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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Farle Terza — Italia Centrale
nel 1345 fu arso vivo in Ascoli, insieme ai suoi libri, come empio e scismatico e capo ili oltre a diecimila eretici del Piceno. A tale ipotesi sono indutto dalla menzione che fanno i cronachisti ascolani dell'acume e della dottrina di questo nuovo mai tire, il quale, dice il .Marcucci {Saggio delle cose Ascolane, pag. 272) « fu dotalo di « arguto ingegno e di calda fantasia e studiò 4 i.ngua latina e franzese, lilosolia e Sacra « Scrittura. Compose tre libri, uno in franzese « sopra i salmi, e due in volgare nostro, cioè « intorno al Vangelo ed all'Apocalisse, pieni di « falsità ed errori ».
« Accennano sopratutto ad analogia di studi ed a conninanza di aspirazioni le seguenti panile : « In casa si fece una macchina, come una specie « di sfera armillare, dove si rappresentava il « Paradiso, la Terra co' quattro elementi, il « Purgatorio e l'Inforno, ch'egli spiegava a suo « piacimento ». I libri e la macellimi, in cui forse Cecco aveva studialo, furono bruciati sullo stesso rogo apprestato al capo dei fraticelli e dei llagel-I iati ascolani. Olire a ciò, fra le selle proposizioni di costui, condannate dal Tribunale del— liupisizimie, v'era, a dire del Mareucci, questa, che avrebbe precorsa l'eresia del Moliuos: Yiros ci niiilii'ies cbiimniler nocln uren/cs in ohscuro esse inipecciiLiles, tpiidijiiid in;siimi! agoni.
« Sill'atta proposizione trova uu cerio riscontro in strana lettera attribuita a Cecco e diretta ad una suoi Lucia de l'uipnlo(fnrse inegliode Kscnlo) per la quale il nostro sarebbe stato preso non di platonico amore. \indie aiunieUendo inventala la lettel a, per ischerzo o per arlilizio di calunnia, se ne potrebbe dedurre qualche imlrao di rapporti veri o supposti fra le due villiniiidell'Inquisizione (vedi Fr. Novali, Tee lellerc giocose di Cecco d Ascoli iu Giom. slor. della leti. ilo!., fasi I, 1883, pag. f>2 segg.).
« Comunque sia di ciò, inni potevano a Cecco inaurare scuole e niaesln, giacché in Ascoli borirono gli sitali e gli studiasi, sullo l'inibirli/1 immediata della dotta Bologna, anche, prima che il papa ascolano Niccolò l\ istitutore di nniversila dentro e fuori d II ilei ordinasse nella sua patria ima specie ili studio generale( 1227-12®}, \ (iiiivincersi di questo basterebbero, ib i resto, gli articoli dell'mtico statuto, contenenti esen /ioni e privilegi preziosi a favore dei giovani che si stabilissero in isesifì per ragione di stilili; certo è clic il legislature non si sarebbe laute volle e con premura speciale occupalo di cosa non molto importante.
« lì.icconiann i biografi del nostro secolo(aJciHii però in tono cauzonalorio) che Cecco, pei diilio» slRirc ti sua singolare valentia nelle applicazioni piatii he della meccanica niella niatenialiea, proponesse al suo Colutine ili condurre le acque del-I Adriatico lin sotto le mura di Ascoli e trasformare così la metropoli del Piceno in porto di
mare, e che la paradossale proposta venisse naturalmente respinta. Ma forse, sotto il velo metaforico assai trasparente di siffatta proposta, conservataci dalla tradizione, si nascondeva un allo concetto economico, quello che purtroppo è sciupio allo stalo di vano desiderio, che cioè sì possa e si debba eseguire l'arginatura e I incanalamento del Tronto; per cui non solo si restituirebbero all' agricoltura molli e non angusti poderi, ma si creerebbe ancora un canale, una specie di piccolo naviglio, tra Ascoli c il suo porlo, in servizio dell industria e del commercio. Tale spiegazione diventa ancora più ragionevole, quando si pone a confronto con un'altra proposta riti seria e positiva ancora, fatta da Cecco, secondo si nan a, a Carlo duca di Calabria, e per costui mezzo a re Roberto di Napoli, per la restaurazione della via Salaria the da Ito ma per Ascoli coiiginngeva l'Adriatico al versante del Tirreno (Vedi Memorie d'Accumuli del dott. Cappello, in Giorno!, tmn/ico, gennaio 1820, pp. 100-101).
« I diavoli furono (pulii che restituirono a Cecco i libri scientifici, sequestratigli dall'inquisitore di I'.ologna. A I ircirze, un giorno, mentre il barbiere lo radeva, la lesta del maestro spie-cossi dal 'insto e andò a posarsi sul paviinenln. F, un'altra volta, nella stessa città in piazza di Mercato Nuovo, mentre il cielo era serenissimo,