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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Terza — Italia Centrale
   tutta in travertino, nella quale apronsi tre finestre rettangolari in corrispondenza delle tre arcate inferiori. Le due porte d'ingresso al tempio ricordano il principio del XIV secolo. Quella a sinistra è più ricca di ornati ed ha pilastri ornati ili tralci di vite, frutta, uccelli. Le colonnette posano su leoni simbolici. Alla meta del piedritto cominciano altre due. colonnine che posano su figure umane grottescamente piegate a fungere da mensole. Sopra questa porta è un grande archivolto, a sesto acuto, adorno di ligure di santi e di angeli, poste le une sulle altre, e sulla chiave sta il mistico agnello. La porla a destra è meno ricca ili ornamentazioni, e a destra di questa vedesi una piccola porta murata, che servi, un tempo, ali ingresso dei catecumeni. Sull'architrave sono rozzamente scolpite l'immagine della Vergine col Bambino e le ligure degli Apòstoli. Stupenda è la finestra circolare clic apresi nel presbiterio, adorna di vani animali e mostri, ai quali segue una robusta cornice tutta fregiata di foglie e rosette di varia e gentile maniera. Il frontone cuspidale è coronato da vaga cornice adorna di piccole mensole, colonnine, archetti acuti, e nel mezzo è una nicchia ornata di colonnine ai lati.
   La tradizione vuole che, ove sorge la catte-
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   «leale ostinami e nelle sue adiacenze, fossero noi tempi antichi, il Campidoglio, le terme ed un tempio dedicato ad Fsculapio ed lgia. La fondazione della primitiva chiesa sarebbe avvenuta nel secolo Vili per opera del vescovo San \ italiano, il quale la dedicò a San Leopardo, primo vescovo osi ma no.
   Sul cominciare del XIII secolo, il vescovo Contili', clic governò la chiesa ili Osino dal 1177 al 1*205, volle che la chiesa fosse ridotta nella forma che oggi vedesi. Al vescovo Gentile devonsi attribuire le grandi colonne, l'elevazione delle pareli sino alla vòlta del letto attuale, ed il presbiterio.
   A piò dell'aulico tempio, a cornu cvangelii dell altare di San Leopardo tolto poi quando il vescovo Teodosio 1 lorenzi l'eoe aprire la porta che niello nel palazzo del vescovato, era il magnifico ambone, vandalicamente disirutto dopo la mota del presente secolo, por formare l'ingresso dell'attigna chiesa ili San Giovisi!) Ballista, I/ambone a veni due prospetti con vari! ornati e riquadrature in marmi diversi, ed era sostenuto da ire colonne di marino vario, poggianti sul dorso di leoni, annili ira le branche un leoncino informe. Nel centro era il leggio, puro marmoreo, sostenuto ila un'aquila, simbolo deH'cvangelisia San Giovanni. L'ambone fu da alcuni attribuito al vescovo Gentile, altri lo dissero ili tempo posteriore. Lavori di restauro al tempio furono eseguiti sui primi del XVI secolo, por cura del vescovi) Antonio Sinibaldi, e da allora in poi il tempio andò perdendo sempre Imi il tipo e la
   forma antica. Tra il 1091 e il 1700, a! tempo del cardinale Opizio Pallavicini, la chiesa fu vandalicamente deturpala. Si imbiancarono con calce le pitture delle pareti, si mutilarono leiscrizioni, fu rinnovato il pavimento.
   Notevole è la cripta o confessione, di elegante forma gotica, la quale mantiene le lince del presbiterio supcriore. La vòlta è sorretta da sedici colonne di marmo e di granito, già appartenenti ad antichi edilìzi romani. È illuminata da dieci strette finestrelle o feritoie ed è divisa in tre navate. Le colonne hanno capitelli di arenaria, intagliali a cordoni e fogliami di vario lavora. Fra i terza e quarta colonna dell'intercolunnio occidentale c il sepolcro dei santi martiri Diu-clezio, Fiorenzo e compagni. Nel mezzo del coperchio è il solito cartello ili cornice. A sinistra sono rappresentati i Magi che offrono i dmn al Bambino sedente in grembo alla Vergine. Vedesi poi Mose in allo di percuotere la rupe. Nel cartello è l'epigrafe: Carponi Martorimi mar-l yen ih Fiorentii, Siitnii et soc. A destra è rappresentato: l'irai di Noè, Giona inghiottito dal mostro murino. La fronte dell'urna olire un finissima rilievo rappresentante una Caccia a cervi e cinghiali. A nord della stessa cripta e un sarcofago marmoreo racchiudente le ossa del santo vescovo Benvenuto, morto nel 1282; vi è scolpito il simbolo del Buon l'astore. Ai lati sono due vasi dai quali escono viti cariche, di grappoli, le quali coi loro tralci chiudono il quadro. V destra dell'altare di San Vitaliano ò la la si ri sepolcrale dolili stesso salilo. Due tralci di vile, che escono dal calice, formano artificiosamente cerchi e intrecci. Negli intrecci è un fioro, nei cerchi una foglia ed un grappolo d'uva. In cima all'iscrizione è una croce, equilatera chiusa entro un cerchio.
   Nella sacrestia ammirasi una bella croce stazionale, di lastra d'argento, decorala ili slaliiinc a rilievo e con ligure ilei santi protettori della chiesa nsiinana e di sante vergini. In cima alla croce è la statuetta di Saul Glena ; sotto, in ira niello, la figura di San Girolamo. Sotto la figura di San Vitaliano ì>. inciso il nome dell'orafo e ce-sellalore Petrus Fot ini de Escuto f., cioè il rinomato cesellatore ascolano Vannini.
   Neil aula capitolare conservasi un bel trillici! a tempera, della prima metà del XV secolo. I comparino in cinque spartimeiif nel centrale dei quali è rappresentata la Vergine col l'ambino, e negli alili, i Santi Antonio, Caterina, Leopardo, Giovanni Evangelista, I llore, Fiorenzo, Vitaliano e Benedetto. In fondo al quadro b l'epigrafe: Hoc opus fecil /ieri lln.a Catarina v.vor quondam Scr. Antonii Fanelli de, An timo MC.CGGXVili. Ha alcuni, il trittico 6 allribnilo ad Antonio Vi va ri ni.
   Nella slessa sala capitolare ò un altro bel trittico, della fine del XV secolo, dipinto da artista