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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Gomitili del Circondario di Ancona
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   venitesi, ai 18 gennaio dell'anno 1202, a stipulare la celebre pace die dal nome del castello ove venne solennemente proclamata si disse la pace di Polverigi. A quel grande atto intervenne anche Castelfìdardo, che giurò perpetua pace agli Osimani, Jesini e Ferniani e ad altri popoli vicini. Non per questo i Fidardeschi si ristettero dal dare molestie agli Osimani, accaniti nemici dei Ghibellini, seguendo Casteltìdardo la parte avversa alla Cliiesa. Per il che Aldobrandino d'Este, investito della signoria della Marca in seguito alla morte del padre Azzo d'Este, deliberò la distruzione di Casteltìdardo, che da tale mina potè però scampare per la morte dello stesso Aldobrandino, avvenuta non senza sospetto di veleno, fattogli apprestare dai conti di Celano, secondo ne corse la fama.
   I Fidardeschi, continuando a parteggiare contro la Chiesa, collegaronsi con Ancona ed altre città contro «Tesi, Sinigaglia e Fano. Per il che gli Estensi nuovamente minacciarono l'esterniiiiio della terra. Intanto papa Onorio III, il 22 settembre del 1221, spedì ai Fidardeschi un Breve da Orvieto, ammonendoli severamente acciò ubbidissero al marchese Azzolino d'Este, siccome a loro signore, vicario e nunzio.
   Negli anni che seguirono Casteltìdardo oscillò eli continuo or nella pace or nelle inimicizie con la vicina Osimo; talché, nel 1228, la troviamo in amicizia cogli Osimani e far alleanza con Binimi, Fano ed altre città. Parteggiò quindi per 1 imperatore Federico II e, richiamata all'obbedienza dal pontefice, si dette a questo. Pie Enzo, figlio naturale di Federico, fu allora sopra il castello, nell'ottobre del 1240, con forte nerbo di Tedeschi e di Saraceni e, diroccate le mura é bruciate le case, ridusse il castello all'ultima ruiua. Papa Gregorio IX, grato ai Fidardeschi, fece ristorare il paese a spese della Chiesa e volle che a spese del pubblico erario vi si mantenessero milizie pontificie, a sua guardia e difesa. Sotto re Manfredi, Castelfìdardo, temendo la vendetta dei Ghibellini, cacciò i Pontifici ed accolse festosamente e con speciali onori Porci-valle da Oria, capitano generale dell'armata imperiale, e dal re fu poscia data rinvestitura della terra a Rinaldo eia Brunforte, il quale devastò il territorio osìinano. Osmio ricorse al papa, il quale, per mezzo del cardinale Simone, die facoltà agli Osimani di distruggere Casteltìdardo ; il che 11011 avvenne, per essersi venuto a patti dall'uni e dall'altra parte e poscia Castelfìdardo tornò all'obbedienza della Chiesa, ottenendo dal pontefice Nicolò IV nuove grazie e nuovi privilegi. E nella devozione della Chiesa mantennesi sino al tempo di Clemente V, dal quale i Fidardeschi furono scomunicati, per aver fatto lega con Ancona e con altre città aderenti all'imperatore. Tornarono quindi dalla parte della Chiesa e meritaronsi le lodi del cardinal-legato Egidio Albornoz. Tennero poi il castello i Malatesta da Riarini e successivamente noc-cupato da Fra Monreale, fu dai Malatesta medesimi restituito alla Chiesa.
   Sui primi del secolo XV ebbe investitura di Casteltìdardo Carlo Malatesta, generale delle armi ecclesiastiche, e dai Malatesta fu tenuto sino all'anno 1426. Tornò quindi sotto il dominio della Chiesa e poscia passò sotto la signoria del conte Francesco Sforza il 25 marzo del 1434. Intimatasi la guerra allo Sforza, gli si ribellarono i Fidardeschi, i quali favorirono il Piccinino, che minacciò colle anni il castello, occupato dai soldati sforzeschi, e Ciarpellone accorse a sua difesa: nulladiineno il castello dovette capitolare colle milizie della Chiesa.
   Nel 1797 si raccolse 111 Casteltìdardo una mano di arditi montanari, i quali sostennero con audacia ripetute zuffe contro la divisione, francese acquartierata nel distretto di Ancona.
   Ma Casteltìdardo, il cui nome è ripetuto ornai in ogni più oscuro, angolo della terra, non si pronunzia senza ricordare la celebre battaglia — brillante per le armi italiane — combattuta, il 18 settembre del 1860, tra le milizie pontificie, comandate dal generale Lamoricière, e quelle del gran Re Vittorio Emanuele II, comandate dai generale Enrico Saldini.