmieri, del 1348.
Nell'atrio sono i monumenti seguenti: di Giovanni Visconti di Olctjijit), eie posa sopra quattro colonne, ed artefice ne fu Tura o Bonaventura da Imola. Monumento del condottiero Saporoso MaU'eitcd; vi lavorarono diversi artefici. Il terzo, moderno, ricorda ai posteri il dotto scrittore delle antichità picene Giuseppe Colucci, di Penna San Giovanni : autore del monumento fu Ignazio
Cantalamessa Carboni, ascolano; le sculture furono eseguite dai fratelli Emidio e Giorgio Paci, puro di Ascoli. 11 busto di Marco Severo, primo professore di legge nella restaurazione dell'Uni versità fermarla, sotto Sisto V, è fusione in bronzo di Accursio Baldi Sansouno.
Interno. — Le pitture a chiaroscuro, nella volta, sono del Panfili. All'aitar maggiore è il gruppo rappresentante la Vergine Assunta, opera più pregevole ili Gioacchino Varlè, romano (fine secolo XVIII). Nella eappella del Sacramento è uno stupendo tabernacolo in bronzo, con bassorilievi rappresentanti la Passione di Nostro Signore e gli Apostoli : è opera insigne di Girolamo Lombardi, veneto. Tra le altre opere d'arte che racchiude il tempio ricorderemo : il monumento di Orazio Brancadoro, guerriero del XVI secolo, assai pregiato e di cui fu autore Alessandro Vit toria, allievo del Sansovino; gli ornati credousi del Contini. Deposito di Chiara Spi micci, di nolo lissiina ora estinta famiglia Permana, contessa ili
Lusazia e moglie
di
Francesco Saverio Augusto
principe reale di Sassonia; il monumento fu eseguito nell'anno 1794 da Domenico Cardelli, romano.