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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Parte Terza — Italia Centrale
città. 11 Martorelli, storico osimano. pretende che la grandezza di Ostino derivasse specialmente dalla comunicazione che in antico la città aveva col mare, per mezzo di un canale navigabile.
11 Compagnoni congettura che Osimo, del pari che Ancona e Umana, fosse fondata dai Siculi-Greci. Se ne sarebbero quindi impadroniti i Sabini-Piceni. Vuoisi che Osimo si governasse con proprie leggi innanzi l'ingrandimento della repubblica romana e tale libertà divenne più stabile in seguito all'alleanza coi Romani, nell'anno 454 di Roma. Decaduta poi dalla condizione di confederata del popolo romano, per la guerra mossa al Piceno che fu ridotto in pieno servaggio dal console Sempronio, pare che Osimo divenisse prefettura.
Nel 597 di Roma accolse dei cittadini romani quali coloni (Vellejo Patercolo, i, 15) o forse poco tempo prima, giacche è noto che nel 579, essendo console Spurio Postnuiio Albino e Q. Muzio Scevola, i censori ebbero impegno di cingere Osimo di mura, e di costruire certi editizi nel foro osimano.
Dalle iscrizioni sappiamo che fu anche municipio. Tra i magistrati, le stesse lapidi immillano i pretori, gli edili, i questori ed una epigrafe fa altresì ricordo di un caratar lieipnbììcar. La tribù cui Auximum fu ascritta è la Velina, come gli stessi titoli ne fanno fede (cfr. Corpus Inscriptioniun latmaruiii, rx, pagg. 559-571).
Allorché Pompeo Magno, nel 670 di Roma, volle far leva di truppe contro Gneo Carbone, recossi ad Osimo e cacciati i due fratelli Ventidii, principali cittadini e partigiani di Carbone, in mezzo al foro innalzò tribunale ed assunse la pretura ed il t itolo di comandante dell'esercito che in gran numero andò raccogliendo in tutto il Piceno. Scoppiata la guerra civile tra Cesare e Pompeo, questi spiedi in Osimo Azio Varo, con buon numero di militi per presidiare la città, come chiave del Piceno e mantenerla fedele a se. Ma gli Osimani. saputo del passaggio del Rubicone e dell'arrivo di Cosan colla decimatela legione, si presentarono a Varo e lo persuasero a ripartire dalla città, intendendo fare resistenza, non potendo a meno di aprire le porte a Cesare, tanto benemerito della Repubblica. Varo sì partì e giunta in Osimo parte delle milizie di Cesare, queste con gli Osimani furono improvvisamente addosso ;i Varca i cui nomini furono sconfitti, uccisi e parte fatti prigioni.
Din ante l'età imperiale Osimo crebbe a tal punto di potenza e di splendore che nel V secolo, la città stessa fu designata da Procopio quale metropoli di tutto il Piceno {lidi, Colh., n, -2:{) e fu l'oggetto principale, la mira dei Goti e di Belisario.
Caduto l'impero di occidente e giunto in Italia Belisario, i Goti si ritirarono in O.siino, come in luogo sicuro e inespugnabile, ponendovi > ìtigrc^ il grosso delle sue milizie: tenendo per certo che il vincitore non lo avrebbe assediato in Ravenna, avanti di recare Osimo in suo potere. Osimo fece grande resistenza e Belisario la prese pili con stratagemma che con la forza, avvelenando t acqua della fonte principale, che credevasi costruita sino dal tempo di Pompeo Magno.
Verso il 575 anche Osimo soggiacque ai Longobardi. Ritornata sotto il dominio dei Greci, vi rimase per più di un secolo, quando i popoli desiderando porsi sotto la protezione di Gregorio 11, si ritirarono ila Leone risanin o; di che profittando re Luìt-prando, occupò hi Pentapoli ed Osimo. circa l'anno 728. Minacciando poi i Longobardi di estendere la dominazione sul territorio della Chiesa e nella IVntapoli, papa Stefano III ricorse a Pipino, re dei Franchi, il quale costrinse Aistolfo a restituire le terre occupate ed ampliò il principato della Chiesa con la Pentapoli del Piceno e con Osimo che però i Longobardi ritennero. Adriano 1, travagliato da Desiderio, ricorse a Carlo Magno che giunto in Italia, poso fine, in breve tempo, al regno longobardo, confermò le donazioni fatte alla Chiesa, e cosi Osimo passò sotto il dominio della Santa Sede, essendo governata da mi Duca. Quindi gli Osiniani insieme a quelli sii l'ermo, di Ancona ed agli abitanti del castello di Santa Felicita, spedirono solenne