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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Gomitili del Circondario di Ancona
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   TI territorio, bagnato dall'Aspio, è fertilissimo di grano, granturco, olio, vino e fave» Vi abbondano altresì i gelsi, dei quali servonsi per l'allevamento dei bacili da seta.
   Hiiìliouuafia. — Cecconi Giosuè, Storia di Castelfidardo dalla prima origine del castello a tutta la prima metà del secolo XVI. Osimo 1879.
   Coli, elett. e Dioc. Osimo — P-, T. e Str. ferr.
   Filottrano (8122 ab.). — Cenni storici. La tradizione attribuisce l'origine del luogo da Ottrano, longobardo, e dai ligh di lui e quindi il nome Mons filiorum Optrani, che l'avrebbero eretto colle macerie e materiali provenienti dall'antica Veragra o Beragra, città che vuoisi esistita tra Filottrano e Montefauo. Questa città sarebbe stata distrutta da Alarico. Su Veragra veggasi quanto scrisse il Colucci, Antichità picene, toni, in, p. 181.
   Marcualdo, marchese della Marca anconitana, non potendo riceverne l'investitura da Innocenzo III, saccheggiò terre e castella, tra le quali anche Filottrano, i cui abitanti ripararono in Osimo, alla quale Filottrano stesso si die nel 1200. Il .Rondini, oppugnando questa asserzione del Martorelli (Memorie di Osimo) scrisse che Filottrano mai si soggettò ad Osiino. Ma anche il Colucci scrisse che Filottrano appartenne agli Osiinani. Nelle funeste guerre civili tra Guelfi e Ghibellini, Filottrano mantennesi fedele alla Chiesa. Mentre il cardinale Albornoz rassettava le cose di Roma e del Patrimonio, fra Monreale, cavaliere di Rodi, con una compagina di ventura prese e saccheggiò più luoghi, tra i quali Filottrano e Monte Fano nel 1353. Filottrano ricorse al rettore della Marca, acciò venissero restituiti da Osimo quei cittadini ivi rifugiati, insieme agli uomini dei castelli di Cerqua, Tornasano e Sant'Angelo, come luoghi dipendenti da Filottrano. Nel 1372 il Comune si unì a quelli perchè si stabilisse in Macerata la Curia generale e, nel 1383, colle genti di Monte Fano e Recanati cacciarono da Osiino alcuni malviventi che avevano cercato di ribellare la città. Nel 1393, morto Bobinilo, fu rinnovata la lega con diversi vicini Comuni; ma accresciutesi nella Marca le rivoluzioni e le prepotenze, Mostarda da Forlì rimise all'obbedienza della Chiesa tutta la provincia. In questo tempo Filottrano godeva la protezione di Pandolfo Malatesta, coi titoli di rettore, difensore e governatore. Sotto Giovanni XNI1I, Ladislao re di Napoli tentò di conquistare la Marca e siccome Filottrano teneva le parti dei Malatesta, la lega fatta contro di essi, nel 1416, lo strinse d'assedio per opera di Braccio da Montone e solo nel seguente anno fu fatta la pace. Successe quiudi lunga e grave controversia, per ragioni di contini, tra Filottrano e Cingoli, e la vertenza fu composta dal cardinale legato Astorgio, che pronunziò il bando di concordia in Monte Bobinano. Francesco Sforza, invasa la Marca, per osteggiare papa Eugenio IV, occupò pure Filottrano per capitolazione, nella quale fu convenuto di conservarlo libero e indipendente da qualsiasi soggezione fuori di quella della Chiesa, come era stato in passato, ponendovi per podestà Giovanni Marco Cima da Cingoli. Ma nel 1443 le milizie di Alfonso di Aragona, guidate dal Piccinino, riconquistarono la Marea ad Eugenio IV e con essa Filottrano. Senonchè, rioc.cupat.osi in seguito dallo Sforza, venne dal pontefice creato marchese della Marca. Ribellatosi al marchese, il suo genero Sigismondo Malatesta, gii invase molti dominii ed il Malatesta spedì subito nella Marca Jacopo da Galvano, il quale occupò Filottrano insieme ad altri luoghi. Allora, sdegnato lo Sforza, mosse contro Filottrano e lo cinse d'assedio, e la città dovette cedere per mancanza di vettovaglie e di acqua. Terminate le turbolenze, Filottrano fu afflìtto dalla pestilenza, sotto il pontificato di Nicolò V ed è tradizione che allora si erigesse la chiesa di San Rocco, fuori delle mura castellane.
   Nel 1466 seguì una scorreria ostile di alcuni Osimani imiti coi soldati stipendiati dal duca Federico di Urbino, d'ordine del Consiglio e priori della città di Osimo, nel territorio tìlottranese, dove furono fatti prigioni diversi cittadini, rilasciati poi al ponte