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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Gomitili del Circondario di Ancona
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ambasceria a Roma e giurarono fedeltà a San Pietro e ad Adriano I e tagliaronsi barba e capelli alla romana, quasi per detestare l'uso longobardico. Questo dominio della Chiesa fu confermato nel 962 da Ottone I a Giovanni XII.
Nel secolo X un giudice del Sacro Palazzo rendeva ragione in Osimo, e vuoisi che San Leone IX, tornando di Germania, si recasse in Osiino, nel 1053, ed ai 31 di marzo vi consacrasse la cattedrale; altra consacrazione si attribuisce al vescovo Gen-
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tile. Nel 1059 si portò in Osiino Niccolò II, per informarsi delle cose dei ribelli anconitani, o per impedire qualche colpo di mano da parte dei conquistatori normanni.
Gli Osimani aderirono all'antipapa Clemente III che, sostenuto dalle armi di Enrico IV, fecesi riconoscere in molte terre della Chiesa. Federico I, imperatore, venne in Italia quando la Marca era retta dal marchese svevo Guarnero. Nel 1172 l'imperatore fece di nuovo assediare Ancona da Cristiano, vescovo di Magonza, e tra i popoli che corsero ad aiutarlo vi furono gli Osimani, seguaci di Federico L II Mar-torelli nega che Osimo seguisse le parti dell'imperatore.
Guerreggiando gli Osimani con quei di Recanati, Innocenzo III li pacificò a mezzo del cardinale Giovanili, Legato della Marca, con reciproca restituzione di uomini e di denari presi. Ma continuando controversie e discordie tra popoli marchigiani, Innocenzo III, nel 1199, chiamò ciascuno dei loro ambasciatori ad un parlamento in Roma, ed intese le loro ragioni, li pose in concordia, notificandone i risultati al vescovo, al clero e al Podestà di Osimo.
Verso questo tempo, si pone la distruzione dei vicini castelli di Monte Cervo e Castelbaldo, fatta dagli Osimani e devastate e incendiate da Marcualdo altre terre marchigiane, gli abitanti vennero a ricoverarsi in Osimo, come in sito sicuro e ben munito e tra questi furono gli abitanti di Monte Filottrano, di Tornazzano, e di altri castelli.
Alla morte dell'imperatore, Innocenzo, anzi che riconoscere il fratello Filippo, coronò imperatore Ottone IV; sorsero allora nelle Marche fazioni le quali seguivano ambedue. Cingoli aderì a Filippo, Osimo riconobbe Ottone IV, laonde sorsero nuove e più tremende discordie tra i due Comuni, ed i Cingolani furono costretti a darsi, col loro podestà, ad Osimo, nel 1204, nonostante ti famoso trattato di pace conchiuso a Polverigi tra le città e terre della Marca, essendo podestà di Osiino Gottibaldo, marchese della Marca di Ancona. Nel 1212 gli uomini del castello di Canierano giudicarono conveniente di porsi sotto la difesa e protezione di Osimo. Con approvazione di Innocenzo III, Ottone IV investì della Marca Aldobrandino d'Este, il quale confermò ad Osimo la sua giurisdizione su tutto il contado e distretto, specialmente su Monte-fano, Montezaro, Cosacelo, Montefilott.rano, Cerqua, Castel d'Ubaldo, Monte Cerno e Poggiolo, con piena ragione di domi aio in perpetuo. Quindi il Marchese prese m prestito da Osimo §000 libbre di moneta di Ravenna. Successo ad Aldobrandino il fratello Azzolino, questi confermò agli Osimani, nel 1219, tutte le loro ragioni e diritti.
Raimberto, podestà di Cingoli, ed i fratelli suoi, si fecero cittadini di Osimo, indi dimenticando i giuramenti fatti, collegaronsi ai suoi nemici anconitani e recanatesi, mentre erano con essi in guerra; però d'ordine di un generale parlamento, tenuto nella pubblica piazza, furono banditi e confiscati i loro beni Invece Appigliano, da antico tempo soggetto ad Osimo, promise di non eleggere rettore che del proprio luogo, ovvero osimano, e di consenso del consiglio generale. Coronato imperatore Federico II, Osimo, a prevenire il suo furore, si arrese con vantaggiosi patti, salva la giurisdizione del contado e il dominio su Cingoli e ville. Del contegno degli Osimani fu indignato Gregorio IX, che differendone il castigo nel 1240, trasferì la sede vescovile a Accanati. Inasprite le fazioni dei Guelfi e dei < liibellini, Innocenzo IV spedì nella Marca Marcellino, vescovo di Arezzo e capitano generale, che si avvicinò colle milizie ad Osimo, per tòrla agli imperiali che, comandati da Roberto di Castiglione, vicario imperiale, lo sbaragliarono sotto Osimo, o presso Civitanuova, gli presero il