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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
'i 08
farle Terza — Italia Centrale
carroccio ed impiccarono il prelato. Federico II intanto, con diploma del 1247, in riguardo dei servizi resi, ordinò che ogni volta che il podestà di Osimo dovesse portarsi per la Marea, o fuori di essa, il Comune non fosse tenuto pagargli oltre venti soldi al giorno. In detto anno Innocenzo IV concesse al vescovo di Umana la giurisdizione spirituale sulla città di Osimo, per compenso di essergli stata tolta Recanati.
Morto Federico II nel 1250, vuoisi che gli Osi in ani tornassero alla ubbidienza della Chiesa, indi si videro costretti ad aderire a Manfredi, figlio naturale di Federico, quando con 20,000 Saraceni invase la Marca. A papa Urbano IV Osimo inviò ambasciatori per la restituzione della cattedra e l'ottennero nel 1264, colla conferma del mero e misto impero e dì tutte le antiche giurisdizioni, e il vescovo San Benvenuto fu dichiarato rettore della provincia.
Nel 1285 avellilo i Siinonctti usurpato la capitanìa di Jesi, e commessi molti eccessi, Onorio IV, per punirli, domandò aiuto agli Oshnani. l'or altre benemerenze acquistatesi, Osimo potè ridurre nel 1303 in castello Poggio San Giustino, poi detto San Faustino, con rocca, e nel 1305 fortifico la villa di Cerlongo, per sicurezza degli abitanti del distretto esimano.
Verso il 1308 si compilarono i più antichi statuti osiniani. Nel 1309, o 1314, accadde sanguinoso conflitto tra gli Anconitani guelfi e gli desini aiutati da Osimo e da Federico ili Urbino, capoparte ghibellino, con grande strage dei guelfi e perdita del carroccio e bagagli, ricevendo gli Osiniani in dono gli stendardi presi al nemico. Nel 131G Lipazzo e Andrea Guzzolini, di parte ghibellina, si impadronirono con violenza della città occupando puri Ollagna, Monte Cassiano e Alpignano, carcerando il vescovo Giovanni, e commettendo altre violenze ili Recanati ed in altri luoghi. Temendo poi la vendetta pontificia chiamarono in loro aiuto Federico dì Montefeltro. che dai Guelfi fu sbaragliato e vinto. Giovanni XXII scomunicò gli Osannili, li privò del contado e condanno a pagare grosse somme Guzzolini e Lipazzo e levò il nome di città, nel 1320, dando al vescovo il titolo ili vescovo della diocesi osiinana.
Ludovico il Ravaro, calato in Italia, spedì il conte di Chiarainonte nella Marca, per obbligarla a seguire il suo partito, .Ma Osimo impensierita e avvilita per tante censure avute, spedì oratori a Giovanni XXII, in Avignone, promettendo fedeltà e devozione alla Chiesa, e nel 1333 ottenne la grazia.
Espulsi i Giizzoliiif, gli Osiniani elessero per rettore, Malatesta ila Rumili e poi I'ollioiie Sinibaldi; ma continuando Lipazzo a sollevare eoi ghibellini diversi castelli contro la Chiesa, avvenne Itera battaglia tra le parti, presso Osimo, e gli ecclesiastici ebbero la peggio. Innocenzo VI spedì in Italia il cardinale Aniloino della Rocca e Osimo venne con esso ad onesto componimento ed ottenne piena remissione, collo sborso però di 4(1(1 ducati d'oro. Successe nella legazione il celebre cardinale Egidio Albonioz che ricuperò pienamente alla Chiesa la signoria di Osimo. Nel 1366, con indulto del cardinale Anglico Ci ìmouldi, legato di Urbano V, la città fu intieramente reintegrata di tutti gli onori, dignità, prerogative e dell'intero contado.
Urbano V, con Bolla del 12 luglio 13G8, restituì ad Osmio il titolo di città e la cattedra episcopale.
Per nuove gravezze Femio ed Ascoli si ribellarono e Macerata si die a Varano consegnandogli il Rettore; Osimo, fedele alla Chiesa, collegossi con Ancona, Jesi, Reca-canati ed altri luoghi, il che fu assai gradito da Gregorio XI, il quale prima di tornare in Italia fecesi precedere dal cardinale dì Ginevra, suo legato, con forte esercito bretone, del quale 800 uomini svernarono in Osimo e da Roma il papa stesso scrisse al cardinale ed al gonfaloniere, priori e consiglio di Osimo perchè si invigilasse alla custodia della fortezza della città. A questa fu anche da Gregorio XI conceduto il mero e misto impero, l'esenzione da tutte le taglie o dazi, il rimborso di 1150 fiorini d'oro, spesi pei soldati bretoni, la restituzione di tutto il contado che possedeva