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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   41-2
   Parte Terza — Italia Centrale
   Allora lo Sforza, per vendicarsi, saccheggiò Monte Fano e nel 1417 ebbe luogo alla line la pace tra lui ed il Papa, a condizione che il ricuperato restasse allo Sforza, tutto il resto alla Chiesa, ila con ciò la guerra non ebbe termine, ed Eugenio IV spedì molti cavalli in Osimo, al comando di Rido, castellano di Castel Sant'Angelo, e lo Sforza dovè convincersi che ogni suo tentativo per riavere la Marca era inutile.
   Eletto Niccolò V, Osimo spedì ambasceria a congratularsene ed ottenne conferma degli statuti e privilegi, riconfermati poi anche dai successore Callisto III, e al contado osimano aggiunse anche Monte Fano. l'io II condonò 200 fiorini di taglia, facendoli servire per la riparazione delle muraglie pubbliche confermò gli statuti, le riformazioni ed i privilegi concessi dai predecessori. Verso il 1160 gli Osimani si intromisero per pacificare Jesi ed Ancona guerreggiatiti, e ciò fu seme di discordie con gli Anconitani. Nell'occasione che l'io II passò per Osimo. nel 11 GÌ ai 17 di luglio, per recarsi alla guerra contro ì Turchi, la città gli donò un pallio di seta cremisina che il ponte» lasciò alla chiesa cattedrale.
   Nel 1478 si rinnovò lega ed amicizia tra Osimo e Recanati, allo scopo di togliere ai facinorosi il rifugio nei due territori, e simile concordia doveva seguir con Ancona; ma nuove differenze sòrte lo impedirono.
   Nel 1477, 27 giugno, Puccolino o Boceolino Guzzone fu spedito con 800 uomini osiiuani contro Ancona e confederati, forti di 4000 nomini ed a Cesa, con poca perdita, li \ inse, uccidendone 200 e facendo altrettanti prigioni. Sisto IV provvide alla cessazione delle ostilità, con pena di scomunica e 10,000 ducati di multa e spedì ini commissario a pacificarli.
   Intanto Rnccolino, stato capitano al servizio del duca di Calabria, cominciò a guadagnarsi l'animo della plebe, ed a mostrarsi avido di gloria. I principali gentiluomini e i nobili, per difesa comune, sì unirono m lega, mentre era legato della .Marca il cardinale della Rovere. Nel 11>6 chiamato Beccolino in consiglio, stimò questa circostanza opportuna per impadronirsi del potere, ed entrato in consiglio uccise Giacomo Leopardi, antico emulo di suo padre, laonde gli altri consiglieri fuggirono, avendo veduta molta plebe armata, in favore di Beccolino, e che gridava: Virala Chiesa e liitcroltiio. Quasi tutta la nobiltà si ritirò in campagna, sbigottita. Innocenzo A III, venuto a Spere della insurrezione, obbligò Buccolino a comparire in Roma e ricusandosi, lo dichiarò contumace e incorso nella censura e nominò commissaria generale Pier Doujfpiico Leopardi, cimino dell'ucciso. Questi spedì in più luoghi per aiuti, e ni 21 novembre, giunti i soccorsi, presentossi all'assedio l'esercito ecclesiastico, forte di nomini e fornito di macchine militari e guidato dai capitani Giovanni Vitelli, Giovali Paolo llaglioni, Massimiliano da Carpi, oltre alcuni dei Colonnesi e Recanatesi e Anconitani, i (piali avevano 700 fanti e 1000 cavalli, con artiglierie per abbattere le mura. >opraggiimto l'inverno, restii al blocco della città il luogotenente della Marca, Vinelli con molte squadre ili soldati. Buccolino soltanto fece dare il bando ai fuorusciti clic avevano rovinate le sue possessioni, di che offeso il Leopardi ottenne dal papa, in compenso delle spese fatte, ì beni di Puccolino. Questi fu aiutato dall'Aragonese. nemico ili Innocenzo \ 111, e si fece signore di Osimo. Il pontefice interpose Guidobjildo, duca di Urbino, acciò eli in masse a (Invece Buccolino. Il duca col governatore fecero di nuovo assediare la città e per intimorire i ribelli fu folto appiccare un nipote dello stesso Buccolino, dato in ostaggio. Allora Buccolino, di nascosto spedi un altro suo nipote, Vagolo Guzzone, a Bajazette II, gran signore dei Turchi, por darsi in sua mano colla città e contado, facendogli rilevare ti pregio e l'importanza di Osimo. Puccolino foce anche sapere al Turco che desiderava di essere dichiarato capitano generale dei fanti italiani, con lo stendardo imperiale ottomano, e con diritto ai feudi di Castelfidardo, Umana, Sirolo, Camerano e Otfagna, coi loro territori, rendite, giurisdizioni. Al nipote Angelo voleva si donassero cinquecento