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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondano di Ascoli Piceno
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   nella guerra di Candia ed in altre militò contro il Turco, colla Repubblica dì Venezia e giunse al grado di colonnello; Fortunato Duranti, eccellente pittore, morto nel 1861, lasciò in dono al Comune, molti e pregevoli quadri.
   Coli, elett. Ascoli — Dioc. Fermo — P'J locale, T. ad Amandola, Str. ferr. ad Ascoli.
   Montemonaco (1692 ab.). — Cenni storici. La tradizione attribuisce a qualche monaco, dell'Ordine di San Benedetto, la fondazione dì Montemonaco che dicesi fosse fortificato da Carlo Magno, forse dal vedersi scolpiti i gigli di Francia in una pietra della sua fortificazione. Il paese si resse sempre a Comune con statuto proprio; pur tuttavia nei giudizi civili e penali dipese dall'abbazia di Farfa. Per la propria libertà lottò coi vicini Comuni e specialmente con Norcia.
   Trovasi l'abitato a 987 inetri sul livello del mare, e tale situazione elevata fa sì che il clima ne sia dei piti salubri e dei più ricercati per la freschezza. Tutt'attorno sono irte montagne e vicino sorgono i giganteschi monti Vettore e della Sibilla.
   11 territorio produce grano e granturco. Vi sono prati naturali ed artificiali Tra le piante boschive abbondano i faggi, le quercie, i castagni. La pastorizia e la fabbricazione dei formaggi formano la principale risorsa del paese. Producesi anche molto carbone e vi è attivo il commercio del legname da costruzione e da lavoro.
   Coli, elett. Ascoli — Dioc. Montallo — P3 locale, T. ad Amandola, Str. ferr. ad Ascoli.
   Mandamento di ARQUJTA DEL TRONTO (comprende 3 Comuni, con una popolazione di 14,416 abitanti).
   Arquata dei Tronto (5643 ab.). — Cenili storici. Il chiarissimo prof. Castelli crede che questa terra corrisponda all'antica Surpicanuni, menzionata nella Tavola Peutin-geriana, tra i vici ad Martis e ad Aquas (Castelli, Via Cons. Salaria, Ascoli 1886). Nell'età di mezzo fu municipio dipendente e soggetto ad Ascoli ed a Norcia, ora indipendente. Ascolani e Norciani se ne disputarono il possesso con frequenti e sanguinosi combattimenti. Era luogo assai forte e per la naturale posizione e per la cinta di mura e per una rocca che dominava le vie nella valle del Tronto, verso Aquila, verso Roma e verso l'Umbria. Nel 1337 Arquata, scuotendo il giogo ascolano, ne discacciò i magistrati e il presidio; ma assediata dagli Ascolani, tornò in breve sotto di loro. Sulla line del 1467 quei di Arquata unironsi ai fuorusciti ascolani e, diventati il terrore dei paesi subappennini, sostennero lotte con le milizie ascolane.
   Norcia impetrò presso il papa la cessione del castello di Arquata e ne ottenne l'assenso ; ma per tema delle ire e vendette degli Ascolani, la vendita fu disdetta dallo stesso pontefice. Seiionehè, ì Norcini già avevano occupato Arquata e beffeggiavano quelli di Ascoli, invitandoli alla ricupera di quel castello. Gli Ascolani vennero a oste sotto Arquata e la ricuperarono cacciandone i Norcini, che furono pienamente, sconfitti.
   Arquata trovavasi ai ponimi del ducato di Camerino, ili Ascoli e di Norcia, e questi Stati di continuo se ne contendevano il possesso; Martino V (Colonna), nel 1129, ave-vaia donata a Norcia, a condizione che sarebbe stata tenuta, a spese dei Norcini, per la Santa Sede. Ma scosso il papa da un rapporto del legato della Marca, in cui dice-vasì che gli Ascolani, irritati per tale cessione, sarebbero venuti a spargimento di sangue, mandava sollecitamente il vescovo d'Ancona ad avvertire Ascoli e Norcia che avessero subito deposte le armi, comminando, iti caso contrario, pene rigorosissime. 11 vescovo riuscì mirabilmente nel suo intento e perchè la pace fu fatta, con relativo istroinento dì concordia, non lungi da una fonte, fu a questa dato il nome di Fontana del vescovo, nome che ancora ritiene. Nel 1500 fu stampato il pubblico statuto e circa questo ìstesso tempo passò sotto al prelato che governava Norcia, pur rimanendo sede di un luogotenente di Consulta.
   Fece parte del dipartimento del Tronto sotto il dominio francese, anzi fu dichiarata terzo fortilizio, e restaurato il governo pontifìcio fu di nuovo aggregata ad Ascoli.