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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Farle Terza — Italia Centrale
colle loro mercanzie. Ma l'attività commerciale che cominciò a manifestarsi tra i Sini-gagliesi non li distolse dalle contese e dalle guerre con le città vicine. Nel 1203 si stipulò la pace con Osimo, ina continnò la guerra con Fano, pel possesso conteso di varie castella, e poco dopo ci fu anche guerra con gli Anconitani. Ottone IV imperatore, investi il marchese Azza d'Este della signoria della Marca e \i comprese, naturalmente anche Shiigaglia. Nel 1213 fu stipulata alleanza tra i Comuni di Sinigaglia e di Jesi e poco dopo i Sinigagliesi collegaronsi con Fano e con Osimo, a danno di Ancona e poi con llimini e Fano, contro i Pesaresi. Nelle guerre contro Federico II Sinigaglia segni quasi sempre il partito imperiale; ma gittatasi dalla parte guelfa fu assalita dall'esercito di Manfredi, presa e quasi rasa al snolo nel 12G4. Pochi edilizi rimasero in piedi, la chiesa cioè, l'Episcopio, alcune torri di nobili e poche case. Non poco tempo occorse prima che Sinigaglia potesse riaversi da sì immane disastro, al quale si aggiunse, ned 12S0, l'occupazione della città, fatta a tradimento, per opera del ghibellino Olialo da Monti/feltro, il quale fece uccidere circa 1500 cittadini. Nel 1289 troviamo la città confederata coi Bolognesi. Ma per le molte calamità patite, Sinigaglia doveva ben mostrare i segni del suo decadimento, quando si consideri che Dante, nel canto xvi del Paradiso, la ricorda tra le città illustri, già distrutte o che andavano decadendo dall'antica gloria e splendore primiero.
Nel 130(1 fu occupata da Pandolfo Malatesta, il quale fu però dagli stessi cittadini cacciato poco dopo. Clemente V la colpì d'interdetto, per aver fatto lega, contro la Chiesa, con moltissime citta e terre marchigiane, lìioccupata dai Malatesta, loro venne pili volte ritolta dai capitani della Chiesa, sino a che il papa Nicolò V ne confermò nel possesso Sigismondo Malatesta. Questi prese ad ampliarla, abbellirla e fortificarla e delle opere di difesa fu incaricato l'architetto G. 1>. Mastini da Pennabilli Ma, con soddisfazione di papa l'io II, la città fu tolta a Sigismondo, da Federico di Montefeltro che, uel 1102, ruppe le genti del Malatesta in battaglia campale, presso d fiume Cesano. 11 papa vi insediò, quale signore, il propri» parente Antonio Piceoloniini che, dopo un anno ili mal governo, fu dal popolo cacciato. Nel 15f>4, in seguito ad accordi stabiliti precedentemente da Paolo 11. la città passò sotto il diretto dominio della Chiesa e tra ì privilegi accordati a Sinigaglia vi furono le franchigie accordate alla celebre fiera.
Nel 1172 la città fu turbata da gravi torbidi e tumulti provocati dalle fazioni Cogliendo l'occasione di questi disordini interni, Giacomo Piceoloniini, signore ili Monto Marciano, con una schiera ili armati e aiutato dai fuorusciti sinigagliesi. tentò sorprendere la rocca a tradimento e così impadronirsi della città. Ma non riuscì nello intento. Nel 1171-Sisto IV die Sinigaglia in feudo al nipote Giovanni della Povere, col (piale ha principio la dominazione dei liovereschi, che governarono sino all'anno 1031, Sulle prime, la città si oppose e sollcvossi anche Fano, che temeva un'eguale infeudimene. Giovanni ebbe facilmente ragione della città, alla (piale unì tutto il vicariato di Mondavio. Mite fu il suo reggimento e la città si accrebbe di nobili edilizi e progredirono le industrie e i commerci. Il nuovo signore fece savie leggi e provvedimenti, valendosi dell'opera e ilei consigli del sommo legista Angelo Orlandi da Cori-naldo, che pili volte resse lo Stato, in assenza del Della Povere. A questi devesi la rocca che, abbellita ila Girìdobaldo li, come a suo luogo diremo, sussiste tuttora. Giovanni morì nel 1501, lasciando erede dei suoi fendi il tiglio Francesco .Maria nato in Sinigaglia uel 1490 e che divenne poi duca di Frbino. Giovanili fu con grande pompa ed onore sepolto nella chiesa suburbana di Santa Maria delle Grazie, da lui fatta erigere e dove tuttora vedesi la sua tomba. Francesco Mal ia, appena succeduto al padre, fu cacciato da Cesare Borgia, che mirava ad occupare ed impadronirsi ili tutta la Romagna. Francesco Maria riparò presso lo zio cardinale e Sinigaglia fu retta per lui dalla vedova Giovanna da Montefeltro. la quale, all'approssimarsi delle milizie del Valentino, cercò essa pure scampo nella fuga. Paolo Orsini, il duca di Gravina, \ itel-