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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Farle Terza — Italia Centrale
   governata; ria Consoli imperiali. Ma non andò guari die i Fermani, mal soffrendo il giogo imperiale, unironsi agli altri popoli del mezzodì d'Italia e convenuti in Ancona nel 1135, ribellaronsi all'imperatore. Dopo di clic, nel 1192, la rocca fermana fu occupata da Enrico VI imperatore e dopo la di lui morte, da Marcovaldo di Anninuccio, siniscalco imperiale e marchese di Ancona, battuto il quale, nel 1199, i Permani si costituirono un governo autonomo e repubblicano, mentre estesa alle Marche la indipendenza italiana, stabilita dalla lega lombarda, l'autorità imperiale e la pontificia rimasero poco più che di nome.
   Ed ecco farsi strada, anche in Fermo, il libero Connine e la città cominciò a governarsi colle proprie leggi e statuti; eleggendosi un podestà e riservando al Consìglio generale, chiamato popolare e libero, l'esercizio del sommo impero.
   Nel XIII secolo, ricevendo per concessioni di pontefici e imperatori, sotto il suo dominio, la massima parte delle terre e castelli che a lei furono soggetti o per sottomissioni spontanee, o per titoli onerosi, fondava la sua baronale-giurisdizione, come leggesi nello statuto municipale., compilato dal celebre Paolo di Castro.
   Nel 1211 la città fu ricondotta al partito guelfo per opera di Aldobrandino di Este, e data a governare a Guglielmo Rangoni di Modena, l'ero i Fermani, nel 1224, chiamarono loro signore ti proprio vescovo, con l'intendimento di conservarsi neutrali tra il papa e l'imperatore. Questi era allora Federico II, che fattosi padrone di quasi tutta la Marca, nel 1242 ottenne anche la sottomissione di Fermo, concedendo alla città il mero e misto impero, e confermando il dominio della spiaggia marittima. Ala nel 1219 il cardinale Raniero, legato apostolico, restituì Fermo alla Chiesa, confermandole i privilegi imperiali. Nel 125! fu occupata dalle genti di Manfredi re di Napoli. Nel 1270 i Fermani ghibellini, capitanati da Ruggero di Lupo o Luppi, az zi) flati si presso il fiume Torma con la parte guelfa, rimasero sconfitti e vi perdettero il proprio duce.
   Intanto Fermo ed \scoli guerreggiavano per differenze sorte sul dominio della spiaggia, (ili Ascolani, vinti nel 1210, vinsero nel 1200 sul piano di Riocelli e sconfitti di nuovo, l'anno 12>S0 a San Benedetto, non posarono le armi sino a che non \ì furono costretti, nel 12SG, da papa Onorio I\,
   Cominciano quindi le signorìe di varii nobili e polenti che dominarono Fermo e vi tennero sede, come città più cospicua delle .Marche, e tra questi signorotti la storia ricorda i Ma lesa nli clic poscia andarono a Cesena; Mercenario da Mouteverde, Contila da Mogliano, Giovanni Visconti da Olcggio, Rinaldo da Mouteverde, Antonio Aceti, Lodovico Migliorati. Ma libera però sempre nel suo governo, reggevasi colle proprie leggi, aveva nel suo gran Consiglio i diritti di mero e misto impero ed era indipendente nella elezione dei propini magistrati, non solo nella città, ma anche nelle quarantotto cast (dia a lei soggette.
   Nel 1:553, pupa Innocenzo \ 1 concedè a Ferino il privilegio di fare ogni anno una fiera franca che durasse un mese. Due anni dopò la città ebbe come v icario generale, dal cardinale Egidio Albornoz, Giovanili \ isconti di Olcggio, che nel 1 HO 1 fu nominato pure rettore della Marca, e costui governò saggiamente, restaurò le antiche fabbriche, ve ne aggiunse delle nuove e fece fare le mura di cinta a Porto ili 1 rimo. Nonostante che Gregorio XI, nel RS72, avesse confermato a Fermo la ( uria generale della Marca, stabilitavi dall' Alboruez, pure i Fermaiii, nel 1375, gli si ribellarono, entrando nella lega sacra promossa dai Fiorentini, e condotti da Rinaldo di Mercenario da Mouteverde andarono ad aiutare gli Ascolani che tenevano assediato nella rocca il conte Gomez nipote dell'Albornoz. Liberata Ascoli, Tanno appresso assalirono e misero a ferro e a fuoco Sant' Elpidìo, portandone via la Santa Spina che ora conservasi nella chiesa di Sant'Agostino.
   Gli Anconitani, mossi dal papa, tentarono di ridurre i Fermarli all'obbedienza della Chiesa, ma non riuscirono che a prendere loro una barca, pel quale fatto si accese