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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Comuni del Circondario di Ascoli Piceno
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contado di San Benedetto, il Comune di Fermo dette facoltà ad alcuni profughi di Imola di porvi stanza, concedendo loro varie terre in enfiteusi.
Nel 1520 Lodovico Uffreducci, per vendicarsi di papa Leone X che lo aveva condannato alla prigionìa per avere tolto Fermo al suo dominio, saccheggiò i castelli fermani, tra i quali anche San Benedetto. Sotto il primo Regno Italico acquistò la propria autonomia, passando, come capoluogo di Governo, ora mandamento, a far parte della provincia ascolana.
San Benedetto sorge sulla riva dell'Adriatico, tra il fiume Tronto e il Tesino, a
chilometri da Ascoli. Dividesi in due parti: l'una detta Castello e l'altra Marina, che. è attraversata dalla bella strada provinciale Aprutina. 11 castello siede su di una collinetta a circa 25 metri sul livello del mare. E circondato da mura, ha vie anguste e diversi palazzotti signorili, alcuni dei quali ben fabbricati, ed una chiesa di stile toscano. La piazza, comunemente detta Hocco, o Belvedere, ha ili fianco un torrione esagono, merlato, dell'età di mezzo. Stupenda è la vista che godesi dal castello sulle campagne circostanti, ben coltivate e abbondanti di alberi da frutta, e sulla marina adriatica.
La parte pianeggiante è più grande e popolata, piena di vita e di commercio. Ila nuovi ed eleganti fabbricati; una piazza adorna di bella fontana, strade lunghe e diritte e un bel giardino pubblico sulla spiaggia, ove sono piti® il comodo e rinomato Stabilimento di bagni, il Teatro, l'Ospedale civico, il palazzo di Città e le scuole pubbliche.
Il territorio di San Benedetto è dei più fertili della provincia e produce ili abbondanza aranci, limoni, ulive, cercali, vino, ortaglie. Il gelso è estesamente coltivato per la bachicoltura. La pesca forma l'industria prevalente e tieneoccupate circa duecento barche, dando ricca produzione di pesce che si spedisce ili molte città. Speciali industrie femminili sono: la lavorazione di reti da pesca e la tessitura di tele, cotoni e lane.
Coli, elett. S. Bened. del Tronto — Dioc. Itipatransone — P2, T., Str. ferr. e Scalo mariti.
Acquavit/a Picena (2085 ab.). — Cenni storici. Nulla di positivo sappiamo circa la origine di questo castello che la tradizione, senza ombra di fondamento storico, ricongiunge a Carlo Magno. E certo che fu antico feudo e forse luogo di origine della celebre famiglia degli Acquaviva duchi di Atri. Alla metà del secolo XII ne aveva il dominio Rinaldo, come risulta dai documenti relativi alla lite colla quale Foresta, vedova di Rinaldo di Brunforte, e sua sorella Elena reclamano dai fratelli Gualtiero, Riccardo e Giaconmccio, la parte loro spettante (lei beni paterni in Acquaviva.
Acquaviva, castello importante, oltre che per la posizione dominante e strategica, anche perchè trovavasi sul contine dei territoni di Ascoli e di Fermo, fu teatro ed obbiettivo di varie guerre tra le due città marchigiane.
Nel 1341 Acquaviva fu saccheggiata dalle milizie di Luigi d'Ungheria, che recavasi nel Napoletano per vendicare la morte del fratello Andrea. Nel 1424, i rappresentanti dei Comuni di Iiipatransone e di Acquaviva riunironsi in un certo luogo, detto Valle di San Savino, per decidere una questione di confine e stabilirono che il territorio di Acquaviva si estendesse sino al colle Paladino e al monte di Massimo. L'acquisto del castello di Acquaviva era indispensabile pei Permani, per assicurare il possesso di San Benedetto e il diritto di privativa sulla spiaggia marittima; ma tale acquisto fu assai contrastato dagli Ascolani.
Nel 1436 il castello era occupato da Giosia ed inutilmente tentò di rioccuparlo Luigi Guicciardini podestà di Fermo, alla testa di tremila uomini. Ma nel luglio del 1438 mosse in persona, contro Giosia, Francesco Sforza che da Eugenio IYT era stato nominato gonfaloniere della Chiesa e marchese della Marca, e Acquaviva fu ripresa. Tornò poi alla signoria della Chiesa e di Fermo, allorché fu tolta allo Sforza la signoria della Marca dalle armi di Alfonso di Aragona e dalle genti del Piccinino. Nel 1446 la sua rocca era tenuta da Balduccio da Tolentino, detto il Morto, Vane tornarono lo