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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Ascoli Piceno
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   Fig. 63. — Ascoli Piceno : Acquedotto di Porta Cartara (da fotografia Polverigiani).
   Essendo la città recinta, per la massima parte, da due fiumi, fu forza gettare, attraverso di essi, varii ponti per agevolare le comunicazioni col territorio circostante. Dalle porte della città quattro ponti si staccano, per varcare l'immediato abisso nel cui fondo scorrono i fiumi. Questi ponti e le numerose torri furono già un vanto di Ascoli, laonde un poeta cantò: Asculum eccelsae turres pontesque valete.
   I principali ponti sono :
   l'onte dei Santi Filippo e Giacomo. — Sul Tronto, costruito in pietra, a sei grandi archi.
   l'onte Maggiore (fig. 61). -— Sul fiume Castellano, che incontrasi venendo dalla stazione ferroviaria. Ila tre arcate di notevole altezza, varcando una profondità di '52 metri. Fu costruito nel 1373 da Massimo e Nicoluccio Ravvolto, arte-liei ascolani, per la somma di 4000 scudi, nel breve termine di venti mesi. Fu restaurato dai Conti di Carrara nel 1418 ed ampliato e allineato dalla provincia, con disegni dell'architetto Massimi, nel 1862.
   l'onte di Solestà (o di porta Cappuccina, così volgarmente detta da un convento di Cappuccini che trovasi al di là del ponte, ora Ricovero di mendicità). — Onesto ponte unisce il borgo Solestà ad Ascoli. È sostenuto da una sola ardi-
   tissima arcata ed è opera romana dei tempi di Augusto (fig. 62). All'esterno gira una cornice solidissima intorno all'arcata, che ha ni. 21.40 di luce. Negli angoli dei piloni sorgono dei pilastri dorici, sormontati da una cornice architravata. Il basamento ha un semplice lascione.
   l'oiile di Cecco. — È prossimo alla porta Maggiore, sul fiume Castellano. Credevasi opera me-dioevale, sottofondato da un capomastro abruzzese, di nome Francesco, e da ciò ne derivò la denominazione di Ponte di Cecco. Ma si è riconosciuto poi essere opera romana dei tempi della repubblica, e che su questo ponte usciva dalla città la via Salaria. Fu restaurato da Galeotto Malatcsta, signore di Ascoli. Non e privo di quella severità ed elegante armonia di proporzioni e di linee, che sono la caratteristica degli antichi monumenti.
   Tra le varie porte clic apronsi nell'ambito delle mura, sono notevoli:
   Porla Tornasacco, il cui nome vuoisi derivato dal saccheggio dato alla città da Federico li, riel 1242, e per questa porta entrò in città l'im-
   peratore alla testa del suo esercito. Di questa porta rimangono notevoli vestigia, oltre ad una lapide del 1200 in cui parlasi di restauri esegui-