Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino', Gustavo Strafforello

   

Pagina (120/423)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (120/423)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   41-2
   Parte Terza — Italia Centrale
   Battaglia di Castelfìdardo.
   Il 13 settembre 1860 il generale Ciablini andò a Sinigaglia, ove sperava aver notizie precise del nemico, ed ove fu costretto a fermarsi perchè i viveri ed i parchi non erano giunti; ivi seppe che Lamoricière trovavasi a Foligno ove radunava truppe; e poscia, nella notte ilei 14, gli giunse la nuova che si dirigeva a marcie forzate verso Ancona, con 3 o 4000 uomini, seguito ad 1111 giorno di distanza dal generale Pimodan con altri 5 0 G000 combattenti. Assicuravasi che nella stessa notte dormiva a Macerata.
   Affine d'impedita che Lamoricière si gettasse in Ancona, il generale Cialdini, con savio ragionamento e colpo d'occhio sicuro, occupò le alture di Osimo e di Castelli-dardo, prolungando le sue forze sino alle Crocette, per chiudere la v ia al nemico. Le sue truppe fecero una marcia forzata di 38 miglia, 111 28 ore; erano spossate, mal-concie assai dall'ardore del sole, dal lungo cammino, dalla scarzezza del cibo; pure non mandavano un lamento. 11 17 settembre le truppe riposarono e si rifocillarono.
   Lamoricière, raggiunto ila Pimodan, tenta, il l    Intanto una colonna nemica, uscita da \neona per dar mano all'impresa di Lamoricière. vista la mala parata, tornò precipitosamente nella piazza, lasciando in mano dei nostri, che ne assalirono la coda, circa 300 prigionieri.
   Lamoricière, che voleva disperdere gli Islamiti (così nella sua aberrazione chiamava gli Italiani), fuggì a briglia sciolta dal campo e, con una trentina di cavalieri, riusci a guadagnare Ancona correndo lungo la marina.
   Calcolando la stanchezza e il disordine in cui dovevano trovarsi le forze nemiche riparate a Loreto, il generale Cialdini si persuase come non fossero in condizione da sfuggirgli, e approfittò dell'oscurità della sera per chiudere loro ogni possibile ritirata. All'indomani, Recanati, Sant'Agostino, le ( use Lunghe, erano occupati dai nostri ed il nemico, non avendo più via di salvezza, domandò di capitolare. Centocinquanta ufficiali d'ogni arma e d'ogni grado, e più di 1000 uomini, con 11 pezzi d'artiglieria, munizioni, cavalli, bagagli e le restanti guide del generale Lamoricière, andarono a deporre le armi a Recanati, nelle cui mura riman o rinchiusi finché il generale avesse potuto provvedere alla loro partenza per Macerata e Livorno.
   Due 0 tre mila uomini, per la maggior parte indigeni e pratici del paese, cambiando runifonne con abiti borghesi tolti ai villani delle campagne vicine, andarono dispersi. Ma 11011 poterono sfuggire alle colonne che il generale Fanti faceva avanzare su tutte le strade, da Val Chienti a Val Potenza.
   Così finiva la battaglia di ( nstellidardo, ed il luogo del memorando avvenimento è
   oggi indicato dall' Ossario erettovi l'anno IbGO.
   *
   Castelfìdardo sorge su fertile e ridente collina, a cavaliere della via Flaminia, in quel tratto cittì da Osimo inette a Loreto, a breve distanza dalla pianura del .Musone e dalla spiaggia dell'Adriatico. Mite e salubre ne è il clima e molto avvantaggiata l'agricoltura.