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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Comuni del Circondario di Ancona
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Eletto al pontificato Paolo III, i Fabrianesi mandarono a Roma oratori ad esporre il caso della Genga e il papa commise la causa a Gregorio Magalotti, romano, vescovo di Chiusi e governatore della Marca, il quale diè sentenza a favore dei Fabrianesi. Ma la soluzione del negozio non riuscì uè al Magalotti, nè al successore Aligero. La vigìlia della festività del Corpus Domini un centinaio di Fabrianesi corsero nottetempo al castello ed elusa la vigilanza della guardia, montarono con scale nel castello gridando Fabro, Fabro, e recaronsi all'abitazione dei conti della Genga, i quali, colti allo improvviso, pensarono prudente allontanarsi, eccetto due giovani conti che furono trucidati. Il castello fu saccheggiato e le spoglie portate a Fabriano. Venne ciò a notizia del governatore di Macerata, che istituì processo contro il Comune di Fabriano. Anche Paolo III ne fu sdegnatissimo, pure ricevè gli oratori fabrianesi e fu convenuto che il Comune pagasse 16,000 fiorini alla Camera Apostolica e 12,000 ai conti della Genga.
Pier Luigi Farnese cercò poi comporre la vertenza, al che accondiscesero i conti della Genga e Fabriano. I capitoli dell accordo furono fatti a Piacenza e mandati a monsignor Fabio Mignanelli, vice-legato, nel 1549. Il castello rimase a Fabriano, contro la quale città i conti intentarono liti gravissime negli anni 14-53, 1481, 1519, 1525, 1666 e 1728, riuscendone sempre vittorioso il Comune di Fabriano. Pio VII, nel 1816, con moto proprio, avendo invitati i feudatari dello Stato pontificio alla rinunzia della giurisdizione baronale, quasi tutti liberamente annuirono ed anche i conti della Genga,
restando però signori delle loro propri®, col titolo di conti della Genga.
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L'abitato trovasi in vetta al monte Gengo o Gengone, a nord di Fabriano e a circa 7 miglia da questa città, e consta di pochi fabbricati cinti da mura.
Il territorio di Genga, bagnato in parte dal fiume Sentine, stendesi in colle e ili monte e produce cereali, uve, ghiande ed abbonda di boschi e di pascoli.
Uomini illustri. — Dalla antica e nobile famiglia elei conti della Genga uscirono in varii tempi i seguenti personaggi: Guido, fratello ili Simone, nato nel 1162, celebre guerriero, vincitore in due torneanienti dati a Perugia ed a Siena, in difesa del valore italiano; poiché a Perugia vinse Uldrico, capitano dell'esercito imperiale di Federico I, ed a Siena riportò onorevole vittoria su Emanilo, altro capitano imperiale, che ad onore del nome germanico volle vendicare l'ucciso Uldrico. Combattè anche in Oriente contro gli infedeli, ove fece prodigi di valore. — Ercole, figlio del conte Gadolfino, fu capitano dei Genovesi e fece assai prodezze nella guerra contro i Pisani. Salì pel primo le mura del porto pisano, nulla curando la pioggia dei dardi nemici. Si trovò in Alessandria di Piemonte, alla cattura di Giovanni marchese di Monferrato e militò poi con lode nell'Umbria. — Leonora, nipote del conte Gadolfino, fiorita ai tempi del Petrarca, si distinse molto nella volgar poesia e scrisse bei sonetti, uno dei quali in morte della poetessa Ortensia da Fabriano. — Contuccio, paragonato da Nicolò Piccinino a Fabio Massimo, eccellente capitano, che militò agli stipendi di Alfonso d'Aragona. — Bartolomeo, figlio di Girolamo, eccellente matematico, adoperato da Giulio II, in Roma, per varie fortificazioni. Servì anche i ducili Francesco Maria I, Guidobaldo I di Urbino. — Girolamo, pittore ed architetto, discepolo ili Luca Signorelli e del Perugino, oltre a varie pitture eseguì pure alcune fortilicazioni pei duchi d'Urbino. Morì nel 1551. — Bernardino Genga, insegnò anatomia in Roma, verso la metà del XVII secolo, nell'arciospedale di Santo Spirito. Fu anche egregio dottore in filosofia. — Ottaviano, consigliere aulico dell'imperatore Carlo V e generale dei Gonzaga marchesi di Mantova. — Annibale dei conti della Genga, nato ai 2 agosto del 1760, innalzato alla cattedra di San Pietro nel 1823, assunse il nome di papa Leone XII.
Bibliografia. — Colucci, Antichità Picene, tomo XVIl — Brandimarte, Piceno Annonario. Roma 1825, i>. 14-5 e seg. — Moroni, Dizionario Si erudizione, ecc., tomo XXVlll, pag. 239-266.
Coli, elett. e Dioc.. Fabriano — F2 locale, T. a Sassoferrato, Str. ferr. a Fabriano.