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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Gomitili del Circondario di Ancona
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   dallo stesso Ottaviano durante la guerra con Perugia, ina senza successo; e soltanto dopo potè essere occupata, per sorpresa, da Salvidieno Rufo, che la saccheggiò e bruciò completamente, siccome è narrato da Dione Cassio (xlviii, 13). Sotto i triumviri; risorse e ricevè una colonia, conte risulta dal Liber Coloniarum, 11, p. 258; ma 11011 ottenne il vero titolo di colonia e continuò sotto l'impero romano ad essere una città d'ordine municipale.
   Dopo non trovasi più menzione di Sentinum negli scrittori; ma i monumenti indicano chiaramente che la città fiorì oltre il III secolo dell'Impero: non sappiamo poi in qual tempo rimanesse abbandonata. Successe a Sentinum Sassoferrato, la cui parte superiore, nel vicino monte, a settentrione, e che dicesi Castello, è ricordata circa dall'anno 100(1, mentre la parte inferiore, tra il monte ed il fiume Sentino, fu chiamata Borgo sino dal 1200. Il luogo ove sorse la città di Sentinum è ancora denominato Civita e quivi varie parti della romana città furono scoperte gli anni 1890-91, 111 occasione dei lavori pel nuovo tronco ferroviario Fabriano-Sant'Arcangelo. Sentinum appartenne alla tribù Lemonia, come ne insegnano le iscrizioni.
   Delle mura dell'antica città rimangono le fondamenta in alcuni punti, costruite con piccoli parallelepipedi di pietra calcare. Anni addietro, correggendosi la strada provinciale che da Fabriano conduce a Sassoferrato, scoprtronsi numerosi resti d'edilizi privati ed una grande strada, formata di grossi poligoni di calcare. Della sontuosità dei privati edifizi danno un'idea i grossi muri accuratamente costruiti con quadrelli di calcare e specialmente i pavimenti a musaico. Nei recenti lavori per la trincea ferroviaria si riconobbe, verso l'angolo sud-ovest della città, un grandioso edifizio pubblico, forse il teatro, dalle cut rovine si estrassero varii niarnn figurati e frammenti di ornati di bronzo e molti pezzi architettonici, tra i quali una bella colonna lunga più di 4 metri, un capitello corinzio e infinita quantità di lastre marmoree.
   Quanto alle lapidi ili Sentinum, oggidì conservatisi parte in Sassoferrato, parte in Fabriano, presso la famiglia Ramelli-Raccamadoro che ivi le trasportò. Due importanti tavole di patronato, provenienti pure da Sentinum e conservate ora nel Museo del Campidoglio, l'ima del 260 e l'altra del 201 di Cr, fanno menzione dei Collegi dei Fabbri e dei Centonari esistiti in quella città.
   Nell'Agro sentinate avvenne la famosa disfatta dei Goti capitanati da Potila. La tradizione notifica che la battaglia tra Potila e Narsete avvenne nella pianura (li Serragualclo, in prossimità del colle Canderico e dell'altro colle detto Accanito, oggi Colcanino. Questa è confermata ila vestigia di antiche trincee e da elmi in bronzo e armi ivi trovate, e dal nome Sanguirone 0 Sanguerone che fu dato al fiume. Dicesi che 6000 combattenti rimanessero sul campo. Potila mori a Capras, luogo clic vuoisi identificare con l'odierno castello di Capraia, presso Fossato. Altra devastazione fu data a Sentino da Desiderio re dei Longobardi e vuoisi avvenisse nel 774. Dalle, rovine di Sentino sorsero varie castella e tra queste Sassoferrato, più prossima alle rovine dell'antico municipio romano. Il nome ili Sassoferrato, secondo scrisse l'avv. Castellano, derivò, 0 dalla fortezza dei propugnacoli con cui si difese, 0 dalla materia ferruginosa di cui era impregnato il suolo.
   Papa Innocenzo III, nel 1208, investì della Marca anconitana Azzo VI d'Este, il quale ne ricevette anche l'investitura nel 1210, da Ottone IV e tra le città che sono specificate nel diploma nominasi Sassoferrato.
   Ai 15 maggio del 1232, dai deputati dì Sassoferrato e di altri luoghi, fu stipulato solenne [strumento, sotto il pontificato di Gregorio IX, di scambievole e stretta alleanza di offesa e difesa.
   Sassoferrato ebbe in seguito i suoi particolari signori, per pontificie investiture, tra i quali i degli Atti. Nel 1438 Francesco Sforza, marchese della Marca, vendicò le ingiurie ricevute dal signore di Sassoferrato, commettendone il sacco ai suoi soldati,