Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino', Gustavo Strafforello
Pagina (194/423) Pagina
Pagina (194/423)
La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
•190
Farle Terza — Italia Centrale
potere, ne domandò 50,000.1 Permani, atterriti dalla vicinanza di Cesare Borgia, figlio del papa, che recavasi all'impresa di Romagna, gli offrirono subito 15,000 ducati d'oro, ed il residuo fu poi pagato in breve tempo, in seguito alle minaccia del Borgia. Xel 1502, agli 8 di gennaio, Oliverotto o Liverotto Enfreducci, che aveva militato sotto Paolo, Camillo e Vitellozzo Vitelli, e da ultimo, sotto lo stesso Valentino, effettuò il progetto di farsi tiranno della sua patria. Giunto appena a Fermo, fece barbaramente trucidare sette dei primari cittadini, tra cui il Fogliani suo zio, Gennaro figlio di Ini e Raffaello della Rovere suo genero ; fece avvelenare Girolamo Àzzolino e Pietro Tabor, ricchissimi gentiluomini, in un banchetto loro apprestato, per rendersi padrone dei loro beni. Liverotto, entrato nella lega stabilita da Vitellozzo Vitelli e degli Orsini contro il Valentino, fn da questi fatto uccidere a tradimento, in Sinigaglia, il 13 dicembre 1502. Succedette il governo del legato cardinale Farnese*, ma i Permani per sottrarsi alle sue prepotenze elessero a loro signore il Valentino, che vi mandò a fare le sue veci Jacopo Nardi. Vi tornò dopo breve tempo Ludovico Eufredncci nipote di Liverotto e per la influenza del nome e delle ricchezze, che gli procacciarono numerosi partigiani, primeggiò. Ma intestine discordie sorsero tra gli Enfreducci e i Rrancadoro, che divisero la città e Bartolomeo Rrancadoro rimase ucciso dai satelliti dell'Eufreducci.
Leone X che tra questi due aveva conchiusa la pace, con la mediazione di Orazio Paglioni, ne fu fortemente sdegnato e spedì Giovannino dei Medici e monsignor Bona-fede vescovo di Chiusi, con le milizie della Chiesa, contro Ludovico, il quale perì in imo scontro presso .Monte Giorgio.
Duravano pur tuttavia le intestine discordie, eccitate dalla insubordinazione dei castelli e dalla inimicizia delle più potenti famiglie fermane, e così si porse il destro a papa Paolo III di dichiarare la città ribelle e mandarvi il tìghmd suo Pier Luigi Farnese, con milizie, le quali dettero il sacco alla città. Allora i Permani, temendo qualche altra mena a loro daini» da parto del papa, che di mal occhio vedeva il loro governo quasi libero, chiesero di essere retti dal nipote o dal più pròssimo parente del papa regnante, Questo regime durò sino al IODI. Il cardinale nipote od il parente più prossimo, come e detto, col titolo di governa®» reggeva nel frattempo la città facendosi rappresentare sul luogo da un dottore o più sovente da un prelato luogotenente espressamente inviato.
Nel 1070, abolito il nipotismo, Innocenzo \I fece nominare il governatore di Fermo da una speciale congregazione di inviati. Ma md IGiS'.l Alessandro \ III ne fece governatore suo nipote cardinale Pietro Ottoboni. Innocenzo XII vi stallili la congregazione Permana che fu confermata da BenedettoXIV e poi abolite da Clemente XIII, nel 1701. Da allora in poi Fermo fu governata da Roma.
L'anno 17',l7, occupatesi dai Francesi \neona e Macerata, venne commissario a Fermo il cittadino d'Antteu. Venne in seguito un sedicente commissario Lauretano, accompagnato da alcuni dragoni, per la requisizione di buoi e cavalli. Per le imprudenze e il malgarbo di costui, si sollevò il popolo, ai 21 febbraio, al grido di morte ai Francesi ! Cinque di questi furono uccisi e la città fu costretta a pagare 15.000 scudi e l'approvvigionamento (L'Ila milizia. Xel 17.I0, scoppiata una generale sollevazione dei Marchigiani contro i Francesi, questi partirono ila Fermo il 15 giugno e il 10 vi entrò Clemente Xavarra di Castelclenu ntino, colla milizia del re di Napoli.
Nel 1808 Fermo fu dichiarata città centrale ilei dipartimento del Tronto e residenza del prefetto. Passato anche questo dipartimento sotto il governo del re di Napoli, Gioacchino Murai, le truppe napoletane entrarono in Fermo il 15 gennaio del 1814. Vennero quindi gli Austriaci e poscia hi provincia tornò sotto il governo del delegato apostolico. Alla fine, il 21 settembre del 1SG0 entrarono a Fermo le milizie nazionali e vi fu creato un governo provvisorio che durò sino a che questa, con le altre città marchigiane, si dichiarò annessa al regno italiano di Vittorio Emanuele II.