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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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•126 Farle Terza — Italia Centrale
Genga (4120 ab.)- — Cenni storici. Lo Scevolini. scrittore fiorito nel XVI secolo, narra del castello della Genga nel suo libro: Delle istorie di Fabriano, edito nel tomo xvii delle Antichità Picene del Colncci e dice esser quel castello di origine più antica di Fabriano, ma quanto si racconta non regge alle prove di critica giusta. La leggenda è la seguente: Nel tempo che Pirro re degli Epiroti guerreggiava i Romani, Mario Lucio, seminate, si recò a Taranto ov'era Pirro e giunto al campo nemico fu preso come spia e condotto innanzi a Pirro. A questi ìlario rispose, esser egli venuto al suo campo per poter conseguire gloria immortale ponendosi tra le file dei suoi soldati e combattendo sotto i suoi ordini. Pirro gli domandò allora a servizio di chi avrebbe adoperata 1 arte militare, quando l'avesse bene appresa. E Mario di limando: a servizio dei Romani. Pirro allora lo fece porre in libertà e lo ascrisse tra i suoi soldati. E Mario mostrossi fedele e servì valorosamente il te. E quando gli sembrò di essere abbastanza instrutto nell'arte militare passò agli stipendi dei Romani. Uopo di aver preso onorevole parte a molte guerre, divenuto vecchio, tornò a Sentino sua patria e colle ricchezze che aveva accumulate acquistò il monte Gengo dalla Repubblica Romana, fabbricandovi sopra una rocca e volle che il monte prendesse il nome di Castel Genga, donde poi provenne quello di Genga. I discendenti abitarono però in Sentino, sinché distrutta questa città dai Longobardi, i conti della Genga si ritirarono nel castello avito, in cui vissero ili libertà sino al 121(5, nel qual anno fu per la prima volta preso dai Fabrianesi il governo e dominio della Genga. N'era conte allora Simone o Uguccione, il quale cede il castello e il territorio a Fabriano ed egli e suoi discendenti furono annoverati tra i cittadini fabrianesi. Ma i discendenti di Simone, sospinti dal desiderio di ricuperare il loro castello e la libertà, fecero di tempo iu tempo ogni sforzo per conseguirne l'intento e massime negli anni 12G3, 1299, 1453, 1519, 1525, donde ne derivarono guerre e contese da ambe le partì.
Gadditino o Gandoltino, figlio di Simone, confermò, nel 1313, quanto dal suo genitore era stato conceduto ai Fabrianesi e quésti, nel 1315, risarcirono le nini aglio del castello della Genga, cadute per vecchiezza. Sorta lite tra Fabriano e il conte Con-tuccio della Genga, per lagioiie del castello, Contuccio convenne alla fine e confermò quanto dai suoi avi era stato decretato; indi, nel 1350, gli nomini di Genga promisero, con pubblico istriiinento, fedeltà e obbedienza al podestà di Fabriano.
Nel 1135, trucidati i potenti Chiavelli signori di Fabriano, il castello di Genga tornò in dominio desìi antichi suoi conti, annuente il cardinale Domenico Capranica, legato della Marca. Mtrì però narrano, che avendo Fabriano ritenuto per ribellione tale atto, furono condannati a marte, nel 1437, Gandollino di Contuccio, Pietro di Simone e \ntouio di Gaspare conti della Gouga. Francesco Sforza, da Eugenio creato marchese della Marca, ebbe Genga sotto il suo dominio e giunto nel castello lo prese e cacciò dalle sue mura i conti, ì quali lo poterono ricuperare dopo breve tempo, col favore del re di Napoli Ufonso d'Aragona. Contuccio riebbe così il castello e per opera dello stesso re di Napoli ottenne da pupa Eugenio 1\ il comando di 300 cavalli delle milizie della Chiesa.
Nel USI il conte Onofrio ed il colite Carlo, alla presenza di un commissario mandato da Sisto IV, toni «ina rono, con pubblico istruiiieuto, la cessione del castello della Gonna al Comune di Fabriano. Ciò nonostante il conte Ottaviano ottenne da Clemente VII un Rre\e, in data 9 giugno del 1531, che poneva i conti della Genga in dominio del castello, ancorché i Fabrianesi ne avessero assoluta e piena ragione. Inteso questo i Fabrianesi mandarono Messer Giovanni Pico e Al. Cecchino Montano, protestando che miei Rivve era l'atto in pregiudizio della Repubblica fabrianese. Inviarono anche oratori a Roma. Intanto i Fabrianesi fecero scorrerie sul castello, arrecando gravi danni. Morto Clemente VII nel 1534, i Fabrianesi, annata mano, tornarono al castello di Genga e bruciarono il paese, ma d castello non fu preso.