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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Ascoli Piceno
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   col Bambino in grembo ; a destra od a sinistra, i due Santi titolari della Chiesa. Sull'archivolto che gira attorno alla lunetta, si legge, in bellissimi caratteri semigotici, un'iscrizione, la quale ci avverte, nel suo barbaro latino, che quella nuova opera fu fatta nell'anno 1030, a tempo del priore llonavculura. La leggenda si chiude con una invocazione alla Madonna ed ai Santi, a favore del committente, a suffragio dei defunti, a benedizione e salute di quanti leggeranno o sentiranno leggere la divota iscrizione. E cosa evidente, che no 11 si può tale iscrizione riferire all'epoca, in cui furono costruite la facciata e la porta. A buon conto, a siffatta interpretazione si opporrebbe il semplice liuuii senso, confortato da uria esperienza anche tenue di stile artistico ; oltre a ciò, l'inscrizione murata sul banco meridionale della chiesa ci dà la notizia che. nel 1389, cioè tre secoli e mezzo dopo il noi ttm opus delle statue, avvenne la costruzione della parte esteriore, che circondò e racchiuse, in piti elegante ambito, la vetusta chiesa e la torre, che prima sorgeva solitaria e fuori linea del tempietto, che in origine constava solo di ciò che ora è navata centrale con abside, finalmente la interpretazione grammaticale della iscrizione del 1030 toglie qualunque dubbio colle parole : novum hoc opus fem (factum) fuit l'rioris in tempore vocali Bonavcnturae Bus condidentis. Quel pronome hos non può appartenere che alla Madonna ed ai Santi, posti nella lunetta.
   « Dunque conviene necessariamente annettere, che nel farsi il rivestimento della facciata, nel secolo XIV, si trasportarono sopra la nuova porta le vecchie scullure e 1 arehnolto con tutta l'iscrizione, onde veniva decorata una più antica porta, rifatta nel 103G in una chiesa esistente da oltre un secolo e mezzo prima. Per essere più precisi possiamo stabilire il seguente ordine cronologico: a) navata centrale, abside e lorre, secolo Vili o IX; b) archivolto con iscrizione e statuette della Madonna e dei Santi Vincenzo ed Anastasio, anno 1030; e) navale laterali e facciala tuttora esistenti, anno 1389.
   « Nò ad alcuno può sembrare in verosimile che le vecchie statue siano state ricollocate nella nuova porla; poiché trattavasi d'immagini sacre, venerabili per amichili, assimilale nel culto quasi a reliquie, dalle quali la chiesa avea titolo.
   « Dicasi altrettanto dell'archivolto con epigrafe, innestato bellamente nella nuova costruzione, perchè esso era necessario complemento ed illustrazionedclle statue, anzi formava in certo modo l'augurio sacramentale, la tradizione santificata del tempo primitivo.
   « Eccoci pertanto nel fatale millesimo medioe-vale dinanzi a sculture che hanno del miracolo. Le slatue, sebbene rozzamente modellate, hanno tuttavia anima e noto, e sono specialmente notevoli per la proporzione delle pai ti, specie tra le
   teste e il rimanente delle figure, per una cerla armonia ili linee, per una serena compostezza di alleggiamomi, che manifesta la profonda religiosità dell'artista. Al dolio scrittore di arte (1. li. Toschi, al quale mandai ad esaminare una riproduzione fotografica delle sculture ascolane, sembra che esse non abbiano alcuna parentela colle opere napoletane del mille e de! nulle e cento circa, nelle quali si mostrano elementi ora antichi, ora bizantini ed arabi, che in quelle non appariscono.
   « E tale opinione rassoda il giudizio datone dal Carducci, il quale non trova nello stile delle medesime uè d riflesso dell'antico, uè la cosi della greca maniaci, ina bensi un'alba, un uscuro presentimento dell'eleganza piena di digitila, che rese insigne poi il secolo XIV. Lo stesso Carducci osserva ancora giustamente che mal si percorre il cammiuu delle arti colla carta geografica alla inailo ; esse sono rivelazioni di sentimenti e d'idee, e per tracciarne le vicissitudini sarebbe miglior consiglio tener dietro alle fasi del cuore e del cervello umano; si spiegherebbero allora cose naturali, che sembrano strani fenomeni. Forse potrebbe alcuno trovare qualche analogia tra le nostre e le più vecchie sculture della Toscana, nessuna delle quali però appai tieni in modo certo al secolo XI. Posto che sia di questo tempo il pulpito istoriato con parecchi bassorilievi di San Leonardo in Arcelri presso Firenze, esso pure servirebbe al confronto coi lavori nostri» Nelle statue di Ascoli, le pieghe sono, per cosi dire, infantili, mentre m San Leonardo si scorge l'aiuto delle tradizioni, bizantine o nastrane che siano, in molli partili di pieghe buoni e variati ; sarebbero quindi superiori alle semplici e rigide pieghe di Ascoli, ma menu originali e spontanee. Al contrario, la conformazione degli ocelli pare mollo meglio intesa ad Ascoli, ove non mostrano un orlo indicante le palpebre, cosi grosso, continualo e goffo come ad Àrcetri ; dove in parecchie ligure seno schiacciali in forma di mandorla, come non si potrebbe immaginare di peggio. Ila la differenza maggiore, a vantaggio delle sculture ascolane sta nelle proporzioni quasi giuste e perfette della figura umana, il che ili arte indica propriamente il passaggio dalla barbarie alla civile e razionale attività della nano e dell ingegno ; laddove le teste di Ararti i e tutte le altre più auliche hanno un diametro (piasi eguale alla larghezza del petlo e non hanno rapporto alcuno colla statura, onde nasce il goffo e il deforme. Questa sproporzione e ancor più appariscente nelle figure che fregiano l'architrave della porta in San Pietro Maggiore di Pisloja (123G?), benché in esse i partili dello pieghe siano assai raffinati ed indichino, se non dirette imitazioni, almeno vaghe : reminiscenze di sculture classiche. Altrettanto 1 dicasi del San Michele e dei bassorilievi del puf-i pilo nella chiesa di Gioppoli della stessa città.